… MA NON MOLLO !!!

… MA NON MOLLO !!!

il Lupo invoca la sua Luna!

Sono triste, son depresso,

sto cadendo nell’Abisso,

nell’Abisso del dolore che

ha fugato anche l’Amore

 Ed il tempo con noi piange,

 é nevicat0 in tutta Italia,

Roma, fra le più colpite,

ha le ossa intirizzite.

Alle quattro pomeridiane

eran freddi i radiatori

 e nessuno era informato

dell’0rario programmato.

Mentre i nostri caporioni,

ben al caldo nei lor “seggi”

calcolavano le “prebende”

derivanti dai propri “Aggi”.

in Roma. il 24 di marzo del 2018 alle ore 03,15 

Bandiera Nera ISIS sul Colosseo

Bandiera Nera ISIS sul Colosseo

“…Roma stiamo arrivando…”

Queste sono le parole che su twitter accompagnano l’ultima minaccia

dell’ISIS all’Italia, da parte del sedicente jihadista libico, Abu Irhim al-Libi,

dello Stato Islamico del Califfato in Libia.

 

COMMENTO dell’Autore:

Il Lupo, in questo momento di “FOLLIA” che sta attraversando il Mondo tutto, invoca la sua “LUNA” affinchè si faccia “portatrice” presso il”MONDO IPERURANIO ” che la ospita, del malessere” che sta investendo l”Umanità” tutta: solo la forza dell”AMORE UNIVERSALE” che governa tutto il “CREATO” potrà porre “FINE” a questa “FOLLIA”, illuminando le “menti” di tutte le “PARTI CONTRAPPOSTE”. 

Questo “LUPO” auspica che tutti i visitatori di questo”SITO” facciano Fronte Comune, formando un “branco” di Lupi combattenti che sostengano questa “battaglia” di vitale importanza per il futuro dell’Umanità.

 

BUON ANNO AMORE MIO (2018)

 BUON ANNO AMORE MIO (2018)

 

 

ALLA LUNA (lettera ad Isabella)

LETTERA DI NICOLO’ AD ISABELLA

ALLA LUNA

di Giacomo Leopardi (titolo originale “La Ricordanza” – 1819/20)

ALLA LUNA

ALLA LUNA

Lettera di Nicolò ad Isabella

.

Nel rileggere questi preziosi versi del Leopardi, studiati forse un po’ distrattamente al Liceo, Nicolò si riconosce nel “Lupo Solitario” (confronta con la  prima  terzina evidenziata in corsivo) in cui si è mutato dopo la prematura perdita di Isabella, la sua amata Sposa, per poterla rimirare ancora ed indirizzarLe il suo accorato canto notturno..

Da quel triste giorno una coppia, già felice nel “Mondo dei mortali”,  si è trasformata in un “binomio virtuale” che, comunque, continua a vivere di un “AMORE” senza tempo, che li accompagnerà fino a quando, finalmente, si ricongiungeranno per l’Eternità nel “MONDO ULTRATERRENO”, dove regna imperituro l”AMORE UNIVERSALE”.

Il “rapporto” (in tempi diversi) di questa “coppia” si esalta nell’aspettativa del “futuro”, quando si ricostituirà, nel “MONDO IPERURANIO o delle IDEE”, quella “UNITÀ” creatasi nel “Mondo ambiguo” della nostra “realtà”, sotto la spinta potente della “SPEME”, concetto dominante in tutta la “poetica leopardiana”, con cui il poeta combatte e ridimensiona il suo “pessimismo”, causato da una vita segnata principalmente da “carenze fisiche ed ambientali

Negli ultimi versi (evidenziati in “corsivo”) il Leopardi introduce il concetto di “SPEME” che successivamente esprimerà compiutamente nella sua più famosa lirica “A SILVIA”.

Roma, mercoledì 1° di febbraio del 2018 alle ore 04,15

 

ANCORA UN COMPLEANNO

ANCORA UN COMPLEANNO

ANCORA UN COMPLEANNO

a Isabella da Nicolò

Quanto è lunga questa attesa

per poter tornare insieme,

ogni giorno sempre più pesa,

più non basta la mia Speme. (1)

 Avrà fine questo tempo?

Solo questo sto aspettando,

spero che passi in un lampo.

Avrò pazienza … fino a quando?

Dovrò vivere ancor lontano,

pur con le anime congiunte;

la mia Luna è ciò che bramo …

la notte la prego a mani giunte!

So che debbo ancora pazientare,

che tu mi accompagni notte e giorno,

ma io non riesco più ad aspettare,

son disperato  e mi guardo attorno.

Perdona lo sfogo (ancor) ho natura umana,

ti raggiungerò(presto) e torneremo insieme.

Tornerà a suonare la nostra campana

a segnalare il trionfo della nostra Speme.

in Roma, il 10 di giugno del 2017 alle ore 05,00

(1): Speme

 Speranza (da “A Silvia” di G. Leopardi)

 Ahi come, come passata sei,

cara compagna dell’età mia nova,

mia lacrimata Speme

COMMENTO: Nicolò, nel giorno del suo 78° Compleanno, ancora non si dà pace per la perdita della sua amata Sposa e,  richiamandosi alla lirica “A SILVIA”,  invoca la “Speme“ (Speranza) per un futuro ricongiungimento  nel “Mondo Ultraterreno” che lui chiana “Iperuranio”.

(Le parole in corsivo  degli ultimi versi sono state aggiunte successivamente)

 

.

A SILVIA

(di Giacomo Leopardi)

.

Silvia, rimembri ancora quel tempo
della tua vita mortale, quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu
lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi?

Sonavan le quiete stanze e le vie dintorno

al tuo perpetuo canto allor che,

all’opre femminili intenta, sedevi assai contenta

di quel vago avvenir che in mente avevi.

 Era il maggio odoroso:

e tu solevi così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri talor lasciando

e le sudate carte, ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce  che percorrea la faticosa tela.

Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi, che speranze, che cori,

o Silvia mia,

 quale allor ci apparia la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,

un affetto mi preme acerbo e sconsolato.

O natura, o natura,
perchè non rendi poi
quel che prometti allor?

Perché di tanto inganni i figli tuoi?

Tu, pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella, e non vedevi
il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core
la dolce lode, or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi.

Nè teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore.
Anche peria fra poco la speranza mia dolce;

agli anni miei anche negaro i fati  la giovanezza.

Ahi come, come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova.

Mia lacrimata speme! Questo è quel mondo?

Questi i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero tu, misera, cadesti:

e con la mano la fredda morte

ed una tomba ignuda mostravi di lontano.

.

ANALISI:

“A Silvia” (Speme e Natura) è l’inizio di una nuova stagione poetica, tra il ’28 e il ’30.

Questo canto, composto a Pisa nel 1828, è dedicato a una fanciulla che il poeta realmente conobbe, Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818.

Questo nella realtà biografica ma nella fantasia leopardiana Silvia è soprattutto il simbolo della “Speme”  (propria della giovinezza), fatta di attese, illusioni e anche delusioni: il “domani”.

Non è una commemorazione funebre, e non è neppure una canzone per Silvia, in onore di lei: in realtà è una confessione del poeta costruita come un colloquio con Silvia.

Tutto il canto trae spunto dalle esperienze parallele:

  • la giovinezza di Silvia, “la Speme”

  • la sua precoce morte che rivela al poeta il naufragio delle sue illusioni.

L’immagine della donna, così si spegne insieme al mito della speranza (speme), cancellato dalla “Natura Matrigna” :

                        O natura,  o natura,

                        perché non rendi poi

                      quel che prometti allor ?

                      Perché di tanto inganni i figli tuoi ? 

Silvia è rappresentata nel fiorire della sua giovinezza con la primavera e nel momento della sua morte con inverno.

Il rapporto con la vita della fanciulla si riassume metaforicamente nella stagione della giovinezza (tempo di speranze e di gioie) e nella stagione della morte (il triste e drammatico destino dell’uomo).

C’é un confronto ben preciso: da un lato le speranze e i sogni passati del poeta e di Silvia, dall’altro la conclusione, con le speranze stroncate e la morte sopraggiunta.

In questa lirica la “Natura” manifesta un duplice aspetto, ora ispirando serenità e dolcezza, ora vista come causa principale dell’infelicità umana; matrigna crudele e indifferente che mette al mondo i suoi figli senza che questi lo vogliano, inseriti in un crudele meccanismo di vita e di morte.

(A parere dello scrivente, erroneamente inteso come il “pessimismo” del  Leopardi).

PENSIERI E PAROLE – 11.11.2017

11 novembre 2017

PENSIERI E PAROLE  (pag. 1

PENSIERI E PAROLE (pag. 1)

 

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BUON NATALE AMORE MIO

BUON NATALE AMORE MIO

a Isabella da Nicolò

Grazie Isabella per questo Natale

che tu mi hai lasciato come eredità,

ora comprendo tutti i tuoi messaggi

che frequenti giungono dall’Aldilà’.

La cura per diffondere la tua Arte

credevo fosse ragion della mia vita.

invece ora credo sia un tuo disegno

acché l’amor per l’Arte io condivida.

Tu esprimevi l’estro con la tua pittura,

io potevo contar solo sulla mia fantasia:

così, utilizzando il dono della scrittura,

mi son rifugiato nel mondo della poesia.

Così, finalmente, i nostri  mondi creativi

hanno trovato il loro punto di contatto

e solamente dopo la tua triste dipartita

la nostra intesa si concretizzò“di fatto”.

Ancora Grazie, pur se il Fato ci divise,

ora ti amo ancor più coscientemente,

ci ritroveremo nel Mondo Iperuranio,

dove regna solo la forza della Mente.

in Roma, natale 2017

 

COMMENTO: dell’Autore

Finalmente Nicolò sta riuscendo a raggiungere “non la Rassegnazione”, ma almeno “l’accettazione” del suo triste destino che lo ha privato, anzitempo, della compagnia terrena della sua amatissimo Sposa.

Pertanto, in occasione di quest’ultimo “NATALE”, raccoglie le sue idee ed invia questa sua lirica alla indimenticata ed indimenticabile Isabella.

Nella circostanza si esime dal corredarla di immagini  e/o brani musicali, ritenendo che i concetti espressi siano più che sufficienti a descrivere il suo stato d’animo.

A Natale, te lo dico con il cuore,

ciò che più conta : è l’Amore !

 

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