NON SO PIU’ PARLAR D’AMORE

Non so più parlar d’Amore

Non so più parlar d’Amore

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NON SO PIÙ PARLAR D’AMORE

 

Io non so parlar d’amore 

NON SO PIÙ PARLAR D’AMORE,

l’emozione non ha voce 

LA TRISTEZZA ORA HA PIÙ VOCE

e mi manca un po’ il respiro 

E MI MANCA ANCHE IL RESPIRO …

se ci sei c’è troppa luce …

SENZA DI TE NON C’È PIÙ LUCE

 

(citazione: da Mogol     –     LETTURA DI NICOLÒ)

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COMMENTO: dell’Autore

E’ notte ed in cielo splende la luna piena, la sua LUNA, che puntualmente, ogni mese, si affaccia per dargli la “Buona notte”, esortandolo ad aver pazienza perché, pur se  fisicamente lontana, gli è e gli sarà sempre accanto, in attesa che finalmente, un giorno, si riuniranno in un “Mondo Ultraterreno”, dove il loro Amore supererà i limiti del Tempo e dello Spazio per accedere in quel Mondo dove regna incontrastato l’AMORE UNIVERSALE”.

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-images-universal-love-symbol-more-tolerance-regarding-sexual-orientiation-same-sex-marriage-image36847489

Simbolo dell’Amore Universale

Ma  LUPO/Nicolò è impaziente, si ribella alla dura prova che il Fato gli ha riservato e trova conforto solo nella speranza che il ricongiungimento con la sua Sposa, ovunque Essa sia, si compia al più presto. 

Alcuni giorni or sono gli è capitato di ascoltare una commovente canzone di Mogol https://youtu.be/R2ULEJtq86I

“NON SO PIÙ PARLAR D’AMORE”

(interpretata da Celentano) e la sua mente si è soffermata sulla prima strofa con cui ha aperto questa sua composizione, prendendosi la “licenza” di adattarne i versi ai suoi sentimenti.

La dipartita della sua amata Sposa ha provocato in Nicolò uno profondo stato depressivo, illustrato metaforicamente nella sua lirica “I QUATTRO CAVALIERI”, meglio noti come “I Cavalieri dell’Apocalisse, pubblicata il 19/03/2012 sul sito

www.isabelarte.it

nella pagina “poesia esistenziale”.

Questo Autore, a distanza di otto anni, è ancora vittima del loro severo attacco che, periodicamente, continua a ripetersi.

firma-nicolo-jpg-40

 

COLLAGE D’AMORE

a tutti i Visitatori

!!! WELCOME !!!0

il Maestro

Isabella Benadduci

Vi invita a visitare

ATELIER GALLERY

https://youtu.be/as7gQjU0Y90

(cliccare 2 volte sull’icona)

BUONA VISIONE

 

AMORE MI MANCHI

a Isabella da Nicolò

Io scrivo …
di Te … di Me … di Noi …
perché Io Ti cerco …
perché Tu mi vuoi …
! OVUNQUE TU SEI … MI MANCHI !
Il mio Amore per Te
oggi per Me è Universale …
domani ci ritroveremo…
avrà fine il mio male !
Oggi il mio cuore
è chiuso nel gelo…
ma ci riuniremo.
! Credo ancora nel Cielo !

... NEL MIO CUORE.

Sanremo Arte Gallery 28 giugno 2014

Sanremo, 28 giugno 2014

Teatro "ARISTON" Cerimonia Premiazione

Teatro “ARISTON” Cerimonia Premiazione

Commenti dell'Autore

Commenti dell’Autore

Lettera per tutti gli Angeli

Lettera per tutti gli An

NUOVO CINEMA PARADISO

NUOVO CINEMA PARADISO

alla LUNA da Piccolo Falco

Nuovo Cinema Paradiso

Nuovo Cinema Paradiso

CINEMA PARADISO  (tema dal film omonimo)

https://youtu.be/ZRHyXUrsOgY

Composizione: Ennio Morricone e Alessio de Sensi

 interprete: Josh Groban

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TESTO

Se tu fossi nei miei occhi per un giorno

vedresti la bellezza che piena d’allegria

io trovo dentro gli occhi tuoi,

ignaro se magia o realtà.

 

Se tu fossi nel mio cuore per un giorno

potreste avere un’idea di ciò che sento io

quando m’abbracci forte a te …

e, petto a petto, noi respiriamo insieme.

 

Protagonista del tuo Amore,

non so se sia magia o realtà.

 

Se tu fossi nella mia anima

un giorno sapresti cosa sento in me …

Che m’innamorai da quell’istante insieme a te

E ciò che provo è solamente

AMORE

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la LUNA ed il suo LUPO (incanutito)

la LUNA ed il suo LUPO (incanutito)

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COMMENTO DI NICOLO’:

Una cara amica, Elisa, poche ore fa ha inserito su FaceBoock questa immagine, corredata da una “lettera aperta”ed accompagnata da una struggente tema musicale di Ennio Morricone, tratto dal film “NUOVO CINEMA PARADISO” per la regia di Giuseppe Tornatore, completato poi da un testo di Alessio de Sensi.

Il risultato finale è un’accorata esaltazione dell”AMOR SACRO E AMOR PROFANO”,  che tocca profondamente il cuore di chi vi si accosta ed, in particolare, di chi scrive che ancora soffre sconsolato per la perdita della sua amatissima Sposa … la sua “LUNA”.

in Roma, lunedì 8 febbraio del 2016 alle ore 21,00 

Matrimonio di ISABELLA

IL MATRIMONIO DI ISABELLA E NICOLO’

15 agosto 1970 – Basilica di SANTA CECILIA (Cripta)

ROMA – Trastevere

1970_ROMA Matrimonio NIK-ISA

Ciao Amor mio,

come ti ho anticipato, ho donato la nostra barca “AZZURRA” alla “REPUBBLICA DEI RAGAZZI” di Civitavecchia, affinché la possano utilizzare per fini “addestrativi” e “ricreativi”.

La struttura affaccia sul mare ed ha un bel “porticciolo” finora tristemente vuoto; d’ora in poi ci sarà la nostra “AZZURRA” che, così,  tornerà a navigare con quei ragazzi meno fortunati  e sarà come se a bordo ci fossimo ancora noi, come nei bei tempi felici.

So che ne sarai contenta anche tu, anzi credo che questa decisione sia stata un tuo “suggerimento”.

A presto AMOR MIO, la nostra “UNIONE” ha vinto anche la “MORTE” !!!!

Il tuo, sempre più “innamorato” Nicolò.

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A TUTTI I VISITATORI

Riordinando il mio archivio, ho ritrovato i “file” contenenti i “CANTI” che hanno accompagnato il nostro matrimonio.
Sono tre brani contenuti nell’Albo “La Messa dei giovani”, più noto come “MESSA BEAT”, eseguita per la prima volta il 27 aprile del 1966  nell’Aula Borrominiana dell’Oratorio di San Filippo Neri, eseguita dal Complesso “The Bumpers” (è lo stesso anno in cui Isabella e Nicolò s’incontrarono sotto il cielo di Anzio (RM).

Per esaudire numerose  richiesta  inserisco il testo dei 3 Canti con l “URL”  per aprire il relativo “video” :

 A TE CANTO, VORREI GRIDARE AL MONDO, I CIELI PARLANO, a cui aggiungo la “Storia della Messa Beat”.

Scusatemi, ma sono assediato dai “ricordi” e (continuamente) trovo occasioni perché io li riviva).

A tutti un abbraccio affettuoso da NIKISA.

BRANI  ESEGUITI  DAL  “CLAN ALLELUJA”

hanno accompagnato il matrimonio di Isabella e Nicolò nella basilica di S. Cecilia in Roma-Trastevere – 15/08/1970

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https://youtu.be/kwo4nSDxkzk

A TE CANTO

A Te canto Alleluja,

a Te dono i miei giorni,

a Te grido mio Signore,

a Te offro ogni dolore.

Alleluja!

Alleluja! Allelujà!

A Te dico io ti amo,

a Te dedico la vita,

a Te chiedo dammi pace,

a Te urlo la mia Fede.

Alleluja!

Alleluja! Allelujà!

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https://youtu.be/dMFaUpzY4Ws

VORREI GRIDARE AL MONDO

Vorrei gridare al mondo che cosa sei per me.

Vorrei gridare al mondo che cosa fai per me.

Così molti capirebbero perché sono felice

e non si stupirebbero se  … non ho mai paura.

Vorrei gridare al mondo che cosa sei per me.

Vorrei gridare al mondo che cosa fai per me.

Così molti capirebbero perché sono felice

e non si stupirebbero se  … non ho mai paura.

Vorrei gridare al mondo che cosa sei per me.

Vorrei gridare al mondo che cosa fai per me

che cosa fai per me … che cosa fai per meeeeee.

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https://youtu.be/uOAbk_f7rG8

I CIELI PARLANO

I cieli parlano del mio Signore,

le stelle cantano canzoni nuove.

Gloria  Gloria  Gloria  Signore

Gloria  Gloria  Gloria  Signore.

Il sole splende alto nel cielo

e mi riscalda col suo calore.

Gloria  Gloria  Gloria  Signore

Gloria  Gloria  Gloria  Signore.

Tutto è perfetto nel mio Signore,

ogni Sua legge parla d’amore.

Gloria  Gloria  Gloria  Signore

Gloria  Gloria  Gloria  Signore.

Ogni Suo gesto mi dà coraggio

e mi fa fare cose grandiose.

Gloria  Gloria  Gloria  Signore

Gloria  Gloria  Gloria  Signore

Gloria  Gloria  Gloria  Signore

Gloria  Gloria  Gloria  Signore.

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MESSA BEAT

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

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Viene denominato Messa beat un particolare filone della musica beat sviluppatosi in Italia a partire dalla metà degli anni ’60, caratterizzato dall’associare a testi con tematiche cristiane o, più in generale, religiose, questo stile musicale, allora molto diffuso ed amato, soprattutto nel mondo giovanile.

Il complesso The Bumpers durante l’esecuzione della prima messa beat nel 1966

Più in generale (sebbene in maniera impropria), il gergo in uso fra i collezionisti di vinile tende a denominare “messa beat” tutte le varie correnti di musica religiosa “leggera” (con sonorità pop, rock, jazz, spirituals, etno ecc.), sviluppatesi negli anni successivi, a fianco del canto gregorianoe della musica sacra più tradizionale. Si tratta della corrente del Rinnovamento, tuttora molto vivace e con svariate decine di autori e compositori coinvolti, ma con sound radicalmente evolutosi e con ogni evidenza assai diverso dall’originaria “messa beat”.

 https://youtu.be/6-DMZBq57wI  (Video “La Messa Beat)

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 La Nascita della Messa Beat

La “messa beat” trae ispirazione dalle innovazioni impresse alla Chiesa cattolica dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Con la successiva Riforma liturgica, si è teso in particolare ad ottenere un maggior coinvolgimento del popolo nelle celebrazioni. Viene così introdotto un nuovo rito della messa, con varie modifiche, compreso l’uso della lingua nazionale (generalmente invalso) accanto al latino e il sacerdote rivolto verso l’assemblea e non più verso l’altare[1].

Verso la metà degli anni ’60, il maestro Marcello Giombini, autore di colonne sonore di western all’italiana, ebbe così l’idea di scrivere, in collaborazione con il paroliere Giuseppe Scoponi, canzoni a sfondo religioso, con sonorità beat, volte soprattutto a fare presa sui giovani. Nel 1965 appare sul mercato discografico il 45 giri Non uccidere, interpretato dal complesso sardo I Barrittas.

Sempre nel 1965, il complesso Gli Amici pubblica, su etichetta Edizioni Paoline, l’EP Chinati ai tuoi piedi/Osanna nell’alto dei cieli/Ave Maria no morro che, al momento, pare essere l’antesignano della nuova corrente in ambito liturgico.

È utile osservare che sul numero di maggio 1965 della rivista Rocca, il padre gesuita Pedro Arrupe scriveva: “”Nei giovani c’è molto dinamismo e soprattutto molta sincerità. Ci appaiono talvolta ostili alla religione ma sono soltanto insofferenti dei formalismi e delle esteriorizzazioni della fede””. Questa considerazione comparirà l’anno successivo come slogan in copertina all’album discografico della messa beat.

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La Messa dei Giovani – 27 aprile 1966

Incoraggiato dai risultati, Giombini su proposta di Giuseppe Scoponi decide di comporre La Messa dei Giovani, divenuta la “messa beat” per antonomasia. Consulente religioso e sostenitore dell’iniziativa fu il padre Gabriele Sinaldi, undomenicano vicino al mondo della cultura (noto docente della Università Internazionale di Scienze dell’Opinione Pubblica “Pro Deo”), collega e consigliere spirituale di Giuseppe Scoponi. La Messa dei Giovani fu eseguita per la prima volta presso l’Aula Borrominiana dell’Oratorio di San Filippo Neri alla Vallicella, il 27 aprile del 1966, alla presenza di un foltissimo pubblico (2000 persone non riuscirono ad entrare e fu necessario allestire degli altoparlanti per l’esterno[2]) e dei mass media, compresa una troupe televisiva della RAI.

Per l’occasione vengono reclutati, oltre ai ricordati I Barrittas, i complessi Angel and the Brains e The Bumpers.

Ai testi collaborarono ben tre autori: Giuseppe Scoponi, il prof. Tommaso Federici e padre Carlo Gasbarri. Scoponi introdusse alcune modifiche anche alle formule sancite dall’ordinarium missae, lasciandone comunque inalterato il significato. I brani erano volti a sottolineare i momenti della celebrazione liturgica secondo lo schema tradizionale:

IntroitoPenso pensieri di pace (autore testo: Carlo Gasbarri) – interpretato da Angel and the Brains

GloriaGloria al Signore (testo dall’ordinarium missae con modifiche di Giuseppe Scoponi) – I Barrittas

GradualeCon voci di gioia (testo: Tommaso Federici) – Angel and the Brains

CredoIo credo (testo dall’ordinarium missae con modifiche di Giuseppe Scoponi) – The Bumpers

OffertorioA te offro mio Dio (testo: Tommaso Federici) – Angel and the Brains

SanctusSanto (testo dall’ordinarium missae con modifiche di Giuseppe Scoponi) – The Bumpers

Pater nosterTu che sei nei cieli (testo dall’ordinarium missae con modifiche di Carlo Gasbarri) – I Barrittas

Agnus DeiAgnello di Dio (testo dall’ordinarium missae con modifiche di Giuseppe Scoponi) – I Barrittas

CommunioRendete grazie a Dio (testo: Giuseppe Scoponi) – The Bumpers.

Per quanto il sound beat venga presto superato sia nella musica liturgica sia nel panorama della musica profana, La Messa dei Giovani non si rivelò una semplice ed effimera moda, ma rappresentò una svolta, destinata a contrassegnare profondamente la musica liturgica che, da quel momento, non fu mai più la stessa. Le sonorità destinate ad accompagnare il canto dell’assemblea subirono profondi sconvolgimenti, mal tollerate dai tradizionalisti, inesorabilmente legati alla musica gregoriana, ritenuto genus unicum, e alle forme canore ad essa intimamente fedeli.

L’evento incusse infatti una forte spinta verso una profonda evoluzione del canto liturgico, favorita dal clima innovativo postconciliare. In quegli anni, le celebrazioni eucaristiche proponevano frequentemente questa nuova forma musicale.

La grande attenzione suscitata e il successo ottenuto fecero ipotizzare la rappresentazione de La Messa dei Giovani all’estero, essendo giunte prenotazioni anche dalla Royal Albert Hall di Londra, da Broadway, dall’Olympia di Parigi e dal Giappone [5] Nel settembre 1966, la tournée venne però annullata all’ultimo momento per motivi non chiari.

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Edizioni discografiche de “La Messa dei Giovani”

La Messa dei Giovani è stata più volte incisa su disco e CD. È del 1966 la prima incisione su LP in vinile (etichetta Ariel), nell’originaria interpretazione de I BarrittasAngel and the Brains e The Bumpers. L’album diventa presto un cult per i collezionisti. Qualche tempo dopo viene ristampato su etichetta Roman Record Company.

I Barritas realizzano in seguito un proprio LP, con l’originario titolo di La Messa dei Giovani, ove si esibiscono da soli.

Gli stessi Barritas (con il nome di circostanza The Berets), incidono contemporaneamente la messa in inglese, sull’LP dal titolo The Mass for peace, pubblicato negli Stati Uniti dalla Avant Garde, con produzione Clay Pitts.

Nel 1970 I Barritas ristampano il medesimo disco con il titolo Messa Folk.

La Messa dei Giovani, nell’interpretazione dei soli Barritas, è stata successivamente ristampata altre volte, da ultimo in un CD del 2005.

Nel 2008 il gruppo rock Gli Illuminati ha riproposto nel suo album Prendi la chitarra e prega, numerosi brani di messa beat, fra cui il Gloria e il Communio (Rendete grazie a Dio), tratti dalla Messa dei Giovani. Di nuovo nel 2013, lo stesso gruppo propone un altro LP, sempre a sfondo rievocativo, dal titolo “Lumen Gentium”, con brani quasi tutti del maestro Giombini, a sottolineare un qual certo interesse tuttora vivo per la musica religiosa innovativa degli anni ’60.

DUE SERATE SPECIALI

lettera aperta agli Amici

DUE SERATE SPECIALI

Carissimi Amici,

tempo fa un’amica mi ha segnalato il “RISTOTRAM” di Roma: è un servizio organizzato dal Comune che, su vecchie vetture tranviarie restaurate, accompagna i visitatori a conoscere la città, offrendo loro la cena e l’intrattenimento musicale durante il tragitto; me lo avete proposto per venerdì 29/05 u.s., e così approfittando della visita di una  amica di Firenze, l’ho invitata.

Rientrato a casa, ho raccontato alla mia Luna la serata, commentandola su questo sito nella mia lirica:

“C’È UN CUORE CHE BATTE”

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NIKISA ha detto: 03 giugno , 2015 at 16:28   edit

il 30 maggio – h.00,30 Nicolò ha scritto:

Ciao mia Luna,

questa sera ho accompagnato Elsa, un’amica di Firenze, a fare il giro di Roma sul “RISTOTRAM”; è un servizio organizzato dal Comune di Roma che, su vecchie vetture tranviarie restaurate, accompagna i visitatori a visitare la città, offrendo la cena e l’intrattenimento musicale durante il tragitto.
Per me è stato un tuffo nel passato e, guardando fuori del finestrino, rivedevo noi due a passeggio, mano nella mano, alla scoperta della nostra città.

Nel rientrare a casa l’autoradio ha improvvisamente trasmesso una canzone (poco nota) di Antonello Venditti, canzone che ti avevo dedicato in occasione dello scorso Natale nella presente lirica “C’È IN CUORE CHE BATTE”: Venditti canta la sua Roma, identificandola (inconsciamente ?) con la donna amata.
Sono stato assalito da un senso di triste “melanconia”.

Il sempre tuo Lupo Solitario.

 

Ciò ha generato una serie di altri “COMMENTI” che, a seguire, inserisco.

Nel corso della serata abbiamo analizzato il concetto di “IGNAVIA“: inserisco anche le conclusioni a cui sono arrivato.

COMMENTI alla lirica “C’È UN CUORE CHE BATTE”, (a seguire);

        (sono anche pubblicati su questo Sito nella stessa lirica,

         archivio ‘Poesie’ dicembre 2014),

IGNAVIA – Conclusioni (a seguire).

       Successivamente, sabato 09/06/ u.s, altri amici mi hanno invitato cena al

       ristorante la “MAIELLETTA” di Roma.

 

Vi allego il resoconto della “serata”

“LETTERA APERTA A LUCA”  (a seguire),

“UN AMORE GRANDE”  (lirica visibile su questo Sito, archivio Ottobre 2012)

“IL NOSTRO GRANDE AMORE”  (lirica visibile su questo Sito, archivio dicembre 2014).

 

A tutti un abbraccio, Nicolò.

Roma lì, 10 giugno 2015

Firma NIKISA

COMMENTI

alla lirica sul Sito

Responses to “C’È UN CUORE CHE BATTE …… (Natale 2014)”

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francesco italo maria claves ha detto:

01 gennaio , 2015 at 04:57   edit

Carissima Isabella,

in Italia la mezzanotte e’ gia’ passata ed io non sono mancato al fianco di mio fratello Nicolo’ con una fortunata telefonata alle 00.07 !!!

In questo momento la tua anima alata si starà aggirando per le stanze della casa romana al Villaggio Azzurro mentre Nichi sara’ indaffarato a “produrre” di tutto e di piu’ fino a quando domattina all’alba il sonno lo assalirà alle spalle e lui si arrenderà e chiuderà gli occhi, per poche ore , sognandoti. continua cosi’ a stargli vicino , lui ha capito e si e’ rassegnato a vivere questa fase del vostro amore eterno .

ci è voluta la tua pazienza perché Nichi capisse …

Come stai cugina?  il tuo strarompi ce la sta facendo alla grande qui in America dove tu, nel lontano 2001, avevi predetto che sarei finito.

D’altra parte io venivo da qui: mia nonna di Philadelphia, il mio padrino di Maracaibo, la mia madrina colombiana di sangue e nata a Caracas …

Era destino! era segnato … ed io ho facilitato il tutto procreando Alessandra Benedicta … l’ultima !!!  “bedda picciotta” come la chiama zio Nichi.

Ha vinto la “medalia de exelençia”,  la “medalla de oro” e “7 encomios al grado de quinta (4.87)”; un “treno” come papa’ Fran e “barricadera” como mamà Aliçia!

Tra Nichi e Dora da 7 anni tutto bene:  hanno imparato a conoscersi con tempo e saggezza , io ne sono felice.

Mancano due ore circa al Capodanno americano ed essendo l’ultimo e’ ovviamente il migliore …

ore 00.00 … benedizione di Dora Aliçia alle ragazze (tre figlie e nuora): io benediro’ solo mio genero perche’ Vanni e’ lontano e l’antenato non merita benedizioni ma solo un “paliatone” che i miei gli faranno dopo le “feste” a mo’ di “memento mori” !!! poi con Dora benediremo insieme i 4 nipotini.

Il mio progetto della “missione Evelina” va avanti:  ho trovato il “lote (terreno) y lo comprè por pocos pesos” !!!

!!! Isa !!! ……… mi mancano tanto la tua sagacia e le tue barzellette … ma soprattutto il tuo sorriso sornione , i tuoi cazziatoni …

Poi … non ti dico ……… “te quiero mucho” cugina.

Buon Anno e … continua a volare leggera sul tuo curiosone lupo solitario, mio amico fraterno (… ancora militare), mai domo e giammai arrendevole alle due “famiglie” nemiche che stanno affamando molti popoli tra cui quello italiano !!!

Non ricordo chi lo disse ma ti assicuro che continuo ad urlare “vincere … e vinceremo”,  per ogni alba che dio mi regala o vorrà regalarmi .

FELIZ AÑO NUEVO ANGEL…ISA !!!

TUO FRANCISCO MARIA DE HORN.

21.57 del 31 de diçiemre de 2014

EN CALI, VALLE DEL CAUCA (COLOMBIA), SUR-AMERICA.

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francesco italo maria claves ha detto:
01 gennaio , 2015 at 05:04   edit

P.S. ciao Nicolò ennesima emozione ci hai regalato con le tue rime e quindi ancora una volta grazie. Fran

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il 30/05/2015 – h. 03,51 Nicolò ha scritto al Elsa:

Ciao Elsa, sono rientrato a casa e voglio raccontarti come si è conclusa la giornata.

Nel tragitto di ritorno avevo la radio accesa quando, all’improvviso, è andata in onda una canzone (poco nota) di Antonello Venditti, “C’è un cuore che batte”; io l’avevo scoperta poco prima dello scorso Natale e l’avevo dedicata ad Isabella in una mia lirica con lo stesso titolo.

Voglio credere che Isa abbia voluto darmi la buona notte, contenta della giornata che avevo trascorso in una serena “melanconia”.

Forse questa è solo una bella “favola” che mi voglio raccontare, ma sono certo che mi donerà un sereno riposo.
Te la invio perché anche tu hai fatto parte di questa “favola”.

Penso  che leggerai questa mia a giorno fatto!

Buona giornata, Nicolò.

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02/06/2015 – h. 12,20 Elsa ha risposto a Nicolò:

…………….. Ti ringrazio ancora delle belle ore che mi hai concesso e sono contenta di aver fatto parte, anche se per poco, della tua “malinconica giornata”, ma mi rendo conto che nei tuoi pensieri/ricordi vissuti c’è la tutta la pienezza della tua vita.

Buona giornata, Elsa.

 .

il 04/06/2015 – h. 01,42 Nicolò ha scritto a Rosalba:

Cara Rosalba,

non so come ringraziarti per la “dritta”  che mi hai dato circa il “RISTOTRAM”; me ne sono avvalso subito  e così venerdì 29 u.s. , approfittando della visita di una  amica di Firenze, mi sono fatto accompagnare nell’escursione notturna.

Per me è stata una serata indimenticabile (forse un po’ meno per la mia amica), perché visitando la mia Roma, a bordo di una vettura tranviaria d’epoca, ho ripercorso la mia fanciullezza, la mia gioventù … in poche parole tutto il mio vissuto.

In particolare la mia memoria ha proiettato il “film” della mia vita con Isabella, ricordandomi tutte le emozioni che abbiamo provato assieme …… sono state ore di triste ed insieme dolce  “MELANCONIA” !!!

Al mio rientro a casa, ho commentato sul Sito la vicenda (prima ad Isabella e poi alla mia amica Elsa), per illustrare ciò che avevo provato ed anche per raccontare quello che era successo dopo; a chiarimento, trascrivo un “passo” del mio Commento:

“Nel tragitto di ritorno avevo la radio accesa quando, all’improvviso, è andata in onda una canzone (poco nota) di Antonello Venditti, “C’è un cuore che batte”; io l’avevo scoperta poco prima dello scorso Natale e l’avevo dedicata ad Isabella in una mia lirica con lo stesso titolo.

Voglio credere che Isa abbia voluto darmi la buona notte, contenta della giornata che avevo trascorso in serena “melanconia”.

Forse questa è solo una bella “favola” che mi voglio raccontare, ma sono certo che mi donerà un sereno riposo. “.

Ancora “GRAZIE” e … Buona giornata Rosalba.

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IGNAVIA

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L’Ignavia è la mancanza di volontà che paralizza in una posizione confortevole, la neutralità che affonda nella pigrizia comoda e momentaneamente vantaggiosa, illusa inerzia convinta che una inazione, seppur colpevole, possa essere saggia e conveniente.

Ignavo (colui che pratica l’Ignavia): pigro, privo di volontà e forza morale.

dal latino “ignavus”, pigro, ignorante; composto da “in” non e “gnavus” (forma arcaica per “navus”), attivo, diligente.

Rispetto al pigro, l’ignavo subisce un più duro giudizio morale: l’ignavia è la mancanza di volontà che paralizza in una posizione confortevole, la neutralità mineralizzata nella pigrizia comoda e (al momento) vantaggiosa, illusa inerzia convinta che un’inazione, seppur colpevole, possa essere saggia e conveniente.

È ignavo lo studente che, studiando svogliatamente, non ha obiettivi se non prendere (perdere) tempo.

È ignavo chi non prende posizione per avere tutti dalla propria parte senza esporsi e decidere, tenendo un piede in due staffe.

È ignavo chi, pur conoscendo l’azione migliore da fare, la rimanda o non la compie.

È un attributo tanto spregevole che Dante pone gli ignavi nell’ANTINFERNO (canto III), rifiutati anche da Lucifero, che con sprezzo rifiuta loro le stanze dell’Inferno stesso, ritenendoli non meritevoli di dividerlo con i “dannati” che, comunque anche se errata, una scelta la fecero.

Gli Ignavi nella Divina Commedia

Ignavi è il termine solitamente attribuito alla categoria dei peccatori incontrati da Dante Alighieri nell’Antinferno, durante la narrazione fantastica del suo viaggio nel regno dell’oltretomba all’interno della Divina Commedia. Essi sono aspramente descritti nel Canto III dell’Inferno.

Questi dannati sono coloro che durante la loro vita non hanno mai agito né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte; tra essi sono inseriti anche gli Angeli che non si schierarono nella battaglia che Lucifero perse contro Dio.

Dante li inserisce qui perché li giudica indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell’Inferno, a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male. Sono costretti a girare nudi per l’eternità inseguendo una insegna – che corre velocissima e gira su se stessa – punti e feriti da vespe e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi.

Dante definisce queste anime come quelle di peccatori “che mai non fur vivi”. Il disprezzo del poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo. Tanto accanimento si spiega, dal punto di vista teologico, perché la scelta fra Bene e Male, deve obbligatoriamente essere fatta. Dal punto di vista sociale, inoltre, nel Medioevo lo schieramento politico e la vita attiva all’interno del Comune erano quasi sempre considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un cittadino. Se l’uomo è un essere sociale, chi si sottrae ai suoi doveri verso la società non è degno, secondo la riflessione dantesca, di alcuna considerazione.

Dante cita anche misteriosamente, fra le schiere degli ignavi, l’anima di un personaggio che, in vita, “fece per viltade il gran rifiuto”. Gran parte degli studiosi suoi contemporanei identifica questo personaggio con Papa Celestino V (Pietro da Morrone), un eremita che ha raggiunto il Soglio Pontificio nel 1294, ma ritenendosi incapace di sostenere la carica di papa, fece una cosa che nessun papa aveva mai fatto prima, abdicò, consentendo quindi l’ascesa al potere di Bonifacio VIII, pontefice che Dante fermamente disprezzava. Già dal secolo successivo questa interpretazione ebbe minor considerazione presso i critici, e da allora l’identità dell’anima di colui che fece “il gran rifiuto” ha generato un non indifferente problema interpretativo. Sono molte le altre interpretazioni possibili, infatti, circa l’identità di questa anima: ivi compresa la possibilità di identificarla con l’anima di Ponzio Pilato, il prefetto romano che secondo i Vangeli rifiutò di giudicare Cristo nei momenti successivi la sua cattura, o con Esaù, che rifiutò la sua primogenitura barattandola con un piatto di lenticchie.

(da Wikipedia, l’Enciclopedia libera)

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“GLI IGNAVI”

(Dante Alighieri, Inferno III, 31-51)

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« E io ch’avea d’error la testa cinta,

dissi: “Maestro, che è quel ch’i’ odo?

e che gent’è che par nel duol sì vinta?”.

Ed elli a me: “Questo misero modo

tengon l’anime triste di coloro

che visser sanza infamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro

delli angeli che non furon ribelli

né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,

né lo profondo inferno li riceve,

ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”.

E io: “Maestro, che è tanto greve

a lor che lamentar li fa sì forte?”.

Rispuose: “Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,

che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. »

La “RINUNCIA” (secondo il “Diritto Canonico)

La rinuncia all’ufficio di romano pontefice o rinuncia al ministero “petrino” o rinuncia papale (in latino renuntiatio pontificalis) è un istituto giuridico previsto dal codice di diritto canonico che regola le modalità di cessazione di un papa dal proprio ufficio per dimissioni volontarie; essa costituisce l’unica altra causa di cessazione oltre alla morte del pontefice. Per questo evento, il codice di diritto canonico evita di utilizzare l’espressione “abdicazione” o “dimissione”, e utilizza il verbo “rinunciare”.

Si tratta di un evento molto raro: oltre a quella di Benedetto XVI (28 febbraio 2013), nella storia della Chiesa vi sono stati pochi altri casi di cessazione per rinuncia; di quelle dei papi Ponziano (28 settembre 235), Silverio (11 marzo 537), Benedetto IX (1º maggio 1045), Gregorio VI (20 dicembre 1046), Celestino V (13 dicembre 1294) e Gregorio XII (4 luglio 1415 esistono fonti certe, mentre per quanto riguarda le rinunce di Clemente I (97) e Giovanni XVIII (giugno 1009) la cronologia cattolica si affida alla tradizione.

 

CELESTINO V

……… il cardinale Benedetto Caetani (suo successore al soglio pontificio con il nome di Bonifacio VIII), che aveva aiutato Celestino V nel suo intento di dimettersi, temendo uno scisma da parte dei cardinali filo-francesi a lui contrari mediante la rimessa in trono di Celestino, diede disposizioni affinché l’anziano monaco fosse messo sotto controllo, per evitare un rapimento da parte dei suoi nemici. Celestino, venuto a conoscenza della decisione del nuovo papa grazie ad alcuni tra i suoi fedeli cardinali da lui precedentemente nominati, tentò una fuga verso oriente fuggendo da San Germano per raggiungere la sua cella sul Morrone e poi Vieste sul Gargano, per tentare l’imbarco per la Grecia, ma il 16 maggio 1295 fu catturato presso Santa Maria di Merino da Guglielmo Stendardo II, connestabile del regno di Napoli, figlio del celebre Guglielmo Stendardo, detto “Uomo di Sangue”. Celestino tentò invano ancora una volta di farsi ascoltare dal Caetani chiedendo di lasciarlo partire, ma il Caetani restò fermo sulle sue decisioni al riguardo. Alcuni storici narrano che Celestino si sia reso conto dell’inutilità delle sue richieste e, mentre veniva portato via, abbia sussurrato una frase, presumibilmente rivolta al Caetani, che poteva quasi essere un presagio:

(latino)

« Intrabis ut vulpes, regnabis ut leo, morieris ut canis »

(italiano)

« Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane »

Peraltro la mitezza d’animo e la innata bontà di Celestino non sembrano in linea con queste espressioni.

La morte

La tomba di Celestino V nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio prima del terremoto del 2009

Raggiunto dai soldati, questi lo rinchiusero nella rocca di Fumone, in Ciociaria, castello nei territori dei Caetani e di diretta proprietà del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro morì il 19 maggio 1296, fortemente debilitato dalla deportazione e dalla successiva prigionia: la versione ufficiale sostiene che l’anziano uomo sia morto dopo aver celebrato, stanchissimo, l’ultima messa. Fu inizialmente sepolto nei pressi di Ferentino, nella chiesa di Sant’Antonio sita nell’abbazia celestina che dipendeva dalla casa madre di Santo Spirito del Morrone.

A proposito della morte si sparsero subito voci e accuse. Anche se la teoria secondo la quale Bonifacio VIII  ne avrebbe ordinato l’assassinio fosse priva di fondamento, di fatto il papa ne ordinò la segregazione che, in qualche modo, lo portò a morte. Il cranio di Celestino presenta un “foro” che, secondo alcuni, potrebbe essere la conseguenza di un ascesso di sangue. Due perizie sulla salma datate 1313 e 1888 rilevarono la presenza di un foro corrispondente a quello producibile da un chiodo di dieci centimetri, ma l’ultima perizia del 2013 ha dimostrato che il foro fu inferto al cranio molti anni dopo la sua morte.

Bonifacio portò il lutto per la morte del predecessore, caso unico tra i papi, celebrò una messa pubblica in suffragio per la sua anima e diede inizio, poco dopo, al processo di canonizzazione.

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CONSIDERAZIONE FINALE

Nel V secolo san Vincenzo di Lérins(*) diceva a proposito delle elezioni dei Papi:

“Dio alcuni Papi li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge”

Questa frase, detta da un santo, dovrebbe farci riflettere molto attentamente …

Ci meritiamo “un dono, una tolleranza oppure una punizione”?

Come si presenta la Chiesa in questo inizio di terzo millennio?

 

(*) San Vincenzo di Lerino (Francia settentrionale o Belgio, V secolo – Isole di Lerino)

Fu uno scrittore ecclesiastico della Gallia meridionale nel V secolo, fratello di San Lupo di Troyes, figlio di un nobile della città di Toul, (Epirochio Franconio), esponente dell’alta nobiltà franca di origine senatoriale. È venerato come Santo dalla Chiesa cattolica e le sue opere sono molto più conosciute della sua vita.

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“LETTERA APERTA”

                                                                                                       a Luca Casciani

Caro Luca,

ho cenato alla “MAIELLETTA”  ………  sono appena rientrato a casa e voglio raccontarti quello che mi è successo.

Come sai, negli anni ’60/’70, quando in Trastevere comandavo il “Reparto CC Servizi Sicurezza” ed (a più riprese) anche la “Compagnia CC Trastevere”, spesso, tornando a casa  con Isabella (abitavamo a Largo Boccea), ci fermavamo a pranzo o a cena alla Maielletta.

Successivamente, a causa dei miei trasferimenti e del cambio di casa, non abbiamo più avuto occasione di frequentarla fino a quando (dopo la “dipartita” della mia amata Isabella), l’anno scorso mi sono incontrato con te, lì a pranzo.

Dopo non ci sono più tornato ……… troppi ricordi …… tristi e nostalgici !

Venerdì scorso 05/06 un mio caro amico mi ha invitato alla Maielletta per una cena di Circolo, ma io, per i motivi succitati, avevo declinato l’invito. Sennonché, nella mattinata di ieri 6 giugno, mentre ero sintonizzato su “RTR 99″ è passata la tua pubblicità per la “MAIELLETTA”: mi è sembrato un messaggio “subliminale” della mia Isabella e così ho telefonato al mio amico per accettare l’invito.     Verso le 20,00 della stessa sera siamo arrivati al locale ed è cominciata la cena, allietata dal cantante VALENTINO (molto bravo).

         EBBENE ………

nel suo repertorio c’erano questi brani:

  • “GRANDE AMORE” dei “VOLO”, canzone che io (dopo Sanremo) ho allegato alla mia lirica ” Il nostro grande Amore”, scritta il 15/2/2014,

  • “UN AMORE COSÌ GRANDE”, canzone che io avevo allegato alla mia lirica “Un Amore grande”, scritta il 06/10/2012.

Puoi immaginare il turbinio di sentimenti e di commozione che hanno sconvolto il mio cuore, accompagnati da calde lacrime che invano ho cercato di nascondere.

Profondamente commosso ho ringraziato Valentino!

Una signora che era seduta al mio tavolo ha avuto la sensibilità di avvedersene e, molto discretamente, mi ha chiesto il motivo della mia commozione: per sommi capi le ho spiegato i motivi e lei, con molta delicatezza, ha cercato di confortarmi.

L’ho ringraziata e ci siamo salutati ……… non so chi sia !!!

La serata pian piano si è conclusa e Fabiola (la P.R. del locale), dato che avevo  chiesto al cameriere se potesse servirmi lo “Spumone” al posto del dolce previsto, me lo ha preparato e servito lei stessa in giardino, dove fumando, cercando di metabolizzare quanto accaduto. Era eccezionale.

Non aggiungo altro ma …… mi faceva piacere metterti al corrente di quanto accaduto nel corso di questa “serata speciale”.

                                                                                                                                                                                                                                   Affettuosamente, Nicolò.

in Roma, domenica 7 di giugno del 2015 alle ore 03,30

 

 

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