“STUPRATE LE ITALIANE” Maggio 1944-45

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CENNI STORICI 

maggio 1944: ”STUPRATE LE ITALIANE”

Redazione • 20 maggio 2009 • 2 Commenti

Tra il 1943 e il 1945 sulle donne italiane si scatenarono violenze di tutti i tipi e su tutti i fronti: sulla “linea gotica”, i tedeschi infierirono soprattutto nei dintorni di Marzabotto; sull’appennino ligure-piemontese, nel 1944, in sei mesi, si registraroono 262 casi di stupro ad opera dei “mongoli” (i disertori dell’Asia sovietica arruolati nell’esercito tedesco).

Ma niente può eguagliare l’orrore che investì le “marocchinate”: è una brutta parola, ma allora la usavano tutti e si capiva subito di cosa si parlava. Nel 1960, Vittorio DE SICA ne immortalò le sofferenze con un film che valse l’Oscar a Sofia LOREN: LA CIOCIARA era tratto da un romanzo di Alberto MORAVIA. Paradossalmente, mentre il cinema e la letteratura trovarono subito i modi per raccontare le scene che si svolsero allora nelle terre in cui, a combattere i tedeschi, arrivarono le truppe delle colonie francesi (non solo marocchini, ma anche tunisini, algerini, ecc…), gli storici furono come bloccati, lasciando praticamente sguarnita di studi e ricerche quella pagina dolorosa della nostra storia. Certi eventi, accaduti intorno alla Linea Gustav, non hanno trovato il giusto spazio nei libri della storiografia ufficiale. Voluta da Hitler nel settembre del 1943, 230 chilometri di barriera difensiva, dal Tirreno all’Adriatico partiva da Gaeta, al confine tra Lazio e Campania fino alla foce del Sangro, a sud di Pescara. La città ciociara di Cassino ne era il nodo. Saranno i soldati del generale francese “Alphonse JUIN” a ricevere l’ordine di sfondarla. 110 mila soldati: francesi, marocchini, algerini e tunisini sono gli uomini del C.E.F., il Corpo di Spedizione Francese, guidato dal generale JUIN, comandante deciso e ostinato. Ai suoi ordini anche i 12 mila “goumiers”, arruolati e addestrati sulle montagne dell’Atlante in Marocco.

Il contingente marocchino agli ordini del generale JUIN, i “goumièrs”, sfondano per primi il 13 maggio 1944, i capisaldi della linea Gustav. I tedeschi sono costretti ad arretrare. I profughi vedono arrivare i liberatori. Ma proprio in questi giorni di liberazione ha inizio un saccheggio senza precedenti: i goumiers devastano, rubano, uccidono, violentano.

Donne, bambini, ma anche uomini, sono il loro “bottino di guerra”.

Le marocchinate, una brutta definizione, ma da allora usata da tutti in quei luoghi e si capisce subito di cosa si parla. Sono le donne che hanno subito la violenza dei soldati marocchini, gli efferati “liberatori dall’occupazione tedesca”.

I “goumiers” inoltre andavano all’attacco salmodiando il “CHAHADA” (*), catturavano i tedeschi per rivenderli (500-600 franchi per un soldato semplice, il triplo per un ufficiale superiore) ai militari americani desiderosi di costruirsi una reputazione guerriera senza rischiare. In Marocco ovviamente sono gli eroi di Cassino.

GOUMIERS

Proclama del Gen. Alphonse Juin.

 Ma quanti furono gli stupri? Le cifre non sono mai state precise. La furia delle truppe marocchine ha sin dal primo momento assunto le caratteristiche di uno stupro di massa. Ma come è stato possibile che soldati comandati da ufficiali francesi, inquadrati nella V armata americana, abbiano potuto infierire sulla gente del luogo senza alcun controllo? In questa ricerca della verità partiamo, anche se può sembrare paradossale, da un misterioso proclama, attribuito proprio ad Alphonse JUIN:

“Il vostro generale vi annuncia, vi promette solennemente, vi giura, sul suo onore di soldato e sulla bandiera di Francia, che si alza, per l’ultima volta, il sole sulle vostre sofferenze, sulle vostre privazioni, sulla vostra fame. Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c’è una terra larga … ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per 50 ore. E potrete avere tutto, prendere tutto, distruggere o portar via, se avrete vinto, se ve lo sarete meritato.”

Di questo documento non è rimasta traccia. Molto presumibilmente è stato letto via radio in arabo, considerando sia  la lingua dei destinatari a cui era diretto, sia l’imprudenza che le popolazioni ne venissero a conoscenza. (n.d.r.)

La causa diretta del comportamento dei marocchini verrebbe dunque ricondotta al generale JUIN e al suo proclama, con il quale egli avrebbe incitato le truppe alla battaglia, promettendo 50 ore di saccheggio libero. Una sorta di carta bianca che fa ancora discutere gli storici, e resta viva nella memoria della gente.

Ma di questo documento non è rimasta traccia.

A metà luglio Alphonse JUIN e il C.E.F. abbandoneranno il fronte italiano, destinazione la Francia meridionale. Nei paesi coinvolti dagli stupri restano solo la povertà, l’emarginazione, la malattia. Invece di una solidarietà che era lecito aspettarsi, queste donne furono rifiutate, furono oggetto di giudizi pesanti, stentarono a sposarsi, a trovare un minimo di intesa nel tessuto familiare quelle che erano sposate e stentarono a trovare un posto di lavoro, ci furono molti casi e casi di suicidio.

Alla fine della guerra, il Comando francese concesse un indennizzo di 150 mila lire a testa, ma da questo scaturisce un groviglio di questioni burocratiche, ritardi, lamentele. Le uniche a protestare e a ricordare le violenze saranno le comuniste dell’UDI (Unione Donne Italiane). Nel 1951 un’affollatissima assemblea di donne in un cinema di Pontecorvo affronta la questione delle marocchinate, provocando un infuocato dibattito parlamentare. Per le donne violentate ora c’è la possibilità di ottenere la pensione come vittime civili della guerra, ma tempi delle pratiche sono interminabili e viene vietato di cumulare l’indennizzo con la pensione. Un lungo calvario che spesso non porta al risarcimento.

Dopo vergogna, reticenza e silenzio, sulla vicenda delle marocchinate, solo oggi a oltree 60 anni da quella violenza lontana viene dato un risarcimento morale. Il 15 marzo del 2004 la più alta carica dello Stato italiano, l’allora presidente CIAMPI e l’Associazione Nazionale dei Reduci Marocchini, hanno ricordato le vittime degli stupri e del bombardamento di Montecassino. Ma il riscatto autentico viene dal riconoscimento dello stupro in guerra come un crimine contro l’umanità. Però l’aspetto storicamente più significativo è inerente l’attribuzione delle responsabilità di questa triste pagina della storia d’Italia. Infatti, se sino ad ora una storiografia artatamente miope ha individuato come unico e solo responsabile il Generare JUIN, oggi si può senz’altro affermare che le maggiori responsabilità ricadono su ben altre persone, quali il generale DE GAULLE diretto superiore di JUIN ed il ministro degli affari economici del governo francese in esilio a Londra, André DIETHELM, che nei giorni del terrore “goumiers” si trovavano in Ciociaria, per la precisione ad Esperia.

Non poterono quindi non vedere come si comportarono i loro coloniali.

Altrettanto evidente, a chi guardi ai fatti con obiettività, è la responsabilità del Generare Harold ALEXANDER, che sentitosi chiedere da JUIN l’autorizzazione a mettere in pratica tale scellerato disegno, anziché farlo immediatamente arrestare, diede il suo consenso, limitandosi a contrattare il termine temporale dello scempio (50 ore) senza curarsi minimamente della sorte delle inermi popolazioni. Per lui l’impresa dei “goumiers” significava soltanto aver fatto una breccia nelle difese tedesche, attraverso la quale far passare comodamente gli inglesi della 78a divisione, tenuta sinora di riserva.

A fronte di quanto detto, si può certamente sostenere che non si trattò di azioni casuali e sporadiche, derivanti da una concezione ancestrale e tribale della guerra propria dei nordafricani, come qualcuno in passato ha affermato. Vista la presenza in quei luoghi del comandante del C.L.N. francese, DE GAULLE, e di un ministro del governo, DIETHELM, e visto il consenso di ALEXANDER, anche se mancano prove documentali, non si può non esser legittimati a pensare che tale infame azione possa essere anche stata pianificata direttamente al tavolo dello stato maggiore alleato. Inoltre non si deve dimenticare che il 13 ottobre del 1943 il governo BADOGLIO dichiarò guerra alla Germania, divenendo il cobelligerante degli angloamericani, e dunque corresponsabile delle azioni dello stato maggiore alleato. A riprova di quanto affermato, sta il fatto che, per quanto se ne sa, in merito a questi episodi mai fu sollevata una protesta da parte del governo di Unità Nazionale presieduto da Ivanoe BONOMI, così come del resto nulla è stato fatto dai vari governi negli anni successivi: per “loro” i fatti della Ciociaria semplicemente non sono mai accaduti.

 Comune di Pignataro – Comitato Civico Permanente CP

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Quanto sopra è frutto di una mia recentissima “ricerca” circa gli eventi bellici di Montecassino (1944/455): un “documento” ufficiale del Comitato Civico Permanente del Comune di Pignataro (FR) “Stuprate le italiane”, edito nel 2009 che cita il Proclama (a tutt’oggi introvabile) del Gen. Alphonse Juin, all’epoca Comandate delle truppe coloniali francesi che operavano su quel “fronte”, a ridosso della linea difensiva tedesca “ GUSTAF” nell’ambito delle truppe “alleate”.

Tale operazione fu propedeutica all’attacco frontale operato dal complesso delle forze alleate (raggruppate nella 5ª Armata americana del generale Mark Wayne Clark) che provocò il successivo sfondamento della linea “GOTICA”,  principale perno del fronte difensivo tedesco.

Nel corso di tali eventi bellici, nelle provincie di Caserta e di Frosinone si verificarono feroci stupri di massa a opera dei “Goumier”, soldati marocchini e algerini, resisi responsabili di indicibili atrocità.

Nella Provincia di Frosinone le cittadine di Esperia], Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant’Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Pignataro, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Coreno Ausonio, Morolo e Sgurgola.

Nella Provincia di Latina si segnalano le cittadine di Lenola, Campodimele, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze, in cui numerose ragazze e bambine furono ripetutamente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitori.

In proposito abbiamo una preziosa testimonianza (non certo di parte) dello scrittore Norman Lewis, all’epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, che narrò alcuni eventi:

« Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I marocchini di solito aggrediscono le donne in due – uno ha un rapporto normale, mentre l’altro la sodomizza. »

(Norman Lewis nel libro: Napoli  ’44)

https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Montecassino#Le_.22marocchinate.22

 

(*): il “CHAHADA” (*)  da Wikipedia

Il Chahada, o Shahada, in arabo : شهادة [ʃahādaʰ] 

“Attestato” o “Testimonianza”): “ professione di fededell’  Islam , e costituisce il primo dei cinque pilastri . Essa è direttamente collegata al principio dell’unicità di Dio: TAWHID ( monoteismo, dogma fondamentale dell’ Islam) e si compone di due fasi:

la prima,  “io testimonio che non c’è altro Dio “: attesta l’unicità di Dio, proclamandolo UNO ( TAWHID );

la seconda,  ” Muhammad  è il messaggero di Dio (Allah)”: è la testimonianza della profezia di Maometto . 

In altre parole, ogni atto di culto deve essere rivolta solo a Dio ,  ossia ogni atto deve essere fatto sinceramente per Dio e, nello stesso tempo, essere in linea e coerente con gli insegnamenti di Maometto.A sostegno di questo concetto di “Unicità di Dio”, la professione di fede a volte è accompagnata dal gesto di puntare il dito indice verso il cielo.

SHAHADA

SHAHADA

Il “shahada”
Iscrizione calligrafica araba:   Moschea Khan Wazir  –  Lahore - Pakistan

 

P.S.: 15 febbraio 2017

RICERCHE DEL COL. CC (CONGEDO) NICOLÒ MAZZACCARA

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