COSA È ”LAFEDE” ???

 
a tutti i “Visitatori” da Nicolò
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“Creazione di Adamo” Cappella Sistina (Roma)
affresco di Michelangelo (1511)


COSA È ”LAFEDE” ???

La “FEDE” nell’Ascesa al Mondo Ultraterreno
ci ha dato la “Speranza” e ci indica il cammino
verso un Mondo Superore, dove impera Legge
d“Amore Universale” che domina il “Destino”.
E’ l’unica Legge … è la Legge fondamentale …
che l’Umanità tutta dovrà sempre professare:
il grande Dono del Creatore alla sua Creatura,
la sola e unica vera Forza che la potrà salvare.
E’ Verità o Illusione quanto vado ad affermare ?
Io però ci credo … m’ha insegnato ad AMARE.

in Roma, il 30 settembre del 2014 alle ore 03,00

NIKISA interpreta il “dettaglio” quale “simbolo” della “FEDE” che lega la “Creatura” al suo “Creatore”

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A PROPOSITO DI  “LA FEDE” : Considerazioni di NIKISA

a tutti i “Visitatori”

L’articolo “LETTERA APERTA ALLA CUGINA LUCIANA” (vds. nel sito), ha provocato una serie di commenti, in particolare sull’argomento della “FEDE”, che mi hanno indotto a rivedere le mie posizioni al riguardo.
La mia educazione religiosa (prettamente Cattolica) mi aveva insegnato che la “FEDE” è un “dono” del Signore ma, nel corso della mia vita ( a seguito della progressiva perdita di tutti i membri della mia famiglia d’origine: i miei tre fratelli, i miei tre amici-fratelli ed infine la mia amata Sposa) mi ero allontanato da questo orientamento.
Alla luce di tali commenti, ho affrontato il problema con una nuova predisposizione d’animo e, nelle mie ricerche, mi sono imbattuto in un “sonetto” del grande poeta “romanesco”, Trilussa: “LA FEDE”, che ha portato nuova luce alle mie convinzioni.

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LA FEDE
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Quella Vecchietta ceca, che ‘ncontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse : “Si la strada nu’ la sai,
te ciaccompagno io, chè la conosco.
Si ciai la forza de venimme appresso,
de tanto ‘n tanto te darò ‘na voce
fino là ‘n fonno, dove cè ‘n cipresso,
fino là ‘n cima, dove cè la Croce…”
Io risposi: “Sarà… ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede… ”
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: “Cammina!”
ERA LA FEDE

(Trilussa)

TRILUSSA

La lettura di quei versi, semplici ed umani, è valsa più di cento “sermoni”.

Proseguendo nelle ricerche, ho scoperto che nel 1976, l’allora patriarca di Venezia, cardinale Albino Luciani, raccolse in un volume (per le Edizioni Messaggero di Padova) le lettere immaginarie scritte fra il 1971 ed il 1975 a personaggi storici o della letteratura: da Penelope a Mark Twain, da Maria Teresa d’Austria a Figaro, da Pinocchio a Trilussa, da Scott a Ippocrate, da Quintiliano a Marconi, da Hofer a Goldoni, da santa Teresa a Goethe, da san Bernardino a Marlowe, per finire con Gesù.

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Papa Luciani presenta “LA FEDE” correggendo Trilussa (1976)
(Il libro è stato un grande successo editoriale, tradotto in numerose lingue).
http://www.gliscritti.it/blog/entry/1800
Riprendiamo sul nostro sito due testi di Papa Luciani, il primo da “Illustrissimi”, scritto quando non era ancora pontefice (1971), ed il secondo dall’Udienza Generale del 13 settembre 1978. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la loro presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Questi scritti mettono in luce lo stile di Luciani, acculturato ma allo stesso tempo semplice e diretto.
I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

il Centro culturale “Gli scritti” (27/1/2013)

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Questa scoperta mi ha molto contrariato, particolarmente perché ho ritenuto il commento “ingeneroso”, in quanto anteponeva le “esigenze curiali” alla ”umanità” del messaggio, ben più “semplice e diretto” di quello contenuto nella sua “lettera”.
Infine, ho scoperto che durante il breve (gg.33) pontificato dell’ormai Papa Luciani (Giovanni Paolo I), questi, nell’Udienza Generale del 13 settembre 1978, declamò personalmente il sonetto “LA FEDE” quale omaggio all’autore, omettendo qualsiasi cenno a quanto aveva scritto nella sua lettera del 1971. L’evento fu ripreso e trasmesso dal Telegiornale di RAI 2.
https://www.youtube.com/watch?v=9jYFyfrphVo

A seguire: stralcio del 1° testo del Cardinal Luciani con le mie “chiose”.

Giovann Paolo I

1/ Nel cuore del mistero, da “Illustrissimi”

di Albino Luciani (1° testo): stralcio dal testo con alcuni commenti (riportati in “grassetto-rosso”) di  NIKISA, amministratore del presente “sito”.
www.isabelarte.it

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Caro Trilussa, ho riletto la poesia melanconicamente autobiografica, in cui racconti di esserti sperso, di notte, in mezzo al bosco, e lì incontri una vecchietta cieca, che ti dice: “Se la strada nun la sai, te ciaccompagno io, che la conosco!”Sorpresa tua: ” Trovo strano che me possa guidà chi nun ce vede”.

… OMISSIS …

Una madre narra al suo figliolo di anni suoi lontani, di sacrifici sostenuti per proteggerlo, guarirlo e conclude: “Mi credi? E ricorderai quanto ho fatto per amor tuo?”. “Come posso non crederti? – risponde il figlio – e farò quanto posso per non essere indegno dell’amore che mi hai portato!”. Questo figliolo oltre che fiducia, deve far nascere in sé, per sua madre, anche tenerezza e amore; solo così possono venire uno slancio di dedizione e un impegno di vita.

La fede in Dio è qualcosa di simile: è un sì filiale, detto a Dio, che racconta a noi qualcosa della propria vita intima; sì alle cose narrate e insieme a Colui che le narraChi lo pronuncia deve non solo avere fiducia, ma anche tenerezza e amare e sentirsi piccolo figlio, ammettendo: io non sono il tipo che sa tutto,  che dice l’ultima parola su tutto, che verifica tutto.

Dalla lirica “RIFUGI PERICOLOSI” di Nicolò (vds. nel sito):
L’uomo ha ricevuto dalla divinità un grande “dono”: quello della “fede”; NIKISA si domanda: perché a lui questo dono non è stato concesso? Deve dunque “acquistarlo”? E con quale moneta?
E’ LEGGITTIMA LA DOMANDA ?

 

… OMISSIS …

Qui siamo nel cuore del mistero. Cos’è infatti, e come opera questa grazia di Dio? Com’è difficile il dirlo! Supponi, Trilussa, che l’incredulo sia un dormiente; Dio lo sveglia e gli dice: esci dal letto! Supponi che sia un malato; Dio gli mette in mano la medicina e gli dice: prendila! Sta di fatto che chi non crede, d’improvviso, senza che ci abbia pensato, si trova ad un certo momento a riflettere su problemi d’anima e di religione, è potenzialmente disponibile per la fede.

ed il “LIBERO ARBITRIO” che fine ha fatto ?

… OMISSIS …

Si spiega così come, nel credere, c’è tutta una gamma che va da chi non ha mai avuto fede, a chi l’ha in misura insufficiente, ai tiepidi e rachitici nella fede, fino a quelli che hanno una fede fervente ed operosa.

dunque chi non ha “FEDE” o l’ha in minor misura e’ un “menomato” ?

Ma si spiega fino ad un certo punto soltanto, caro Trilussa. Perché alcuni di noi non credono? Perché Dio non ci fece la grazia. Ma perché non ci fece la grazia? Perché non corrispondemmo alle Sue ispirazioni. Perché non corrispondemmo? Perché, essendo liberi, abusammo della libertà. Perché abusammo della libertà? Qui è il duro, caro Trilussa, qui rinuncio a capire. Qui, invece che al passato, amo pensare all’avvenire e decido di seguire l’invito di Paolo: “Vi esortiamo a non ricevere invano (in avvenire) la grazia di Dio”.

e ritorniamo al “LIBERO ARBITRIO”: se la “LIBERTÀ” si  esercita in piena coscienza ed onestà d’intenti, perché si deve essere “penalizzati” ? Sembra proprio una “minaccia velata”

Caro Trilussa! Il Manzoni definisce “giocondo prodigio e convito di grazia” il ritorno dell’Innominato alla fede. Se n’intendeva, era “ritornato” anche lui. Si tratta di un convito sempre imbandito e aperto a tutti. Per quanto mi riguarda, io cerco di approfittarne tutti i giorni, rimettendo in piedi oggi la vita di fede buttata giù coi peccati di ieri. Chissà se i cristiani che, come me, si sentono ora buoni, ora peccatori, con me accetteranno di fare i “bravi convitati”?

sotto metafora: forse “SIAMO PRESI PER LA GOLA” ?

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2/ Catechesi di Giovanni Paolo I
nell’Udienza generale del mercoledì 13 settembre 1978 (2° testo)
http://www.gliscritti.it/blog/entry/1800

Non vado oltre con i “commenti”, credo di aver già detto troppo.
Non pretendo di aver ragione: sono un semplice “mortale” fallibile.
Però lo sono anche coloro che predicano le loro “verità ecclesiali (dogmatiche)”, rifugiandosi dietro una “ispirazione divina”.
Sono forse dei “privilegiati” , che possiedono la “verità” e quindi hanno il “compito” di orientare gli “sprovveduti”?                                                                                                                                                                                                                       
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SI VOLVIERAS A MI

a Isabella da Nicolò

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SI VOLVIERAS A MI

(lettera aperta a Isabella)

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Amore mio, alla vigilia del mio ingresso in clinica (per un piccolo intervento), la mia mente si affolla di “ricordi” … del tempo felice che abbiamo trascorso insieme … degli “anni dell’incanto” del nostro pensionamento.
Così ho deciso di scriverti una “lettera” (sai che non è mai stato il mio forte), per darti un “arrivederci” al mio ritorno a casa.
So che non sarebbe stato necessario perché tu vegli su di me e mi segui in tutte le mie peripezie, ma mi faceva piacere scriverti.
Nel frattempo ascoltavo la radio, quando mi ha rapito una musica che m’ha incantato: hanno trasmesso la canzone “SI VOLVIERAS A MI” di Josh Groban, che tu già conosci perché ho corredato qualche mia lirica a te dedicata con qualche altro suo “brano”: ho interrotto la scrittura ed ho ascoltato estasiato musica e parole.
Ho deciso, quindi, di fare qualche ricerca in proposito: ho trovato il Video, il Testo originale ed ho provveduto a farne la traduzione.
A questo punto ho ritenuto che non potevo aggiungere altro a quelle bellissime parole ed ai “sentimenti” che esprimevano, così mi limito a trasmetterti questo messaggio in accompagnamento a quanto il caso (???) mi ha porto con tanto AMORE, insieme ad un caldissimo e nostalgico abbraccio di questo LUPO SOLITARIO alla sua amatissima LUNA.

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¡ ¡ ¡ TI AMO … TI AMO … TI AMO !!!

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In Roma, il 15 settembre del 2014 alle ore 21,30

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SI VOLVIERAS A MI (canta Josh Groban)
https://www.youtube.com/watch?v=lQbVoSvhwxs (Video con Testo)

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SI VOLVIERAS A MI

Como sobrevivir
como calmar mi sed.
¿ Como seguir sin ti ?
¿ Como saltar sin red ?
Con ese adiòs tan salvaje y cruel
me despojaste la piel:
no hay eternidad en final se quedo
y un desierto es mi corazon.
Ay, si volvieras a mi
¡ encenderìa el sol mil Primaveras !
Si regresaras por mi
serìa un milagro cada beso que me dieras
Pero hoy te vas
y no hay vuelta atràs
¿ Que habrà despues de ti ?
Màs que estas làgrimas,
si hasta la lluvia en el jardin
toca mùsica sin fin
sombria y tràgica
Hoy, de rodillas, le pido a Dios
que por el bien de los dos
algo en tu pecho sé quiebre al oir
a este loco que se muere de amor
Ay, si volvieras a mi
¡ encenderìa el sol mil Primaveras !
si regresaras por mi
seria un milagro cada beso que me dieras
Pero hoy te vas
y no hay vuelta atràs.
Y desataste un huracàn,
fuego y furia de un volcàn
que no se apaga …
Como olvido que fui
esclavo de ti …
¡ Ya no puedo màs !
Ay, si volvieras a mi vida,
¡ ay si volvieras !
Si regresaras por mi
serìa feliz otra vez
PERO HOY TE VAS
Y NO HAY VUELTA ATRÀS

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SE RITORNASSI DA ME

Come sopravvivere,
come calmare la mia sete.
¿ Come posso vivere senza di te ?
¿ Come posso superare gli ostacoli ?
Con questo addio selvaggio e crudele
mi spogliasti della pelle:
non c’è eternità se giungo alla fine
con il cuore sconsolato.
Oh, se tu tornassi da me
¡ il sole si accenderebbe di mille primavere !
Se tu ritornassi da me
ogni bacio che mi daresti, sarebbe un miracolo.
Ma sei andata via
e non puoi tornare indietro.
¿ Cosa ci può essere dopo di te ?
Oltre queste lacrime,
persino la pioggia nel giardino
suona una musica infinita
confortevole e tragica
Oggi, in ginocchio, chiedo a Dio
che per il bene di noi due
si taccia i tuo cuore, per ascoltare
questo pazzo che muore d’amore.
Oh, se tu potessi tornare da me
¡ il sole si accenderebbe di mille primavere !
se tu ritornassi da me
ogni bacio che mi daresti, sarebbe un miracolo.
Però oggi non ci sei più
e non puoi tornare indietro.
Tu scatenasti un uragano,
il fuoco e la furia di un vulcano
che non si spegne …
Come dimenticare che ero
schiavo di te …
¡ Non ce la faccio più !
Oh, se tu tornassi nella mia vita,
¡ oh se ritornassi !
Se tornassi indietro per me
sarei felice ancora una volta.
PERÒ SEI ANDATA VIA
E NON SI PUÒ TORNARE INDIETRO.

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(libera traduzione di Nicolò)

IL MIO ANGELO CUSTODE

IL MIO ANGELO CUSTODE

UN UOMO FORTUNATO

a Isabella da Nicolò
UN UOMO FORTUNATO

UN UOMO FORTUNATO

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UN UOMO FORTUNATO

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Sono un uomo fortunato,
ma per questo ho pagato,
la mia vita è stata dura,
ma non ho avuto paura.
L’ho affrontata a viso aperto
e dal Cielo m’hanno coperto:
ho passato Buono e  Brutto
e ho  gustato proprio tutto.
Io sono giunto sulla terra
quando già c’era la Guerra
ed ho vissuto il suo “dopo”
contentandomi del “poco”.
Poi lentamente siam risorti
e scomparsi erano i “morti”,
poi … di nuovo lo sfacelo …
s’era addormentato il cielo !
Furon detti “anni di piombo”
e facemmo un grande “tonfo”;
poi … abbiamo ricominciato
ed il “passato” … dimenticato.
Ma … nel corso degli eventi,
mentre io stringevo i denti …
un gran colpo di Fortuna …
ho incontrato la mia Luna.
Io, ch’ero un Lupo Solitario,
con un salto straordinario,
rinunciai al mio “romitaggio”
e raggiunsi il “salvataggio”.
Mèrito fu d’un grande”Amore”
che riuscì a riempirmi il cuore,
e della mia adorabile Isabella
che inventò una “marachella”
per portare un Lupo Solitario
e rivedere il suo “inventario”,
… l’inventario della sua vita
già trascorsa con gran fatica.
Così rievocarono i suoi occhi
i suoi giochi … i suoi balocchi.
Tutto ciò ch’era apparso “nero”
non lo era stato per davvero :
per comporlo scienza insegna
che è l’iride che lo disegna
e il concorso dei suoi colori
gli permette di uscire fuori.
Basta solo desiderarlo …
è l’Amore che può farlo:
io l’Amore l’ho incontrato.
poi … ahimé, si è involato.
Ma tutto quello che ho imparato
è stato Amore che l’ha insegnato.

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in Roma, mercoledì 10 settembre 2014, ore 04,30

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COMMENTO: dell’Autore
Questo Autore apprende la scomparsa di “nonna Calò”,  madre della loro cara amica (e medico di famiglia) Lina Cocita, e rimane profondamente addolorato dalla notizia.
Gli tornano in mente le visite fatte alla “famiglia Cocita” insieme alla propria defunta Sposa Isabella.
In queste circostanze , come anche nelle occasionali riunioni conviviali, “nonna Calò” era sempre presente ed illuminava con la sua “dolcezza” e la sua “saggezza” tutti i convenuti.
E la commozione dell’Autore si trasforma in versi! così le dedica questa sofferta lirica affinché la memoria di “nonna Calò” rimanga “indelebile” in questo Mondo che l’ha accolta, “ospite prezioso”, per il tempo mortale che le fu concesso.
Ciao “nonna Calò”, hai raggiunto tutti i nostri “cari” che ci hanno preceduto in un percorso che per noi ancora non si è concluso e che ci porterà a riunirci per l’Eternità in un “Mondo Ultraterreno”, in una Dimensione finalmente “incorruttibile”.


RICORDO DI NONNA CALO’

a Lina Cocita e famiglia da Nicolò
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RICORDO DI NONNA CALO’

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CIAO nonna Calò, tu sei partita,
abbandonasti serena questa terra,
lasci un vuoto che non si può colmare,
ma ora sei in un Cielo che è una Serra.
Ci manca il tuo sorriso accattivante,
la tua saggezza della tua terra antica,
la tua serenità che a tutti noi elargivi,
il tuo sguardo che diceva: “ssabinidica”(*).

Ti ha accolto il Mondo Ultraterreno
dove ti aspettava l’amorevole tuo Sposo,
dove prima o poi tutti noi ci riuniremo,
per godere tutti insieme del Parnaso.
Ora farai quattro chiacchiere con Isa,
ricordando le serate che passammo
nella serenità di riunioni familiari
che ci facevano obliare ogni affanno.
Di lassù ora continuerai a benedirci,
dandoci forza per continuar la strada
che si deve ancor percorrere sulla terra
prima che la nostra vita mortale scada.
Il “domani” in cui crediamo ci consola,
però rimane viva la nostra sofferenza,
il dolore intimo della tua figliola Lina
e delle nipoti a cui pesa la tua assenza.
Nonna Calò, tutti ti hanno voluto bene,
la tua dolcezza t’ha fatto sempre amare,
ed aspettiamo il tempo in cui sarà deciso
che nell’Eternità noi ci potremo radunare

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in Roma, venerdì 5 settembre  2014 alle ore 19,20

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(*): “ssabinidica
Sulla genesi di tale parola sono state formulate varie ipotesi; una delle più probabili è la derivazione dall’espressione usata dai Siciliani musulmani (Sigilli) all’epoca dell’Emirato di Sicilia “As-Salam alaikum wa rahmatu Llahi wa barakatuhu!” traducibile con “A te la pace di Dio, che egli si prenda cura di te” (in siciliano “A tìa l’abbentu dô Signuri, e ca iddu si pigghiassi cura di tia”).
da Wikipedia

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COMMENTO: dell’Autore
Questo Autore apprende la scomparsa di “nonna Calò”,  madre della loro cara amica (e medico di famiglia) Lina Cocita, e rimane profondamente addolorato dalla notizia.
Gli tornano in mente le visite fatte alla “famiglia Cocita” insieme alla propria defunta Sposa Isabella.
In queste circostanze , come anche nelle occasionali riunioni conviviali, “nonna Calò” era sempre presente ed illuminava con la sua “dolcezza” e la sua “saggezza” tutti i convenuti.
E la commozione dell’Autore si trasforma in versi! così le dedica questa sofferta lirica affinché la memoria di “nonna Calò” rimanga “indelebile” in questo Mondo che l’ha accolta, “ospite prezioso”, per il tempo mortale che le fu concesso.
Ciao “nonna Calò”, hai raggiunto tutti i nostri “cari” che ci hanno preceduto in un percorso che per noi ancora non si è concluso e che ci porterà a riunirci per l’Eternità in un “Mondo Ultraterreno”, in una Dimensione finalmente “incorruttibile”.

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