ALLA LUNA (lettera ad Isabella)

LETTERA DI NICOLO’ AD ISABELLA

ALLA LUNA

di Giacomo Leopardi (titolo originale “La Ricordanza” – 1819/20)

ALLA LUNA

ALLA LUNA

Lettera di Nicolò ad Isabella

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Nel rileggere questi preziosi versi del Leopardi, studiati forse un po’ distrattamente al Liceo, Nicolò si riconosce nel “Lupo Solitario” (confronta con la  prima  terzina evidenziata in corsivo) in cui si è mutato dopo la prematura perdita di Isabella, la sua amata Sposa, per poterla rimirare ancora ed indirizzarLe il suo accorato canto notturno..

Da quel triste giorno una coppia, già felice nel “Mondo dei mortali”,  si è trasformata in un “binomio virtuale” che, comunque, continua a vivere di un “AMORE” senza tempo, che li accompagnerà fino a quando, finalmente, si ricongiungeranno per l’Eternità nel “MONDO ULTRATERRENO”, dove regna imperituro l”AMORE UNIVERSALE”.

Il “rapporto” (in tempi diversi) di questa “coppia” si esalta nell’aspettativa del “futuro”, quando si ricostituirà, nel “MONDO IPERURANIO o delle IDEE”, quella “UNITÀ” creatasi nel “Mondo ambiguo” della nostra “realtà”, sotto la spinta potente della “SPEME”, concetto dominante in tutta la “poetica leopardiana”, con cui il poeta combatte e ridimensiona il suo “pessimismo”, causato da una vita segnata principalmente da “carenze fisiche ed ambientali

Negli ultimi versi (evidenziati in “corsivo”) il Leopardi introduce il concetto di “SPEME” che successivamente esprimerà compiutamente nella sua più famosa lirica “A SILVIA”.

Roma, mercoledì 1° di febbraio del 2018 alle ore 04,15

 

ANCORA UN COMPLEANNO

ANCORA UN COMPLEANNO

ANCORA UN COMPLEANNO

a Isabella da Nicolò

Quanto è lunga questa attesa

per poter tornare insieme,

ogni giorno sempre più pesa,

più non basta la mia Speme. (1)

 Avrà fine questo tempo?

Solo questo sto aspettando,

spero che passi in un lampo.

Avrò pazienza … fino a quando?

Dovrò vivere ancor lontano,

pur con le anime congiunte;

la mia Luna è ciò che bramo …

la notte la prego a mani giunte!

So che debbo ancora pazientare,

che tu mi accompagni notte e giorno,

ma io non riesco più ad aspettare,

son disperato  e mi guardo attorno.

Perdona lo sfogo (ancor) ho natura umana,

ti raggiungerò(presto) e torneremo insieme.

Tornerà a suonare la nostra campana

a segnalare il trionfo della nostra Speme.

in Roma, il 10 di giugno del 2017 alle ore 05,00

(1): Speme

 Speranza (da “A Silvia” di G. Leopardi)

 Ahi come, come passata sei,

cara compagna dell’età mia nova,

mia lacrimata Speme

COMMENTO: Nicolò, nel giorno del suo 78° Compleanno, ancora non si dà pace per la perdita della sua amata Sposa e,  richiamandosi alla lirica “A SILVIA”,  invoca la “Speme“ (Speranza) per un futuro ricongiungimento  nel “Mondo Ultraterreno” che lui chiana “Iperuranio”.

(Le parole in corsivo  degli ultimi versi sono state aggiunte successivamente)

 

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A SILVIA

(di Giacomo Leopardi)

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Silvia, rimembri ancora quel tempo
della tua vita mortale, quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu
lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi?

Sonavan le quiete stanze e le vie dintorno

al tuo perpetuo canto allor che,

all’opre femminili intenta, sedevi assai contenta

di quel vago avvenir che in mente avevi.

 Era il maggio odoroso:

e tu solevi così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri talor lasciando

e le sudate carte, ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce  che percorrea la faticosa tela.

Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi, che speranze, che cori,

o Silvia mia,

 quale allor ci apparia la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,

un affetto mi preme acerbo e sconsolato.

O natura, o natura,
perchè non rendi poi
quel che prometti allor?

Perché di tanto inganni i figli tuoi?

Tu, pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella, e non vedevi
il fior degli anni tuoi; non ti molceva il core
la dolce lode, or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi.

Nè teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore.
Anche peria fra poco la speranza mia dolce;

agli anni miei anche negaro i fati  la giovanezza.

Ahi come, come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova.

Mia lacrimata speme! Questo è quel mondo?

Questi i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero tu, misera, cadesti:

e con la mano la fredda morte

ed una tomba ignuda mostravi di lontano.

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ANALISI:

“A Silvia” (Speme e Natura) è l’inizio di una nuova stagione poetica, tra il ’28 e il ’30.

Questo canto, composto a Pisa nel 1828, è dedicato a una fanciulla che il poeta realmente conobbe, Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta di tisi nel 1818.

Questo nella realtà biografica ma nella fantasia leopardiana Silvia è soprattutto il simbolo della “Speme”  (propria della giovinezza), fatta di attese, illusioni e anche delusioni: il “domani”.

Non è una commemorazione funebre, e non è neppure una canzone per Silvia, in onore di lei: in realtà è una confessione del poeta costruita come un colloquio con Silvia.

Tutto il canto trae spunto dalle esperienze parallele:

  • la giovinezza di Silvia, “la Speme”

  • la sua precoce morte che rivela al poeta il naufragio delle sue illusioni.

L’immagine della donna, così si spegne insieme al mito della speranza (speme), cancellato dalla “Natura Matrigna” :

                        O natura,  o natura,

                        perché non rendi poi

                      quel che prometti allor ?

                      Perché di tanto inganni i figli tuoi ? 

Silvia è rappresentata nel fiorire della sua giovinezza con la primavera e nel momento della sua morte con inverno.

Il rapporto con la vita della fanciulla si riassume metaforicamente nella stagione della giovinezza (tempo di speranze e di gioie) e nella stagione della morte (il triste e drammatico destino dell’uomo).

C’é un confronto ben preciso: da un lato le speranze e i sogni passati del poeta e di Silvia, dall’altro la conclusione, con le speranze stroncate e la morte sopraggiunta.

In questa lirica la “Natura” manifesta un duplice aspetto, ora ispirando serenità e dolcezza, ora vista come causa principale dell’infelicità umana; matrigna crudele e indifferente che mette al mondo i suoi figli senza che questi lo vogliano, inseriti in un crudele meccanismo di vita e di morte.

(A parere dello scrivente, erroneamente inteso come il “pessimismo” del  Leopardi).

PENSIERI E PAROLE – 11.11.2017

11 novembre 2017

PENSIERI E PAROLE  (pag. 1

PENSIERI E PAROLE (pag. 1)

 

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NON SO PIU’ PARLAR D’AMORE

Non so più parlar d’Amore

Non so più parlar d’Amore

.

NON SO PIÙ PARLAR D’AMORE

 

Io non so parlar d’amore 

NON SO PIÙ PARLAR D’AMORE,

l’emozione non ha voce 

LA TRISTEZZA ORA HA PIÙ VOCE

e mi manca un po’ il respiro 

E MI MANCA ANCHE IL RESPIRO …

se ci sei c’è troppa luce …

SENZA DI TE NON C’È PIÙ LUCE

 

(citazione: da Mogol     –     LETTURA DI NICOLÒ)

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COMMENTO: dell’Autore

E’ notte ed in cielo splende la luna piena, la sua LUNA, che puntualmente, ogni mese, si affaccia per dargli la “Buona notte”, esortandolo ad aver pazienza perché, pur se  fisicamente lontana, gli è e gli sarà sempre accanto, in attesa che finalmente, un giorno, si riuniranno in un “Mondo Ultraterreno”, dove il loro Amore supererà i limiti del Tempo e dello Spazio per accedere in quel Mondo dove regna incontrastato l’AMORE UNIVERSALE”.

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-images-universal-love-symbol-more-tolerance-regarding-sexual-orientiation-same-sex-marriage-image36847489

Simbolo dell’Amore Universale

Ma  LUPO/Nicolò è impaziente, si ribella alla dura prova che il Fato gli ha riservato e trova conforto solo nella speranza che il ricongiungimento con la sua Sposa, ovunque Essa sia, si compia al più presto. 

Alcuni giorni or sono gli è capitato di ascoltare una commovente canzone di Mogol https://youtu.be/R2ULEJtq86I

“NON SO PIÙ PARLAR D’AMORE”

(interpretata da Celentano) e la sua mente si è soffermata sulla prima strofa con cui ha aperto questa sua composizione, prendendosi la “licenza” di adattarne i versi ai suoi sentimenti.

La dipartita della sua amata Sposa ha provocato in Nicolò uno profondo stato depressivo, illustrato metaforicamente nella sua lirica “I QUATTRO CAVALIERI”, meglio noti come “I Cavalieri dell’Apocalisse, pubblicata il 19/03/2012 sul sito

www.isabelarte.it

nella pagina “poesia esistenziale”.

Questo Autore, a distanza di otto anni, è ancora vittima del loro severo attacco che, periodicamente, continua a ripetersi.

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COLLAGE D’AMORE

a tutti i Visitatori

!!! WELCOME !!!0

il Maestro

Isabella Benadduci

Vi invita a visitare

ATELIER GALLERY

https://youtu.be/as7gQjU0Y90

(cliccare 2 volte sull’icona)

BUONA VISIONE

 

AMORE MI MANCHI

a Isabella da Nicolò

Io scrivo …
di Te … di Me … di Noi …
perché Io Ti cerco …
perché Tu mi vuoi …
! OVUNQUE TU SEI … MI MANCHI !
Il mio Amore per Te
oggi per Me è Universale …
domani ci ritroveremo…
avrà fine il mio male !
Oggi il mio cuore
è chiuso nel gelo…
ma ci riuniremo.
! Credo ancora nel Cielo !

... NEL MIO CUORE.

Sanremo Arte Gallery 28 giugno 2014

Sanremo, 28 giugno 2014

Teatro "ARISTON" Cerimonia Premiazione

Teatro “ARISTON” Cerimonia Premiazione

Commenti dell'Autore

Commenti dell’Autore

Lettera per tutti gli Angeli

Lettera per tutti gli An

NUOVO CINEMA PARADISO

NUOVO CINEMA PARADISO

alla LUNA da Piccolo Falco

Nuovo Cinema Paradiso

Nuovo Cinema Paradiso

CINEMA PARADISO  (tema dal film omonimo)

https://youtu.be/ZRHyXUrsOgY

Composizione: Ennio Morricone e Alessio de Sensi

 interprete: Josh Groban

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TESTO

Se tu fossi nei miei occhi per un giorno

vedresti la bellezza che piena d’allegria

io trovo dentro gli occhi tuoi,

ignaro se magia o realtà.

 

Se tu fossi nel mio cuore per un giorno

potreste avere un’idea di ciò che sento io

quando m’abbracci forte a te …

e, petto a petto, noi respiriamo insieme.

 

Protagonista del tuo Amore,

non so se sia magia o realtà.

 

Se tu fossi nella mia anima

un giorno sapresti cosa sento in me …

Che m’innamorai da quell’istante insieme a te

E ciò che provo è solamente

AMORE

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la LUNA ed il suo LUPO (incanutito)

la LUNA ed il suo LUPO (incanutito)

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COMMENTO DI NICOLO’:

Una cara amica, Elisa, poche ore fa ha inserito su FaceBoock questa immagine, corredata da una “lettera aperta”ed accompagnata da una struggente tema musicale di Ennio Morricone, tratto dal film “NUOVO CINEMA PARADISO” per la regia di Giuseppe Tornatore, completato poi da un testo di Alessio de Sensi.

Il risultato finale è un’accorata esaltazione dell”AMOR SACRO E AMOR PROFANO”,  che tocca profondamente il cuore di chi vi si accosta ed, in particolare, di chi scrive che ancora soffre sconsolato per la perdita della sua amatissima Sposa … la sua “LUNA”.

in Roma, lunedì 8 febbraio del 2016 alle ore 21,00 

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