IL DISTACCO

a Isabella da Nicolò

IL DISTACCO pag.1

IL DISTACCO pag.1

DIO COME TI AMO

Dio come ti amo Pag.2

IL DISTACCO

a Isabella da Nicolò

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Ciao Amor mio … quanto ti amo !
Ci siamo fatti sempre compagnia
con il nostro Amor Sacro e Profano,
che fu nutrimento della vita mia.
Poi la sorte crudele ti ha rapita,
invidiosa dell’Amore nostro,
ed il morbo che t’avea colpita
riservò a noi un destino fosco.
Tre anni durò la ferale malattia,
ed io cercavo di farmene ragione:
tu hai tentato di scacciarla via,
io invece come vincer la tenzone.
Tu, con la tua calma celestiale,
e forza di spirito indomabile
vivevi una lotta contro il male
per non piegarti all’inevitabile.
Comprendo che per te fu duro
donarmi forza e consolazione,
tu, che ormai eri priva di futuro,
m’invitavi a seguire la ragione.
Sempre serena, mai un lamento,
affrontavi la tua sinistra sorte:
bastava solo che fossi contento
e non temessi la parola “morte”.
Alla fine, dolcemente, tu passasti
dal sonno al cielo, senza un grido,
col dolce bacio che mi regalasti
nel letto che ancor con te divido.

in Roma, 23 febbraio 2014 alle ore 03,30
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http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=1oKgHyxhUCs
MINA canta “Dio come ti amo” (video “Mina Music Red”)

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DIO COME TI AMO
di Domenico Modugno
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Nel cielo passano le nuvole
che vanno verso il mare,
sembrano fazzoletti bianchi
che salutano il nostro amore.
Dio come ti amo!
Non è possibile
avere fra le braccia
tanta felicità,
baciare le tue labbra
che odorano di vento …
noi due innamorati
come nessuno al mondo
Dio come ti amo!
Mi vien da piangere,
in tutta la mia vita
non ho provato mai
un bene così caro,
un bene così vero.
Chi può fermare il fiume
che corre verso il mare,
le rondini nel cielo
che vanno verso il sole,
chi può cambiar l’amore
l’amore mio per te?
Dio come ti amo!
Dio come ti amo!
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COMMENTO al Video:

In questo video, la misura dell’Amore di Isabella e Nicolò è rappresentata dall’imponenza della natura mentre la tenerezza del loro sentimento si può cogliere nelle immagini dei particolari minimali che la compongono.
Il “video” scelto, spaziando con le sue immagini nell’ambiente polare di questo Mondo, rende visivamente il “gelo” che attualmente opprime l’animo dell’Autore, ma si redime evidenziando la sua aspirazione all’Amore Universale, che tutto redime e rende accettabile il nostro “OGGI”.
Il video chiude con una solitaria figura maschile, che osserva trepidante il mondo che lo circonda, nel quale Nicolò si immedesima, quasi riproduca la sua condizione di “attesa”del ricongiungimento con la sua amata Isabella.

IL LUPO INNAMORATO

a Isabella da Nicolò
IL LUPO INNAMORATO pag.1

IL LUPO INNAMORATO pag.1

la Leggenda del Lupo innamorato pag.2
la Leggenda del Lupo innamorato pag.2
Considerazioni sulla Leggenda pag.2

Considerazioni sulla Leggenda pag.3

La magia dell'ululato pag.4

La magia dell'ululato pag.4

IL LUPO INNAMORATO

a Isabella da Nicolò

Il Lupo solitario ulula nella notte,
non sa cosa gli manca, si lamenta,
vaga randagio, solo nella brughiera,
non sa che cosa cerca e si tormenta.
Così passan le ore finché fa giorno
e nel branco attende il nuovo buio
per riprendere l’ululato solitario …
non sa perché … non sa fare meglio.
Fugge il tempo e scorrono le notti
quando inaspettata trova compagnia:
la bianca Luna che, nel peregrinare,
lo ascolta muta finché il buio va via.
Così quel vuoto infine fu riempito,
il Lupo una compagnia ha trovato,
l’ululato si è trasformato in canto,
non è più solitario, s’è innamorato.

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in Roma il 15 di febbraio del 2014 alle ore 04,00

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LA LEGGENDA DEL LUPO INNAMORATO DELLA LUNA
Post n°17 pubblicato il 27 Maggio 2012 da <PerlaeAmore>
C’erano una volta due fratelli: il Sole e la Luna.
Essi facevano parte della schiera degli dèi immortali, a cui era stato affidato il compito di guidare il creato nel suo corso, … ed insieme si contendevano il cielo.
Il primo governava il giorno, la seconda la notte. Erano molto uniti ed il fratello amava la sorella tanto quanto la sorella amava il fratello.
Ma qualcosa opprimeva il cuore della Luna: per tutta la durata della sua vita aveva guardato il mondo solo dall’alto, senza mai potersi avvicinare al suolo. Gli altri dèi non avrebbero mai permesso che ella lasciasse la notte incustodita. E come ogni cosa proibita, la terra era per lei un richiamo irresistibile, che le straziava il cuore. Tutto ciò rendeva la Luna infelice e nemmeno il fratello riusciva a ridonarle il sorriso.
Così, un giorno, il Sole decise di aiutarla a scendere dal cielo, con la promessa che sarebbe tornata prima del calar della notte, così nessuno si sarebbe accorto della sua assenza. La Luna, felice, poté finalmente toccare quella terra, che per molto tempo aveva bramato. E fu proprio qui che ella incontrò il Lupo. Egli era molto bello, col pelo bianco e i muscoli possenti. Si guardarono per un attimo: gli occhi d’oro del Lupo incontrarono quelli d’argento della Luna. E fu così che il Lupo si innamorò della Luna. Ma egli non sapeva chi lei fosse ed ella dovette tornare nel cielo, come promesso. Così furono costretti a lasciarsi. Ma il Lupo aveva piantato nel cuore della Luna il germoglio del primo amore, così ella non poté dimenticarlo.
Il Sole si accorse del cambiamento avvenuto nel cuore della sorella e, quando vide il Lupo sulla terra cercare una bellissima fanciulla con occhi e capelli d’argento, capì cosa era accaduto.
Come si è già detto, il Sole amava molto la sorella e non poteva sopportare la sua infelicità. Fu così che decise che avrebbe aiutato il Lupo e la Luna ad incontrarsi. Essi si sarebbero visti di giorno, mentre il Sole distraeva gli dèi e gli uomini con la sua luce abbagliante. E così il Lupo e la Luna divennero amanti.
Il Lupo prese sembianze umane per poter amar meglio la Luna, ma così egli incominciò a invecchiare. La Luna non poteva sopportare di continuare a vivere mentre il Lupo moriva. Decise di rinunciare alla sua immortalità e di non tornare mai più in cielo.
Gli dèi si adirarono: non potevano sopportare un simile affronto, non potevano sopportare che uno di loro abbandonasse il suo compito per amore di un mortale. Essi punirono i due amanti: la Luna venne imprigionata per sempre nel cielo, con le stelle a sorvegliarla, e il Lupo fu condannato a chiamarla incessantemente con il suo malinconico ululato, ogni notte per tutta l’eternità.
Ancora una volta il Sole non poté sopportare la sofferenza della Luna. Egli convinse gli dèi a conceder loro la possibilità di incontrarsi ancora.
Per questo una volta al mese non si vede la Luna nel cielo perché ella scende sulla terra per incontrare il suo amato che solo in quella notte può riprendere una forma umana.
Ancora oggi, a distanza di secoli, il Lupo ogni notte rincorre la Luna nel cielo, senza mai poterla avvicinare.
Ancora oggi la Luna guarda dall’alto, infelice e pallida, il suo Lupo cercarla e aspetta con ansia la notte in cui potrà stringersi di nuovo al suo petto.
Ancora oggi, a distanza di secoli, l’amore della Luna per il Lupo e del Lupo per la Luna arde nei loro cuori.
Il Lupo si è innamorato della Luna e nessuno potrà mai cambiare le cose, … neanche gli dèi.
il Lupo innamorato
il Lupo innamorato

CONSIDERAZIONI :
dell’Autore della lirica sulla “LEGGENDA”

Nel mio vagabondare nella rete mi sono imbattuto in una favola: “La leggenda del lupo innamorato della Luna”; l’ho letta con curiosità perché da quando Isabella è venuta a mancare (or sono quattro anni), riprendendo una mia passione giovanile (la poesia) ho ricominciato a scrivere, indirizzandole le mie liriche che pubblico sul sito che le ho dedicato.
Questo sito contiene tutta la sua attività artistica (arte figurativa nelle sue varie espressioni) che Isabella, quando ci mettemmo in pensione,  intraprese per coronare il suo sogno di adolescente, mai potuto realizzare: dedicarsi all’Arte.
In questi anni di solitudine fisica, ma non spirituale, il rapporto con la mia adorata Isabella si è fatto più profondo: al contatto “materiale” della vita reale si è aggiunto prepotentemente un contatto “metafisico” che ha reso la nostra “unione” più completa; lei è sempre presente nei miei “oggi” che si susseguono tristi e mi assiste e mi consola con il suo “AMORE” immutato, ormai “eterno ed incorruttibile”.
In questo periodo, nelle mie liriche, è nata spontanea “la nostra favola”: nel nostro colloquiare io ho cominciato a rivolgermi a lei identificandola con la “Luna” e firmandomi “Lupo”(in realtà è il mio 4° nome di battesimo, patronimico di tutti i figli maschi della mia famiglia).
Quest’oggi, quando ho finito di comporre questa mia lirica, titolata “Il Lupo innamorato”, nel cercare (com’è mia abitudine) delle immagini a corredo del testo, non so se casualmente oppure guidato da una volontà ultraterrena, sono incappato in questa meravigliosa “leggenda” che mi ha causato una profonda emozione; ho riconosciuto i suoi protagonisti:
“Isabella” era la “Luna” e “Nicolò” il “Lupo” che con il suo “ululato” canta i “versi” indirizzati alla sua amata “sposa” scomparsa.
Questa “casualità”(?) mi ha profondamente turbato ma, nel contempo, ha  alleviato la mia tristezza lasciandomi più sereno, quasi fosse un ennesimo segnale della presenza spirituale della mia Isabella a conferma che il nostro “Amore” è sempre vivo e si coronerà per l’Eternità’, quando finalmente ricomporremo la nostra “Unità” nel “Mondo Iperuranio” (il Mondo delle Idee) dove Lei mi sta aspettando.
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http://www.youtube.com/watch?v=jq5XNaC7AmI (il canto del lupo)

LA MAGIA DELL’ULULATO

L’ululato del lupo non è nient’altro che il suo canto:
Il canto del lupo
è un inno alla luna.
E’ un inno alla vita,
dato che la Luna
è simbolo di donna,
di sentimenti profondi,
di spiritualità.
Cosa ci può essere di più della Luna?
Simbolo della Vita
carnale e spirituale.
Il canto del lupo
è una meravigliosa nota.
Già solo un unica nota
eppure non stanca mai.
Non ci si stanca mai di sentire un lupo che ulula.
Come è possibile,
che la percezione di un unica nota
non stanchi mai?
Quella nota,
è un suono
che proviene dal profondo,
dal profondo del cuore del Lupo .
Il suo canto,
il suo ululato
emette una meravigliosa vibrazione.
Esso permette di risvegliare
il senso profondo della Vita.
Con il suo canto fa aleggiare nell’aria
i sentimenti, la spiritualità.
In tal modo chi respira quell’aria
si armonizza,
in quel momento stesso si sente avvolto
da un calore al cuore,
da un’aria frizzante e fresca.
E’ un aria profumata
che si respira a pieni polmoni
dando un piacere incolmabile,
indescrivibile.
Tutto questo dona al mondo l’ululato del lupo.
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il Lupo e la Luna
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ISABELLA E NICOLO' - I LUPI INNAMORATI

NICOLO' .......................... I LUPI INNAMORATI .......................... ISABELLA

QUESTO AMORE (San Valentino 2014)

a Isabella da Nicolò
QUESTO AMORE pag.1

QUESTO AMORE pag.1

canzone pag.2

canzone pag.2

ricerche pag.3

ricerche pag.3

QUESTO AMORE

a Isabella da Nicolò

Il mio Amore è sempre vivo
perché amare ognor si deve,
e chi è solamente amato
nulla dona … solo riceve.
Questo Amor mi fa felice
pur se ci hanno separato,
dal mio cuor vola possente,
il dolor l’ha raddoppiato.
Non rinuncio a questo Amore
che non posso dimenticare,
preferisco morir domani,
non lo voglio cancellare.
Questo Amore or mi riempie
il cuore, l’anima e la mente,
è il nutrimento quotidiano
della mia passione ardente.
Oggi ricorre San Valentino,
la grande festa dell’Amore,
e tutti quanti gli innamorati

come pegno donano il cuore.
Anche noi ce li scambiamo.
dobbiam sol fare più strada
per congiungere due Mondi:
dalla mia alla tua contrada.
Questi sono gli Auguri miei
che cavalcano il mio Amore,
che si sono messi in viaggio
per raggiungere il tuo cuore.

in Roma, nel giorno di San Valentino del 2014 alle ore 04,45

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COMMENTO :
L’autore, oppresso dal dolore per la perdita della sua amata sposa Isabella, identifica la sua drammatica vicenda con il mito greco-romano di ORFEO ed EURIDICE, che ci racconta il loro grande Amore ed il dolore inconsolabile di Orfeo per la morte prematura della sua sposa, dolore disperato che porterà anche lui nell’oltretomba dove finalmente potrà riunirsi con la donna amata. La poesia e la musica sono la voce possente dell’Amore che portano per le loro spose defunte ed i due infelici protagonisti le utilizzano per cantare il proprio dolore per la perdita … subita; c’è altro però che li accomuna: la decisione di non amare più nessun’altra donna dopo la morte delle dilette spose ed il desiderio profondo di riunirsi al più preso a loro.

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“PERDERE L’AMORE” canta Massimo Ranieri
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=euQicinxKig
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PERDERE L’AMORE
a Isabella da Nicolò
E adesso andate via
voglio restare solo
con la malinconia
volare nel suo cielo
non chiesi mai chi eri

perché scegliesti me
me che fino a ieri
credevo fossi un re.
quando si fa sera
quando tra i capelli
rischi d’impazzire
può scoppiarti il cuore
perdere una donna
rinnegare il cielo
prendere a sassate
li farò cadere
spezzerò le ali del destino
e ti avrò vicino.
Comunque ti capisco
e ammetto che sbagliavo
facevo le tue scelte
chissà che pretendevo
e adesso che rimane
di tutto il tempo insieme
un uomo troppo solo
che ancora ti vuol bene.
Perdere l’amore
quando si fa sera
Perdere l’amore
un po’ d’argento li colora
e avere voglia di morire.
Lasciami gridare
tutti i sogni ancora in volo
ad uno ad uno
quando sopra il viso
c’e’ una ruga che non c’era
provi a ragionare
fai l’indifferente
fino a che ti accorgi
che non sei servito a niente.
E vorresti urlare
soffocare il cielo
sbattere la testa
mille volte contro il muro
respirare forte il suo cuscino
dire e’ tutta colpa
del destino
se non ti ho vicino
Perdere l’amore
maledetta sera
che raccoglie i cocci
di una vita immaginaria
pensi che domani
e’ un giorno nuovo
ma ripeti non me l’aspettavo
non me l’aspettavo
Prendere a sassate
tutti i sogni ancora in volo
li farò cadere ad uno ad uno
spezzerò le ali del destino
e ti avrò vicino.
Perdere l’amore.
Perdere l’amore.

La storia di San Valentino, protettore degli innamorati
La storia di San Valentino, patrono di Terni e protettore degli innamorati, si mescola tra leggenda e tradizione e racconta di miracoli d’amore realizzati dal Santo durante la sua vita. Valentino di Interamna (oggi Terni) nasce a Terni, intorno al 175 d. C. e nel 197 d.C. diviene il primo vescovo della città. L’aver celebrato il matrimonio tra una giovane cristiana, Serapia ed un legionario pagano, lo fece divenire il Santo degli Innamorati. Il 14 febbraio 273 venne lapidato e decapitato, durante le persecuzioni ordinate dall’imperatore Aurelio, per aver sostituito l’antica festa pagana dei Lupercalia con un sacramento religioso cristiano.
Nei paesi anglosassoni, si diffuse nel tempo la leggenda secondo la quale San Valentino era solito donare ai giovani innamorati un fiore del suo giardino. In particolare, egli donò una rosa ad una giovane coppia che aveva visto litigare: il suo gesto li portò alla riconciliazione, tanto che in seguito fu proprio il Santo a celebrare il loro matrimonio. La notizia si diffuse così tanto, che una processione di coppie provenienti da tutte le parti si recava ogni giorno dal Vescovo per riceverne la benedizione. Per questo motivo, il Santo decise che il 14 di ogni mese si sarebbe dedicato alle benedizione delle coppie.
Ancora oggi il 14 febbraio, il giorno del suo martirio, nella basilica diTerni a lui dedicata, si celebra la “Festa della Promessa”, durante la quale i fidanzati si scambiano un voto d’amore e le coppie che festeggiano il venticinquesimo o cinquantesimo anno di matrimonio rinnovano il loro impegno.

Le imprese di Orfeo e la sua morte
La fama di Orfeo è legata però soprattutto alla tragica vicenda d’amore che lo vide unito alla Driade Euridice, che era sua moglie; Aristeo però, uno dei tanti figli di Apollo, amava anche lui Euridice e, sebbene il suo amore non fosse corrisposto, continuava a rivolgerle le sue attenzioni fino a che un giorno ella, per sfuggirgli, mise il piede su un serpente, che la uccise col suo morso.
Nella versione del mito contenuta nelle Georgiche di Virgilio di Virgilio, Orfeo, lacerato dal dolore, scese allora negli Inferi con la sua inseparabile “lira” per riportarla in vita; una volta raggiunta la sala del trono, incontrò Ade, Dio degli Inferi, e la moglie Persefone; Orfeo, per addolcirli, diede voce alla lira e al canto, facendo riaffiorare in Persefone i ricordi della sua vita prima che Ade la rapisse e la costringesse a sposarlo.
Per l’occasione Orfeo, ricordando la gioventù perduta di Euridice, sfruttò la commozione che lo angosciava, rafforzato dalla forza di un amore impossibile da dimenticare e dallo straziante dolore che la morte dell’amata gli aveva provocato. La regina degli inferi, commossa, approfittò che Ade stesse dormendo per lasciare che Euridice tornasse sulla terra, però pose la condizione che Orfeo avrebbe dovuto precedere Euridice per tutto il cammino fino alla porta degli Inferi senza voltarsi mai all’indietro; giunto sulla soglia degli Inferi e credendo di esser già uscito dal Regno dei Morti, Orfeo ruppe la promessa del “noli respicere”, così dovette assistere impotente alla scomparsa di Euridice ed al suo ritorno nelle Tenebre per l’eternità.

Orfeo, tornato sulla terra, cantò il suo dolore accompagnato dalla sua inseparabile “lira”, incantando le fiere e animando gli alberi e pianse ininterrottamente per sette mesi: secondo Virgilio Orfeo sa che non potrà più amare nessun’altra, malgrado molte fanciulle ambirebbero unirsi a lui.
Sempre Virgilio, nelle Georgiche riferisce che un gruppo di Baccanti ubriache invitarono Orfeo a partecipare ad un’orgia dionisiaca ma lui, per tener fede alla sua promessa, rinunciò; le Baccanti, infuriate, allora lo uccisero facendolo a pezzi e gettando la sua testa insieme alla sua lira nel fiume Evros. La testa cadde proprio sulla lira e, galleggiando sulla corrente, Orfeo continuò a cantare soavemente il suo Amore.
Zeus, toccato da questo evento commovente, prese la lira e la mise in cielo, formando la nota costellazione, ed accolse l’anima di Orfeo nei Campi Elisi.

Campi Elisi, o Eliseo
Talvolta identificati con le Isole dei Beati o Isole fortunate, secondo la mitologia greco-romana era il luogo nel quale dimoravano dopo la morte le anime di coloro che erano amati dagli dèi: un luogo in cui per i mortali la vita è bellissima, mai toccata da neve o pioggia, né dal freddo, ma con eterni soffi di zefiro.
Nel mito, probabilmente derivato da racconti dei navigatori Fenici, sono isole dal clima dolce e rinfrescante, dove la vegetazione lussureggiante fornisce cibo senza che gli uomini abbiano bisogno di lavorare la terra, e si presentano come immensi campi fioriti dove si vive perennemente sereni.
A Roma, presso Grotte Celoni sulla Via Casilina, è stato rinvenuto in una villa romana (datata tra l’età repubblicana ed imperiale) un pavimento in mosaico: raffigura una natura morta con frutta e la presenza di un ananas fa ipotizzare verosimilmente una prova dell’esistenza di contatti regolari con le Americhe in epoca romana.

IL MIO MONDO

a Isabella da Nicolò

Il mio Mondo - pag.1

Il mio Mondo - pag.1

Commento - pag.2

Commento - pag.2

IL MIO MONDO

a Isabella da Nicolò

Il mio Mondo … io lo vivo
rifugiato nella tana
quale Lupo solitario
con la Luna che mi ama.
Vivo nella sua memoria,
tutto mi conduce a Lei,
i ricordi son compagni:
quelli suoi e quelli miei.
Ed al mondo mio interiore
fà contorno quello esterno:
son le tane che facemmo
per l’estate e per l’inverno.
Prima tana fu in Roma
e s’aggiunse Cala‘mpiso,
poi infin venne San Vito
a colmare il Paradiso.
Oggi è questa la realtà
che io scrivo, che io canto
che permette proseguire,
che allevia il rimpianto.

in Roma, domenica 9 di febbraio del 2014 alle ore 13,00

COMMENTO :

L’autore, nel comporre questa lirica, torna con la memoria alla struggente canzone di Paoli e Bindi, “IL MIO MONDO”: nel rileggerne il testo, si è accorto della profonda corrispondenza fra i concetti espressi da Gino Paoli , accompagnati dalla splendida musica di Umberto Bindi, e la propria visione del “mondo” in cui vive, dopo la dipartita della sua amata sposa Isabella.
Profondamente colpito da questa affinità di sentimenti, ha voluto dare alla propria lirica lo stesso titolo di quel brano musicale.
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IL MIO MONDO (di Gino Paoli e Umberto Bindi – 1963)
Video:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=lVEzOEtMu1Y . canta Umberto Bindi – 1963

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=ESDz4lZGZFY . cantano Bindi/Bertè –  1985

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Lij2asptJ2w . canta Morgan  – 2009

Umberto Bindi , giunto alla RCA di Roma (in compagnia di Gino Paoli e Sergio Endrigo, tutti al seguito di Nanni Ricordi), licenzia un 45 giri con “Il mio mondo”, che è frutto di un felicissimo connubio artistico con Gino Paoli, autore del testo.
La versione originale, orchestrata da Luis Bacalov, ha echi morriconiani, tanto da far immaginare una collaborazione con il compositore romano in fase di arrangiamento. Il risultato finale è assai suggestivo, all’insegna di un potente lirismo: il pezzo conosce un successo strepitoso, ancor più all’estero. Grande fortuna arride infatti alla versione in francese di Richard Anthony ed a quella di Cilla Black, che primeggia a lungo nelle graduatorie inglesi di vendita: successivamente, “Il mio mondo” viene ripresa tra gli altri da Tom Jones, Dionne Warwick, Shirley Bassey ed Helen Reddy.
Bindi stesso la riproporrà (1985) in un intenso duetto con Loredana Berté.
Anche Morgan, da sempre straordinario ammiratore dell’opera di Umberto Bindi, l’ha interpretata (2009) per il suo album “Morganicomio: Morgan al suo meglio”.

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IL MIO MONDO (Paoli-Bindi)

Il mio giorno è cominciato in te
La mia notte mi verrà da te
Un sorriso ed io? sorriderò
Un tuo gesto ed io? piangerò
La mia forza me l’hai data tu
ogni volta che hai creduto in me
Tu mi hai dato quello che
il mondo non mi ha dato mai
IL MIO MONDO è cominciato in te
IL MIO MONDO finirà con te
E se tu mi lascerai
in un momento io morirò
Un sorriso ed io? sorriderò
Un tuo gesto ed io? piangerò
Tu mi hai dato quello che il mondo
non mi ha dato mai
IL MIO MONDO è cominciato in te
IL MIO MONDO finirà con te
E se tu mi lascerai
in un momento così …
Tutto per me
finirà con te !

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