CANTA IL LUPO

Lupo a Madonna Luna

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CANTA IL LUPO

Canta il Lupo Nicolò

alla sua Madonna Luna,

ma non ulula, fa “miao”

ed aspetta che sia piena.

Sembra un gatto spaurito

che ora vaga nella notte,

che dalla folla è fuggito

con le ossa tutte rotte .

Più non cerca la compagnia,

perché oramai vive nel buio:

sua guida … la melanconia,

della Luna aspetta il ritorno.

Già si è eclissato ogni colore,

ora gli è rimasto solo il buio,

fra le ombre cerca il suo Amore

ma invano si guarda attorno.

Scorre triste la sua vita,

si trascina nel languore

perché sfugge fra le dita

ed ancora soffre il cuore.

in Roma, il 15 di agosto del 2017

COMMENTO:

Nicolò ha voluto celebrare il 47° anniversario di matrimonio intrattenendosi spiritualmente  (nottetempo) con la sua Isabella  finché, all’alba, ha riassunto il loro colloquio  in questa sofferta lirica che le ha de dedicato.

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ANCORA UN COMPLEANNO (Nicolò)

a Isabella da Nicolò

ANCORA UN COMPLEANNO

ANCORA UN COMPLEANNO

ANCORA UN COMPLEANNO

Quanto è lunga questa attesa

per poter tornare insieme,

ogni giorno sempre più pesa,

più non basta la mia speme.

 Avrà fine questo tempo?

Solo questo sto aspettando!

Spero che passi in un lampo,

avrò pazienza … fino a quando?

Dovrò vivere ancor lontano,

pur con le anime congiunte;

la mia Luna è ciò che bramo …

la notte la prego a mani giunte!

So che debbo ancora pazientare,

che tu mi accompagni notte e giorno,

ma io non riesco più ad aspettare,

son disperato  e mi guardo attorno.

Perdona lo sfogo … ho natura umana,

ti raggiungerò e torneremo insieme.

Tornerà a suonare la nostra campana

a segnalare il trionfo della nostra Speme. (*)

in Roma. Il 10 di giugno alle ore 05,00

(*)  la mia speme:

LA SPERANZA (“A Silvia” di G. Leopardi)

 Ahi come, come passata sei,

cara compagna dell’età mia nova,

mia lacrimata speme.           

COMMENTO: Nicolò, nel giorno del suo 78° Compleanno, ancora non si dà pace per la perdita della sua amata Sposa ed invoca la “Speranza” di un futuro ricongiungimento  nel “Mondo Ultraterreno” che lui chiana “Iperuranio”.

A SILVIA

(di G. Leopardi)

.

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
stanze, e le vie d’intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all’opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
talor lasciando e le sudate carte,
ove il tempo mio primo
e di me si spendea la miglior parte,
d’in su i veroni del paterno ostello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella. E non vedevi
il fior degli anni tuoi;
non ti molceva il core
la dolce lode or delle negre chiome,
or degli sguardi innamorati e schivi;
né teco le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore.
Anche perìa fra poco
la speranza mia dolce: agli anni miei
anche negaro i fati  la giovinezza.

Ahi come, come passata sei,
cara compagna dell’età mia nova,
mia lacrimata speme!
Questo è il mondo? questi
i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte delle umane genti?
All’apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano.

.

Analisi della poesia A Silvia di G. Leopardi, a cura di Andrea Cortellessa (stralcio).

Questi versi celeberrimi con i quali Leopardi torna alla poesia nel 1828 a Pisa, inaugurano una nuova stagione lirica di Leopardi. L’episodio che generalmente si associa a questo personaggio (Silvia, dal nome tassiano, preso dall’ecloga tassiana “Aminta”, molto amata da Leopardi), è un episodio di quasi dieci anni prima. Teresa Fattorini era la figlia del cocchiere di casa Leopardi, era morta di tisi a ventun anni (nel 1818): una coetanea di Leopardi, una ragazza che sicuramente avrà conosciuto, avrà ascoltato cantare, come ci dice in questi versi, ma che diventa improvvisamente un emblema, forse il primo personaggio della poesia italiana che si trasforma in un emblema, un’immagine quasi scultorea come quella degli ultimi versi, che sembrano evocare i grandi monumenti funebri di Antonio Canova, come già le poesie sepolcrali che Leopardi aveva inserito nei Canti. Un destino di morte, un destino di dissoluzione e soprattutto un’interrogazione sul senso della speranza: senso della speranza che Leopardi indica essere concluso all’altezza di questa nuova stagione poetica. La speranza di una felicità terrena che è tanto più ingannevole, illusoria, quanto più contemplata in un periodo successivo, quando quelle speranze rivelano la loro vacuità, la loro impossibilità, quanto erano solo parole, solo canti, solo sensazioni e sguardi, ma non componevano una vita, non componevano un’esperienza di vita condivisa, di vita proseguita, di vita continua.

 

Considerazioni di Nicolò

Nicolò, nel comporre la lirica “ANCORA UN COMPLEANNO” ha ricordato quella del leopardi “A SILVIA”, ravvisando fra le due “analogie” e “differenze”.

In entrambe domina la “sofferenza” per una figura cara prematuramente scomparsa ma, mentre il Leopardi piange ciò che “poteva essere” e non è stato, Nicolò soffre per la felicità goduta e che il destino  crudele gli ha sottratto. Ambedue le composizioni rappresentano un “canto funebre”: per il Leopardi “la fine di un modo poetico” perché ”A Silvia” rappresenta il passaggio del poeta alla cosiddetta “canzone libera” (Cortellessa), mentre per Nicolò solo il “rimpianto” della perdita della donna amata e la “speranza”del loro ricongiungimento in una “vita futura”.

 

DORMI AMORE MIO

a Isabella da Nicolò

 

DORMI AMORE MIO

a Isabella da Nicolò

Passano le notti insonni …

solo in una casa vuota

diserto il nostro talamo …

la tua presenza è ascosa.

Giro e poi mi rigiro …

Cerco ma non trovo …

Mi sono rintanato …

questo non l’approvo !

Allora … io torno a letto

ma ci ritorno … affranto,

sogno che stai dormendo,

tu ancora mi sei accanto !

L’Unità si è rotta

ma non è finita …

siamo ancora insieme

insieme oltre la VITA.

in Roma, martedì 16 di maggio del 2017 alle ore 10,50

COMMENTO: dell’Autore

Nicolò si è appena svegliato: nel suo vagabondare nel WEB, è incappato in questa canzone degli AVION TRAVEL, “DORMI E SOGNA”, che lo ha aiutato a capire e a capirsi.

https://youtu.be/FyojpGY5AeM

Così è nata questa lirica, “DORMI AMORE MIO” indirizzata alla sua “LUNA”,Isabella, sempre presente nel suo Cuore e nella sua Mente.

Revisione del 15 agosto 2017, 47° Anniversario di Matrimonio fra Isabella e Nicolò

DORMI E SOGNA

https://youtu.be/FyojpGY5AeM

La notte ti somiglia
è nera nera nera nera nera nera nera nera e
Sembri una creatura sincera
L’amore mio non sbaglia
Sei vera vera vera vera vera vera vera vera e
Bella e dormi sulla mia spalla
La notte mette dubbi
Ed è pianura nera che confonde le parole della sera
La luna mi somiglia
Fa finta di dormire e poi si cerca delle ombre sulla faccia
Tu dormi e sogna così
Dormi che sono sveglio
Sogna quello che vuoi
Tu dormi e sogna così
Tutto il sonno che manca
Sogna meglio che puoi
E il buio si prende tutto
Le tue lenzuola bianche bianche bianche bianche bianche bianche e stanche
Delle mie gambe nervose
Ti bacio e non mi senti
I tuoi capelli neri neri neri neri neri neri i miei pensieri
Ti bacio gli occhi e non senti
Ti giri e poi mi chiami
Amore mio mi ami
Dormi ancora fino a domani
Io ti disegno un santo che forse ti capisce suggerisce
Ti sorregge e ci protegge
Tu dormi e sogna così
Dormi che sono sveglio
Sogna quello che vuoi
Tu dormi e sogna così
Tutto il sonno che manca
Sogna meglio che puoi.

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