LA NOSTRA BARCA

a Isabella da Nicolò

LA NOSTRA BARCA

LA NOSTRA BARCA

LA NOSTRA BARCA

a Isabella da Nicolò

Ho deciso cosa fare della nostra barca “Azzurra”,

sono andato a visitarla dove ora è parcheggiata:

mestamente l’ho guardata ricordando le escursioni

che allegri abbiamo fatto pien di gioia spensierata.

Da sei anni aspetta a terra che a riprenderla io vada,

ma io non ne son capace … e dispero che ciò accada.

Così alfin oggi ho deciso che la voglio regalare

alla ”Città dei Ragazzi”, perché possano gioire

del dono di due Amanti che vivevan per il mare,

sicché nel loro ricordo si potranno pur divertire.

Finalmente barca “Azzurra” tornerà nel suo elemento

per dar gioia a dei fanciulli che col loro sentimento

rivivere faranno di un Amore la favola bella …

di un Lupo Solitario per la sua Luna … Isabella.

in Civitavecchia, il 12 di luglio del 2015 alle ore 13,00

COMMENTO: dell’Autore

Quest’Autore, nel giorno del Compleanno della sua Sposa, decide di destinare la loro barca “Azzurra” alla “Opera Nazionale per le Città dei Ragazzi”(*)  per cui si è recato a Civitavecchia (RM) a visitarla.

È un luogo incantevole. In riva al mare, e dispone di un piccolo porticciolo tristemente privo di imbarcazioni e la decisione di donare “Azzurra” ai “Ragazzi” ha preso così maggior forza, quasi fosse un lascito ad una prole che Nicolò ed Isabella decisero di non avere.

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REPUBBLICA DEI RAGAZZI

https://youtu.be/H1h-e1_vOyQ    ( https://youtu.be/H1h-e1_vOyQ ) – Repubblica dei Ragazzi (Don Antonio Memorie)

https://youtu.be/341VAGBrU8g   Un ragazzo tra ragazzi (Memorie)

https://youtu.be/3svtIfJn6Mk        il villaggio alle porte di Civitavecchia (anni ’60)

https://youtu.be/tnksab__xTg        ( https://youtu.be/tnksab__xTg ) – Repubblica dei Ragazzi (2013)

https://youtu.be/PhN3EyDc1kk    Repubblica dei Ragazzi “il Palio” (2013)

https://youtu.be/3O8NpFMBjxs   La Repubblica dei Ragazzi (Trailer 2015)

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(*) LA STORIA:

Nell’immediato dopoguerra cominciarono a riversarsi nelle grandi città milioni di profughi bisognosi di tutto; Monsignor Carroll-Abbing si adoperò allora per creare mense per i poveri, centri di assistenza sanitaria, dispensari per la distribuzione gratuita di medicine, centri provvisori di accoglienza per i giovani senza famiglia. Animato fin da subito dal desiderio di occuparsi della gioventù più bisognosa, egli cominciò ad attrezzare, in uno scantinato vicino alla Stazione Termini, un alloggio per i ragazzi di strada, che durante la giornata si adoperavano per racimolare quel che potevano lucidando scarpe e aiutando i viaggiatori.

Fu allora che Monsignore venne battezzato dalla stampa “il Monsignore degli Sciuscià”.

Nell’angusto locale di Via Varese Monsignore venne colpito da una grave forma di polmonite che lo tenne in ospedale per più di un mese, durante il quale fece il sogno poi fissato nel suo famoso testo “Sognai la futura Città dei Ragazzi”. Tornato nello scantinato assieme ai suoi ragazzi, l’instancabile sacerdote cominciò ad affidare a ognuno di loro un preciso compito, per il quale venne istituita una ricompensa. La moneta, rappresentata da noccioli di pesche e albicocche, veniva poi riconvertita in moneta italiana: nacque allora l’Autogoverno.

Nel 1945 Monsignor Carroll-Abbing fondò insieme a Don Antonio Rivolta la “Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia”, dove si sviluppò ulteriormente il sistema dell’Autogoverno. I noccioli delle pesche e delle albicocche vennero sostituiti dai “meriti”, monete appositamente disegnate e coniate.

Nel 1953 Monsignore decise di fondare un’altra Comunità per giovani bisognosi, più vicina a Roma. Egli acquistò, così, una landa di terreno in Via della Pisana, due chilometri fuori del Grande Raccordo Anulare, ed il 6 ottobre 1953 venne posta la prima pietra della futura “Città dei Ragazzi di Roma”, dove Monsignore passerà il resto della sua vita.

Il sistema dell’Autogoverno venne trasferito alla Città dei Ragazzi, con l’unica differenza che qui saranno gli “Scudi” e non più i “Meriti” a regolare la vita cittadina.

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L’IDEA:

L’accoglienza.
Durante la mia malattia sognai la futura Città dei Ragazzi di Roma, una comunità ove l’antico adagio “Maxima debetur puero reverentia” sarebbe stato meditato ed applicato; una comunità dove i diritti ed i doveri innati e la missione affidata da Dio ad ogni ragazzo nella società, sarebbero stati rispettati; una fraterna comunità, dove giovani, resi cinici dalle loro esperienze negative, avrebbero imparato la difficile arte del vivere insieme in libertà, in mutua tolleranza, in pace; un luogo sereno dove ogni ragazzo asociale avrebbe trovato comprensione per le sue difficoltà ed incoraggiamento nello sforzo di elevarsi; un luogo dove il fanciullo amareggiato avrebbe imparato dalla dedizione degli anziani che nel mondo vi è calore, bontà, abnegazione; un luogo dove il giovane spronato a sviluppare le proprie qualità, avrebbe potuto progredire giorno dopo giorno; un luogo in cui lo scopo finale sarebbe stato quello di aiutare ogni fanciullo a trovare il suo giusto posto nella società, secondo il piano di Dio.

Nella Città dei Ragazzi doveva esserci una chiave capace di aprire i santuari del cuore dove erano state celate tutte le tenere memorie di ieri, le memorie delle cose ancorate così profondamente nelle fibre dell’essere, il cui solo ricordo provocava sofferenza e dolore. Queste preziose memorie dovevano di nuovo essere liberate dalla forza magica dell’amore in modo che non potessero più far male, ma riacquistassero l’antico potere di consolare e incoraggiare.

Fiducia e amore: le due grandi forze su cui edificare una città, non intesa semplicemente come raggruppamento di costruzioni fatte di pietra, ma come comunità di liberi, responsabili cittadini che sarebbero vissuti insieme come fratelli sotto la paterna protezione di Dio.

Il metodo.

Oggi nessuno nega che sia una cosa necessaria educare i giovani alla responsabilità: alcuni, però, continuano a sostenere che si può fare senza dar loro responsabilità concrete, senza che abbiano la libertà di predisporre programmi, di prendere decisioni, di fare scelte, cioè di correre il rischio di sbagliare.
Mi chiedo piuttosto se spesso non sia l’adulto a temer di affrontare il grave compito di educatore e di accollarsi anche il rischio che ne deriva; se egli non preferisca gli schemi rigidi di regolamenti formali, che rendono più agevole la disciplina esterna, ma non sono atti a favorire una reale educazione alla responsabilità.

I giovani di un istituto possono essere educati alla responsabilità senza sindaco, giudice, elezioni, assemblea, assessori e banca?

Senza dubbio, ma a condizione che vi sia un sistema pedagogico adatto; il quale, però, è tutt’altro che facile a trovarsi. Come è possibile dare, giorno per giorno, concrete responsabilità a centinaia di adolescenti?
Come si può programmarne il graduale intensificarsi, adattandole alle diverse età e alle varie capacità di ognuno? E come, in pratica, si può realizzare ciò in modo che sia accetto anche ai ragazzi?
Il mio timore è che, se non si elabora un sistema di vita comunitaria quanto più possibile aderente alla realtà, si rischia facilmente di ricadere in quello che soddisfa gli adulti per la soluzione degli immediati problemi disciplinari, trascurando l’altro, basilare, della vera educazione.

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BIOGRAFIA:

Monsignor Giovanni Patrizio Carroll-Abbing nasce ad Oldham, un paesino vicino Manchester, l’11 agosto 1912 da genitori di origine irlandese. Trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza tra l’Inghilterra e l’Irlanda fino a quando, all’età di diciotto anni, decide di venire a Roma per iniziare il suo percorso sacerdotale, un percorso che, nelle intenzioni iniziali, lo avrebbe presto riportato tra sua gente.

Non ancora ordinato sacerdote, il giovane chierico viene nominato Segretario di Lingua Inglese della Postulazione per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Papa Pio X, di cui egli aveva scritto una biografia molto ben accolta. Al termine degli studi teologici, Monsignor Carroll decide di intraprendere anche quelli giuridici, laureandosi in Sacra Teologia, Diritto Canonico e Diritto Civile e specializzandosi in Criminologia.

Scrittore, appassionato dell’alpinismo, animato da una continua sete di conoscenza e dotato di un’intelligenza brillante, nel 1936 viene chiamato a collaborare negli uffici vaticani dove si distingue sia per la sua cultura che per la sua professionalità. Fu proprio per queste sue qualità che, allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, Papa Pio XII decise di affidargli la gestione degli aiuti alle popolazioni martoriate dalla guerra. Il giovane sacerdote non si concede neanche un attimo di riposo. Le sue giornate trascorrono in mezzo agli sfollati, ai feriti e ai bisognosi sparsi in tutta Italia, dove egli si reca a portare cibo e medicine, incurante delle granate e dei bombardamenti.

Con l’incoraggiamento del Santo Padre Pio XII, egli cerca di aiutare i perseguitati e ricercati di ogni genere. Anche le autorità tedesche non ostacolano la coraggiosa opera che egli svolse, insieme con le sue squadre di giovani romani, a soccorso delle popolazioni civili nelle zone di guerra.

Terminato il conflitto, Monsignore adegua l’organizzazione istituita in tempo di guerra alle nuove esigenze: organizza mense per i poveri e i ragazzi, centri di assistenza sanitaria, ambulatori per l’assistenza agli ammalati, dispensari per la distribuzione gratuita di medicine, centri provvisori di accoglienza per i giovani senza famiglia.

Nel 1945 egli fonda l’ “Opera per il Ragazzo della Strada” che diventerà in seguito l’ “Opera Nazionale per le Città dei Ragazzi”; crea inoltre l’“Istituto Internazionale per lo Studio dei Problemi della Gioventù Contemporanea”. Dal Governo Italiano riceve la Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.

Da altri Governi e da organizzazioni straniere riceve i più alti riconoscimenti. Nel 1985 l’Associazione della Stampa Estera di New York lo sceglie per ricevere nella sua Prima Edizione il Premio Umanitario Mondiale. Nel 1988 è candidato per il Premio Nobel per la Pace. L’UNICEF in Italia gli conferisce nella sua Prima Edizione, il Premio Mondo Domani. Nel 50° Anniversario della Sua Ordinazione Sacerdotale il Sindaco di Roma, con universale consenso, lo proclama Cittadino Onorario di Roma.

E’ morto il 9 luglio del 2001 circondato dai suoi ragazzi, dalla sua grande famiglia, dall’amore di chi ha creduto nel suo sogno.

 

TU SCENDI DALLE STELLE

a Isabella da Nicolò

TU SCENDI DALLE STELLE

TU SCENDI DALLE STELLE

(Natale di Isabella)

Tu scendi dalle Stelle …

io salgo verso il cielo …

sfuggo da questo mondo

che ormai è soltanto gelo.

Tu mi riscaldavi

con la tua energia,

quella dell’Amore

ch’era la vita mia.

Ora come un vagabondo

mi guardo attorno sperso,

il mondo mi va stretto

… aspiro all’Universo.

È questa la dimensione

che voglio condividere

con Te Amore mio …

per ritornare a vivere.

in Sanvito lo Capo, il 12 di luglio del 2015

COMMENTO: dell’Autore

Questo Autore, all’approssimarsi del giorno genetliaco (12 luglio 1943) della sua indimenticabile sposa Isabella, sente prepotente il bisogno di inviarle una lirica che la sua penna verga di getto in pochi minuti.

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