AMORE MI MANCHI

a Isabella da Nicolò

AMORE MI MANCHI

AMORE MI MANCHI

AMORE MI MANCHI

Io scrivo …
di Te … di Me … di Noi …
perché Io Ti cerco …
perché Tu mi vuoi …
! OVUNQUE TU SEI … MI MANCHI !
Il mio Amore per Te
oggi per Me è Universale …
domani ci ritroveremo…
avrà fine il mio male !
Oggi il mio cuore
è chiuso nel gelo…
ma ci riuniremo.
! Credo ancora nel Cielo !

in Roma, sabato 29 di marzo del 2014 alle ore: 20,00

Amore mi manchi

Amore mi manchi

COMMENTO: dell’Autore

L’Autore, navigando nella Rete, ha incrociato la canzone: “C’È UN CUORE CHE BATTE”, un’ angosciata dichiarazione d’Amore di Antonello Venditti.
Il suo lamento apparentemente è indirizzato alla sua amata città, ma le parole lo tradiscono perché sembra che Roma si confonda con una sconosciuta figura femminile che ha lasciato una profonda traccia nel suo cuore: probabilmente Antonello, nel suo sofferente “raptus” poetico, ha inconsciamente mescolato i suoi sentimenti.
Questo Autore, nel leggere il testo, ha colto questa “dicotomia” (che pure alberga nel suo animo) e, di getto, ha composto questa breve lirica, indirizzata alla sua amata Sposa Isabella che lo ha preceduto nel “Mondo Iperuranio”, dove lo attende per continuare a vivere, nuovamente insieme in un “mondo incorruttibile”, la loro favola d’Amore nata nel “caduco mondo” dei mortali.

C’È UN CUORE CHE BATTE (Video)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=gedfYCnByj0#t=16
(canta Antonello Venditti)

C’È UN CUORE CHE BATTE
(Antonello Venditti)
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Io esco di casa ed è già mattino
e Villa Borghese è ancora un giardino,
c’ è un fiume che passa nel cuore di Roma,
mi fermo sul ponte ed io ti amo ancora.
C’è rabbia al confine di questo quartiere,
se esci di casa la puoi respirare:
c’ è un fiume di gente nel cuore di Roma
che vive e che soffre ed io ti amo ancora.
Amore mi manchi, Amore che fai,
in questo deserto almeno ci sei …
c’ è un cuore che batte nel cuore di Roma
che vive e che perde ed io ti amo ancora …
c’ è un cuore che batte nel cuore di Roma
che vive e che soffre ed io ti amo ancora.
Ed è primavera … l’oleandro e l’alloro…
l’inverno è passato … sei ancora da solo …
C’ è un cuore che batte nel cuore di ognuno
io credo nel mondo io credo nel cielo.

L’ABBRACCIO

a Isabella da Nicolò
L'ABBRACCIO pag.1

L'ABBRACCIO pag.1

ABBRACCIAMI pag.2

ABBRACCIAMI pag.2

L’ABBRACCIO

a Isabella da Nicolò

Ciao mia Luna … sono il tuo Lupo
che or t’invoca col suo canto,
oggi son rinchiuso nella tana
con il cuore triste e affranto.
Son tornati i “CAVALIERI”:
primo è l”AGORAFOBIA”
e lo segue, a lui  vicino,
il secondo, l”ABULIA”.
In agguato son gli altri due
per entrare nella tenzone:
terzo, la subdola “APATIA”,
quarto é  la “DEPRESSIONE”.
Questo stadio di sofferenza
mi allontana dagli Amici
e qualcuno già diserta …
ed io ne perdo i benefici.
Lo confesso, è mia la colpa,
ché ciascuno ha problemi,
non li posso addolorare
con il peso dei miei temi.
Dammi aiuto Amore mio,
scuoti questa roccia stanca
col soccorso del tuo Amore
dammi la forza che manca.
Dammi ora il tuo “Abbraccio”
che travasa quella tua forza,
che mi empie cuore e mente,
che il mio spirito rafforza.

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in Roma, domenica 23 di marzo del 2014 alle ore 16,00
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COMMENTO dell’autore : L’Autore si rende conto che sta cadendo di nuovo preda dei “QUATTRO CAVALIERI” (vds. lirica marzo 2012) e, quale “chiocciola” impaurita, si rifugia tremebondo nel suo guscio. Eppure egli è conscio che deve reagire, che non deve cedere le armi e, da vecchio soldato, deve raccogliere le sue ultime forze e combattere contro il “Fato” crudele che lo ha colpito così duramente. Per questo il “Lupo Solitario” chiede ancora aiuto alla sua “Luna” che sempre, nei frangenti tempestosi della vita che hanno condiviso, gli è stata di sostegno con il suo Amore e la sua Dedizione.

ABBRACCIAMI

a Isabella da Nicolò

Abbracciami mio dolce Amore!
Abbracciami con tutto il cuore.
Sol dalle braccia tue nascon le gioie mie.
Perso nel tuo abbraccio il mio dolore io scaccio.
L’abbraccio mi dà vita, senza, per me é finita.
Tutti gli abbracci miei
si fondono con i tuoi …
seguiamo ad abbracciarci,
così ancor potremo amarci.

in Roma, martedì 13 settembre 2011 alle ore 02,15
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ABBRACCIAMI (canta Julio Iglesias)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=nGhdjeCzCwU 1 https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=FesIwQ9Pujk 2

Adattamento italiano

La versione italiana di “Abbracciami”, uscita nel 1978, fa parte dell’album “Sono un pirata, sono un signore”, e corrisponde all’originale “Abrazame” (R.Ferro-J.Iglesias 1975) solo dal punto di vista melodico. Il testo, infatti, adattato in italiano da Gianni Belfiore, non parla più di un amore finito, ma piuttosto di un grande Amore perduto e che ora l’amante sopravvissuto rivive angosciato nella “fantasia”, dove possono ancora confidarsi tra loro. Musicalmente, cambiano alcuni arrangiamenti e manca la parte iniziale e finale.
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ABBRACCIAMI
(R. Ferro-G. Belfiore 1978)

Abbracciami…
C’è poco da capire… Solo abbracciami…
Un ora può valere molto se ci da felicità.
Abbracciami…
Le cose belle quelle che ti piacciono,
se non le aspetti poi le trovi lì …
Abbracciami … Abbracciami …
e lascia che il tuo corpo voli libero.
Mi sembra di conoscerti da un secolo…
Il resto conta poco… Forse no…
Abbracciami…
e getta al mare e al vento l’inquietudine!
Parlare dopo tanta solitudine…
io le parole giuste non le so.
Abbracciami!
C’é poco da capire… Solo abbracciami…
La voglia che mi prende e mi sale su …
me la dai tu.
Abbracciami!
La notte di segreti non ne avrà.
Il sole è alto ormai sulla città.
Abbracciami!
Abbracciami …
e lascia che il tuo corpo voli libero.
Mi sembra di conoscerti da un secolo…
Il resto conta poco… Forse no…
Abbracciami …
e getta al mare e al vento l’inquietudine!
Parlare dopo tanta solitudine…
Io le parole giuste non le so.


PARALLELISMO SUI “4 CAVALIERI” (interpretazione)
I Cavalieri dell’Apocalisse sono quattro figure simboliche introdotte nell’Apocalisse di Giovanni Evangelista (6/1-8), successivamente presenti nella cultura medievale, fino a quella contemporanea. Secondo molti esegeti essi rappresentano forze negative che aggrediscono l’umanità. In una lettura semplificata, molto diffusa, ognuno di essi sarebbe legato a un male che tormenta l’umanità e cavalcherebbero sulla terra il giorno dell’Apocalisse dando inizio alla Fine del Mondo. L’Autore nel suo doloroso percorso di vita ha cominciato ad intravedere un Mondo di Ombre, che man mano si vanno delineando, fino a configurare ai suoi occhi l’immagine dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse
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APOCALISSE: 6. I-VIII “ I-II : Poi, quando l’Agnello aprì uno dei sette sigilli, vidi e udii una delle quattro creature viventi, che diceva con voce come di tuono: «Vieni». Guardai e vidi un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco; e gli fu data una corona, ed egli venne fuori da vincitore, e per vincere.” “III-IV : Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii la seconda creatura vivente che diceva: «Vieni». E venne fuori un altro cavallo rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada.” “V-VI : Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii la terza creatura vivente che diceva: «Vieni». Guardai e vidi un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii come una voce in mezzo alle quattro creature viventi, che diceva: «Una misura di frumento per un denaro e tre misure d’orzo per un denaro, ma non danneggiare né l’olio né il vino».” “VII-VIII : Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce della quarta creatura vivente che diceva: «Vieni». Guardai e vidi un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava si chiamava Morte; e gli veniva dietro l’Ades. Fu loro dato potere sulla quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la mortalità e con le belve della terra”
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L’Autore, nel processo introspettivo del suo malessere, associa i Cavalieri ai vari sintomi che, con lo scorrere del tempo, si manifestano e nella sua mente e sviluppa fra loro un parallelismo: • nel 1° Cavaliere sul cavallo bianco, che per la tradizione rappresenta “la Pestilenza” (paura del contatto umano e del contagio) individua “l’Agorafobia” (paura della piazza): è la sensazione di paura o grave disagio che un soggetto prova quando si ritrova in ambienti non familiari ed il timore di non riuscire a controllare la situazione lo porta a desiderare una via di fuga immediata verso un luogo da lui reputato più sicuro; • nel 2° Cavaliere sul cavallo rosso, che per la tradizione rappresenta “la Guerra” (vittoria di una parte su un’altra), individua “l’Abulia”: è un attacco alla volontà dell’uomo che provoca la resa e la rinuncia alle decisioni, fino al trionfo della pigrizia spirituale; • nel 3° Cavaliere sul cavallo nero, che per la tradizione rappresenta ”la Carestia” (perdita di beni e di risorse), individua “l’Apatia”: è uno stato d’animo nel quale si perde qualsiasi tipo di sentimento verso altre persone e/o verso il mondo esterno; • nel 4° Cavaliere sul cavallo giallastro, che per la tradizione rappresenta “la Morte” (distruzione della vita), individua “la Depressione”: è uno stato di abbattimento che talvolta si associa a pulsioni di tipo suicida o autolesionista.

… E MI MANCHI AMORE MIO

… E MI MANCHI AMORE MIO (pag.1)

… E MI MANCHI AMORE MIO (pag.1)

IN ASSENZA DI TE (pag.2)

IN ASSENZA DI TE (pag.2)

… E MI MANCHI AMORE MIO

a Isabella da Nicolò

Ciao Amore,
sono sulla metropolitana e mi sto recando al Circolo Ufficiali dell’Esercito, dove ieri sera ho assistito alla conferenza “L’EURO, TRA OCCUPAZIONE E CRESCITA”, tenuta dal Prof. Marcello Missori, Docente di Economia al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università “LUISS” di Roma.
Ho utilizzato la tua vecchia FIAT 500 (1969), in cui ancora aleggia la tua presenza e che conservo gelosamente.
Strada facendo, però, l’automezzo ha cominciato a fare i capricci e così, per non sforzarla, ho deciso di lasciarla nel parcheggio del Circolo e stamani ho chiamato l’assistenza ACI per il suo recupero.
Durante il viaggio in Metro, è salita una zingara con il figliolo di circa 8 anni, uno splendido bambino dal viso aperto e sorridente; mentre il ragazzino si occupava della questua, la madre, accompagnata da una base registrata, ha cantato la struggente canzone di Laura Pausini “IN ASSENZA DI TE” che io, nell’estate del 2012, ti dedicai a corredo della mia lirica “FESTA DELL’AMICIZIA”, in occasione di una cena che offrii nella nostra casa ai cari amici Rosalba e Stefano ed a Carmela e Santino, presenti anche loro alla Conferenza di ieri sera.
Questa strana coincidenza mi ha profondamente turbato e, con voce rotta dalla commozione, ho voluto ringraziare la zingara per il “dono” che mi aveva fatto, illustrandole il motivo della mia emozione; nel frattempo il convoglio aveva effettuato la fermata e la donna con il figliolo sono scesi, inviandomi un affettuoso saluto, colpiti anch’essi dalla strana casualità di questo incontro fortuito.
L’occasione del recupero della tua vecchia auto ti ha permesso, tramite la zingara, di restituirmi la canzone che ti avevo dedicato 2 anni prima.
! GRAZIE !
In questi inconsueti avvenimenti io ravvedo ulteriori prove del legame che ci unisce indissolubilmente, anche se oggi viviamo in due diverse Dimensioni: le nostre Anime compongono ancora un’unica Unità, che nessuno potrà mai disgiungere e attendono solamente di tornare ad accompagnarsi nel Mondo Iperuranio dove TU “pazientemente” attendi il mio “impaziente” arrivo.
ANCORA GRAZIE AMORE MIO
Tutti i giorni che passo in questo “Tempo”, che sembra scorrere con esasperante lentezza, ti sento sempre accanto a me, fidente che il momento in cui la nostra unità sarà ricomposta è sempre più prossimo.
A presto Amore mio. Il tuo sempre innamorato NICHI.

In Roma, il 13 di marzo del 2014 alle ore 21,40

FIAT500

FIAT500 (1969)

IN ASSENZA DI TE
(testo Cheope-Pausini, musica A. Galbiati)

https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=n11MOmAt6Fc

Io come un albero nudo senza te,
senza foglie e radici ormai
abbandonato così,
per rinascere mi servi qui.
Non c’è una cosa che non ricordi noi
in questa casa perduta ormai
mentre la neve va giù,
è quasi natale e tu non ci sei più.
E mi manchi amore mio,
tu mi manchi come quando cerco Dio,
e in assenza di te
io ti vorrei per dirti che
tu mi manchi amore mio.
Il dolore è forte come un lungo addio
e l’assenza di te
è un vuoto dentro me
perché di noi è rimasta l’anima
ogni piega, ogni pagina.
Se chiudo gli occhi sei qui
che mi abbracci di nuovo così
e vedo noi stretti dentro di noi
legati per non slegarsi mai.
In ogni lacrima tu sarai
per non dimenticarti mai
e mi manchi amore mio
così tanto che ogni giorno muoio anch’io.
Ho bisogno di te
di averti qui, per dirti che
tu mi manchi amore mio
il dolore è forte come un lungo addio
e in assenza di te
il vuoto è dentro me.
Tu mi manchi amore mio
e mi manchi come quando cerco Dio,
ho bisogno di te
di averti ancora qui con me.
E mi manchi amore mio
così tanto che vorrei seguirti anch’io
e in assenza di te
il vuoto è dentro me.
Grido il bisogno di te
perché non c’è più vita in me,
vivo in assenza, in assenza di te.
La musica è composta da Antonio Galbiati; il testo è scritto da Laura Pausini e Cheope (*)
(*) nome d’arte di Alfredo Rapetti Mogol (Milano 1961), paroliere e pittore italiano:
è nipote e figlio d’arte: il nonno, Mariano è stato il paroliere di canzoni come “Vecchio scarpone”“Le colline sono in fiore”, mentre il padre Giulio, in arte Mogol e anch’egli paroliere, è diventato celebre grazie al sodalizio artistico con Lucio Battisti.

CHI CIÀ PANE … NUN CIÀ DENTI

poesia esistenziale

CHI CIÀ PANE ... NUN CIÀ DENTI pag.1

CHI CIÀ PANE ... NUN CIÀ DENTI pag.1

Commento pag.2

Commento pag.2

Commento pag.2

Notizie pag.3

Notizie pag.3

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CHI CIÀ PANE … NUN CIÀ DENTI

poesia esistenziale
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E’ proprio vero … che ce voi fa’,
la vita è stramba , devi sopporta’.
Er fonnamento vero dell’Amore
ce lo devi d’ avé drento der core.
Vedo coppie che se litigheno
solo pe’ due o tre fregnacce,
nissuno de loro se sacrifica
pe’ paura de fa’ figuracce.
Prima l’Amore pare eterno,
poi ‘nvece diventa “Inferno”:
solo “er dà e l’avé” è tutto …
e così se vive “bono e brutto”.
Er sacrificio dev’esse’ d’entrambi
pe’ pote’ poi accettà li scambi,
“oggi se dà e domani se riceve”:
ecco ciò che ciascheduno deve.
Noi nell’Amore sempre emo vissuto
perché “bene e male” emo goduto,
ma er Fato boja ce scambiò le carte,
aiutato dar complice suo, la Morte;
rapirono la Sposa mia adorata …
fu tradimento, fu ‘na cortellata.
Se li corpi mò nu’ stanno ‘nsieme,
l’anime nostre cortivano la speme
che ‘n giorno ce potremmo rincontra’
pe’ dispetto de chi nun ce vo’ sta’,
de quelli che, sì cianno li denti,
ma rifiutano er pane … deficenti!
Io che so’ vivo e che ciò li denti
ho perso però er pane … accidenti!
Quelli che ‘nvece er pane celanno
sprecano l’AMORE e nun lo sanno.

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a Roma, er 27 de febbraro der 2014, a le tre de notte

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COMMENTO :
L’Autore è profondamente turbato dal diffondersi sempre più preoccupante del “fenomeno” delle tante coppie che si separano, per motivi vari che vanno dal futile al serio. È sua convinzione che le cause sono da ricercarsi non tanto in una crisi dell’istituzione matrimoniale, quanto nella leggerezza con cui i giovani d’oggi affrontano la vita coniugale che intraprendono sull’onda dell’entusiasmo, senza considerare che l’impegno a cui vanno incontro deve cementare due vite mediante una fusione intima di anima e di corpo, il cui collante non può essere altro che l”AMORE” sincero.
Questo Amore, nel tempo, dovrà però consolidare le sue fondamenta, oltre che nel “Sentimento Puro”, nella generosità, nella comprensione, nella gioia del donare e non solo ricevere, nella complicità … insomma nella completezza del l“AMORE VERO”, sì da trasformare una “coppia” in una “unità”, ossia in “due corpi e un’anima”.
Indubbiamente “questo Amore” oggi è minato da un dilagante decadimento morale, aggravato da un diffuso egoismo, elementi questi che sembra vogliano diventare i protagonisti di questo millennio appena iniziato.
Fabrizio de Andrè, con la peculiare sensibilità dei poeti, ha saputo cogliere, con mezzo secolo di anticipo, questo triste “fenomeno” che oggi incombe sulla nostra società “consumistica”, dove anche l”Amore” è stato posto sullo stesso piano dei “beni di consumo”, per il soddisfacimento “edonistico” dell”umanità”.
Fabrizio, dimentico della sua appartenenza di genere, leva un canto di dolore per l”Amore tradito” con un’ottica squisitamente femminile, mettendo in bocca ad una donna abbandonata il triste lamento di un“anima ferita”.

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https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=JAJEkDIp01w (video ufficiale)
https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=sxM8V6PmqjY
canta Fabrizio de Andrè
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LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO
(testo di Fabrizio de Andrè – 1966)

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l’amore che strappa i capelli
è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai .
Ma sarà la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada

che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

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LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO : Notizie
(testo di Fabrizio De André; musica di Georg Philipp Talemann)

« Molte delle canzoni scritte da Fabrizio sono reazioni a momenti particolari vissuti in famiglia o fuori: amori andati a male, amori finiti; uno qualunque certe cose se le trascina dentro, lui invece ha la genialità di riportarle nei suoi pezzi. “La canzone dell’amore perduto” l’ha scritta quando i giochi tra noi erano ormai fatti. Le cose andavano male, ma abbiamo continuato a vivere insieme perché ci volevamo ancora bene »

(Enrica “Puny” Rignon, prima moglie di Fabrizio

Questa “ballata” è una delle più famose della storia della musica italiana: lo testimoniano, tra gli altri, le interpretazioni di Donatella Moretti, Franco Battiato, Gino Paoli, Claudio Baglioni, Antonella Ruggiero, Mango.
“La canzone dell’amore perduto” è la storia di un amore ormai finito narrata dal punto di vista della donna, che accetta, rassegnata, la situazione:

“l’amore che strappa i capelli
è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.“

E anche se l’amato rimpiangerà la fine della passione, sarà solo per un attimo, fino a che perderà la testa per un’altra donna.

« Ma sarà la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d’oro,
per un bacio mai dato
per un amore nuovo »

De André depositò alla SIAE sia il testo che la musica a suo nome, nonostante quest’ultima fosse di Georg Philipp Talemann ( Magdeburgo 1681 – Amburgo 1767) , tratto dall’ Adagio del “Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo”.

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