RIFLESSIONI D’AMORE 1966

RIFLESSIONI D'AMORE

 

RIFLESSIONI  D’AMORE

(1966: l’innamoramento)

a Isabella da Nicolò

Ho vissuto tanti anni senza amore!
M’ero fatto una corazza …. era dolore!
Dolore inconscio, dolor di solitudine,
eppure tanta pace … pace d’inquietudine.
Non credevo succedesse, ed è venuto, pian piano,
a sradicare una fortezza … un eremo … un esilio …
Che dolcezza! Amore, dedizione, fedeltà:
tutto sembrava che fosse ormai scoperto;
la pace, la felicità avean pervaso tutto me stesso.
Che dolce inganno!
E’ tutto una conquista, non c’è nulla che dura;
quello che hai ottenuto si scioglie poi in paura.
Paura del trascorrere del tempo impietoso
che solo ti fa accorgere di un sentimento ansioso:
ansia per chi tu ami, ansia per quel che hai dato,
ansia per chi ti ama, per quel che t’ha donato.
La vita scorre pregna di significati arcani:
confuse voglie inseguite invano
si misuran con gli enigmi del domani.
Eppur ci amiamo! … Eppure ci feriamo.
Inavvertiti colpi percuoton l’ossatura
di quanto era già forte ed ora più non dura.
E’ bene? … E’ male? … Non so … ne ho paura!
Eppur vi son costretto, affronto l’avventura.
Un ché di smarrimento dapprima mi pervade,
ma stringo i denti e sento che tutto intorno cade.
Dapprima lo sgomento, poi la disperazione,
infine un sentimento di autodistruzione:
reagisci … lotta … impreca; ti dibatti?
Colei che a sé ti lega, che tanto si fa amare,
ti vuole saldo, forte, ancora più sicuro.
Rinnovale la corte! Lo spirito suo è puro.
Conquistala di nuovo! ordisci quelle trame
che già una volta seppero portarla alle tue brame.
Sciogli però quei lacci! Tutto dev’esser scelto,
nulla ci è dovuto solo per sentimento.
Forse hai capito adesso che hai appena iniziato
un timido cammino verso un domani ignoto.
Eppur sono più pago, mi sento più completo:
fermenti d’inquietudine mi spingono ad agire.
L’amore aumenta inconscio, diventa una gran fiamma,
che tutto vuol distruggere, che attacca chi t’inganna:
ti avvolge, ti purifica, ti piega  al tuo intelletto;
tu sei vincitore, così il Bene è perfetto.
Il Bene ormai è una forza più forte dell’amore:
la stima, la pazienza conquistano ogni cuore.
Possiamo amarci tutti, felici in uno slancio
di umana comprensione: con animo più conscio.
Quello che si può dare e quel che si può avere
non va s’una bilancia, nessun lo può sapere.

Tutti han diritto a prendere quel che possiamo dare!
Nessuno, per egoismo, può monopolizzare
il Bene che un individuo può e deve fare.

Se a chi ti sta vicino hai dato quel che puoi,
aiuta il pellegrino! … si può se tu lo vuoi.
Non togli niente a chi divide la tua vita,
anzi, questa ne esce ancora più arricchita.
Tendere una mano … un braccio, se necessario il corpo,
è il cuor che lo decide: va fatto con trasporto.
Tutto dev’esser dolce, e senza l’egoismo
che cova insospettato, linfa del narcisismo.
Serena la coscienza di avere dato aiuto,
e nello stesso tempo di averlo pure avuto,
ci porta ad un’unione che durerà nel tempo,
saldo, contro gli attacchi di ogni sentimento.
Né cattiveria, invidia, livore o incomprensione,
falsi puritanesimi, qualsiasi confessione,
oppur l’ingratitudine, ovver l’opposizione,
potranno ostacolare chi con convinzione
procede per la strada che detta la ragione.
E frutto di un momento? … di un triste avvenimento?
Oppure è un divenire foriero di conquiste?
L’immobilismo, certo, è un tempo sorpassato,
adesso è transizione, il domani va cambiato.
Pertanto ciò che importa è l’essere cosciente,
è l’essere più aperto e non intransigente.
Ciò che ci aspetta un giorno non lo possiam sapere,
cogliamo nel presente quel che possiamo avere.
Il Bene verso gli altri è il bene per sé stessi:
così ci completiamo, ci ritroviamo in essi.
L’Amore universale ci porterà vicino,
spingendoci ambedue verso un sol destino.

in Roma, Componimento del 15 dicembre 1966

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NOTIZIE: Nicolò comincia a scrivere poesie quando nel 1952, a 13 anni, approda al 1° Liceo Scientifico “C. CAVOUR” di Roma; qui, insieme al suo fedele amico e compagno di banco Adriano, fondano un giornaletto di classe, dal titolo “PRIMA  EFFE”, dilettandosi a “prendere in giro” l’ambiente scolastico, professori, bidelli, alunni, senza tralasciare, però, argomenti più impegnativi, propri dell’età adolescenziale.

Adriano si dedica preferibilmente alla “satira”, curando la pagina degli “annunci economici”,  mentre Nicolò predilige temi socio-politico-esistenziali, utilizzando la “prosa” in lingua” e, sovente, la poesia in   vernacolo “romanesco”.

La veste grafica del “giornale” consisteva in  un foglio protocollo, riempito sulle 4 facciate.

L’ingresso all’università rallenta la sua produzione artistica e gli avvenimenti successivi

Dopo quattro anni di silenzio, l’Autore ritrova l’ispirazione e torna a scrivere per celebrare il suo nuovo sentimento amoroso; in quest’opera, pur rimanendo presenti le sue tematiche esistenziali, sembra aver spostato l’oggetto della sua speculazione su una presenza più concreta. Infatti, questo nuovo sentimento amplia la sua visione, inserendo il nuovo rapporto in un contesto più universale.

Tale processo, però, lo porterà sulla strada della speculazione solitaria e dopo questa lirica ad un lungo silenzio che durerà finchè il Fato non le rapirà la sua amata Isabella.

Solo allora la sua vena poetica si risveglierà nella celebrazione e nel rimpianto della loro vita felice.

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