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ISABELLA  “Cover Girl”
SCIENZA E VITA : n. 209 di Giugno 1966 – Copertina

ISABELLA Coiver Girl

Interviste alle ventenni
COSI’ : n. 27 del 7 luglio 1963 – pagg 40 e 41

Isabella Benadduci ha vent'anni, vive a Roma, non è sposata, lavora come impiegata nella redazione di un giornale. E’ una ragazza intelligente, riflessiva, sensibile.   “La grande ricchezza - dice - non mi pare desiderabile perché falsa ogni aspetto della vita. Ma il benessere, almeno un certo benessere, è indispensabile”
Isabella Benadduci ha vent’anni, vive a Roma, non è sposata, lavora come impiegata nella redazione di un giornale. E’ una ragazza intelligente, riflessiva, sensibile. “La grande ricchezza – dice – non mi pare desiderabile perché falsa ogni aspetto della vita. Ma il benessere, almeno un certo benessere, è indispensabile”

IL RICCO PERDE LA MISURA DI SE’ STESSO
No, la ricchezza non è una cosa importante.
Il benessere, sì, è indispensabile; ma la grande ricchezza, la ricchezza favolosa non solo non è necessaria, ma neppure desiderabile.
Io non desidero affatto essere molto ricca.
Per due ragioni.
La prima, la più importante e fondamentale per me, è il timore che la mia vita spirituale e religiosa potrebbe risentirne In modo negativo. Vedo che quasi tutte le persone molto ricche trascurano la religione, non la praticano, non osservano i comandamenti, quindi penso che la ricchezza porti ad allontanarsi da Dio, a vivere in modo arido e superficiale, a dimenticare la vita spirituale.
La seconda ragione è che la ricchezza ci porta a smarrire la coscienza di noi stessi, a non saper più chi siamo; falsa assolutamente ogni aspetto della vita e ogni rapporto con gli altri. Il ricco non sa mai come gli altri lo giudicano, perché si comportano in un certo modo con lui. Non sa se una donna è veramente innamorata di lui. o solo del suo danaro, del suo prestigio e del suo potere. Non sa se un amico lo rispetta perché è degno di rispetto, o solo perché vuole adularlo. Non sa se neppure le persone più care. i parenti, i figli addirittura lo circondano di affetto perché davvero gli vogliono bene, oppure solo perché sperano qualcosa da lui. Non sa se la gente che lavora con lui lo stima sinceramente oppure no, se la simpatia che ispira è o no disinteressata.Insomma finisce per non sapere più se è stupido o intelligente se è simpatico o odioso, se à stimabile o disprezzabile, se è amato o detestato.Perde completamente la misura di se stesso, diventa diffidente, sospettoso, chiuso, sempre in allarme. cinico e disincantato.
E’questa, secondo me, è  una condanna molto dolorosa per un uomo.

Interviste alle ventenni
ANNABELLA : n. 19 del 12 maggio 1963 – pag.28

Annabella n. 19 12.05.1963 pag.28

TESTO

AMO TROPPO IL DISEGNO
La
mia vita è troppo piatta e regolare.
Ma c’è un “ma”: ho una gran passione per il disegno.
A
quattordici anni avrei dovuto iscrivermi al Liceo Artistico ma, arrivato il momento, fummo travolti da una serie di sventure: la morte di papà con tutte le preoccupazioni finanziane che ne derivarono.
Così mi s
ono trovata sui banchi di una scuola per dattilografe: subito dopo ho trovato un impiego.
Il
mio programma è appunto questo: come conciliare l’orario d’ufficio con la prospettiva di affrontare una carriera artistica.
Mi accontenterei di fare la figurinista in un atelier, ma  anche così dovrei frequentare un corso di specializzazione.
E dove trovo il tempo?

Isabella Benadduci
, dattilografa, compie gli anni il 12 luglio.

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