SAN VALENTINO 2013

ad Isabella Da Nicolò
SAN VALENTINO pag.1

SAN VALENTINO pag.1

Ricerche pag. 2

Ricerche pag. 2

Anche in questa lirica ricorre il tema della “solitudine” ed, a corredo della stessa, l’Autore ha inserito la toccante canzone in cui Laura Pausini illustra il dolore provato da due giovani che il destino ha voluto dividere.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=0V8sa05zExI
“LA SOLITUDINE” canta Laura Pausini – Parole di Cremonesi-Cavalli e musica di Cremonesi-Valsiglio

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LA SOLITUDINE
(testo)
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Marco se n’è andato e non ritorna più
Il treno delle 7:30 senza lui
È un cuore di metallo senza l’anima
Nel freddo del mattino grigio di città
A scuola il banco è vuoto, Marco è dentro me
È dolce il suo respiro fra i pensieri miei
Distanze enormi sembrano dividerci
Ma il cuore batte forte dentro me
Chissà se tu mi penserai
Se con i tuoi non parli mai
Se ti nascondi come me
Sfuggi gli sguardi e te ne stai
Rinchiuso in camera e non vuoi mangiare
Stringi forte al te il cuscino
Piangi non lo sai
Quanto altro male ti farà la solitudine
Marco nel mio diario ho una fotografia
Hai gli occhi di bambino un poco timido
La stringo forte al cuore e sento che ci sei
Fra i compiti d’inglese e matematica
Tuo padre e suoi consigli che monotonia
Lui col suo lavoro ti ha portato via
Di certo il tuo parere non l’ha chiesto mai
Ha detto un giorno tu mi capirai
Chissà se tu mi penserai
Se con gli amici parlerai
Per non soffrire più per me
Ma non è facile lo sai
A scuola non ne posso più
E i pomeriggi senza te
Studiare è inutile tutte le idee
Si affollano su te
Non è possibile dividere
La vita di noi due
Ti prego aspettami amore mio
Ma illuderti non so
La solitudine fra noi
Questo silenzio dentro me
È l’inquietudine di vivere
La vita senza te
Ti prego aspettami perché
Non posso stare senza te
Non è possibile dividere
La storia di noi due

La lirica:

SAN VALENTINO 2013

ad Isabella Da Nicolò

E’ la festa degli innamorati … è San Valentino !
Ti parla malinconico il mio cuore di bambino
che ormai è rimasto solo, triste ed errabondo
fra nostalgici ricordi, in questo crudo mondo.
E si sente perso, e vaga confuso e senza meta
da ché si spense un dì la sua Stella Cometa,
ed ora la cerca invano in un pianeta distratto,
ed attende solo che qualcun gli dia lo sfratto.
Questa dimensione più non gli è conforme,
cerca solitario altri mondi e più non dorme;
il Mondo in cui dimora oggi il suo Amore
lo può raggiungere solo seguendo il cuore.
Questa è la strada che gli resta da seguire,
e lo fa continuare a vivere, per non morire.
Solo il mio Amore, rimasto ancora vivo,
sarà la mia guida, sarà il mio “balivo”(*):
di questo potere oramai sono in “balìa” (*),
però mi da forza per continuare la via …
la via che mi farà ricomporre l’Unione
a dispetto della Morte e della Ragione.
Poco tempo manca perché ciò avvenga,
solo serve che io pazienza oggi tenga,
così, un domani, avverrà la Riunione
che del nostro Amore è il Guiderdone.
Quando tu partisti sembrava un “addio”,
oggi comprendo che fu solo “Arrivederci”,
nulla potrà mai separarmi dall’Amor mio
e nel Mondo Iperuranio potremo Riunirci”.

in Roma il 14 di febbraio del 2013 alle ore 00,00

RICERCHE :

(*)ETIMOLOGIA di “BALIO/A”  e di “BALIVO”
Il Balio, Bailo o Baillo:
(dal latino Baiulus poi Bailus,”portatore” e per estensione “reggente”) era nel Medioevo un alto funzionario rappresentante dell’autorità politica.

baliala balia

Essere in balía di qualcuno

Per la spiegazione e l’origine di questo modo di dire che – come tutti sappiamo – significa “sottostare all’autorità, al potere assoluto di qualcuno”,  occorre prendere il discorso alla lontana e rifarsi, come il solito, al… latino. Vediamo, dunque, che cosa è questo ‘balía’, che con il mutar dell’accento cambia anche di significato, pur discendendo dalla stessa “madre”.

  • “balia”(senza accento sulla ‘i’): proviene dal latino “bailus”, che significa ‘portatore’, ‘facchino’; il femminile “baiula” era, quindi, la portatrice (di bambini). Il verbo “baiulare” significava, infatti, ‘portar pesi’ e i bambini – lo sappiamo benissimo – ‘pesano’. Con il trascorrere del tempo, attraverso l’uso traslato o figurato, si cominciò a chiamare “bailus” colui che portava sulle spalle non un peso materiale, ma morale. Il termine, giunti a questo punto, acquisì, di volta in volta, l’accezione di ‘tutore’,’precettore’ (i precettori e i tutori portano sulle loro spalle il peso morale dell’educazione dei fanciulli), per arrivare, addirittura, al significato di ‘governatore’.
  • “balía”(con la ‘i’ accentata):Noi mutiamo il vocabolo francese ‘baillie’ in ‘balía’ (con la ‘i’ accentata), per distinguerlo da ‘balia’ e lo adoperiamo per tutto il Medio Evo per indicare il potere assoluto conferito alle magistrature ordinarie. ‘Balía’, per tanto, con il significato di ’potere’, ‘autorità’, lo troviamo nell’espressione “essere in balía di qualcuno” e nei vari sensi figurati: “essere in  balía del vento”, “essere in balía delle onde”.

LA ROSA

a Isabella da Nicolò

LA ROSA pag.1

LA ROSA pag.1

Io vivrò pag.2

Io vivrò pag.2

LA ROSA

a Isabella da Nicolò

! Ciao Amore mio … sono sempre io !
Il mio pensiero sempre a Te è rivolto
e, come il villico segue il suo raccolto,
mai ti abbandono e, coltivando Amore,
oggi ti ricordo offrendoti un bel fiore.
Son sempre freschi sulla tua dimora,
con cui oggi la terra ti ricorda ancora,
e son presenti anche al lato del tuo letto,
sono il segno tangibile del mio affetto.
Li cambio quando stanno per appassire
quasi io voglia che mai debban morire,
ma quando posi al lato del tuo giaciglio
una fresca rosa da un bel color vermiglio
il suo fiore, lento, poi prese ad appassire,
ma le tenere gemme iniziarono a fiorire.
Un tuo messaggio? Amore non è morto!
nell’anima di un fiore esso e risorto.
Ora dedico a quella rosa la mia cura
e l’ho sottratta alla sua clausura;
non chiede acqua, ma solo memoria
del nostro amore e della nostra storia.
Ora giovani germogli all’aria aperta
hanno messo le foglie … è tua l’offerta?
RIFIORISCE CON LA ROSA IL NOSTRO AMORE
! HA SCONFITTO LA MORTE ED IL DOLORE !

in Roma, martedì 5 di febbraio del 2013 alle ore 03.00

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L’Autore, a corredo della sua lirica, inserisce questa canzone di Lucio Battisti ritenendo che i sentimenti ivi espressi rispecchiano i propri.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=MMRV4-DYkY0 (video: foto e fumetti)

IO VIVRÒ (senza te)
di Mogol-Battisti (1968)
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Che non si muore per amore
e’ una gran bella verità
perciò dolcissimo mio amore
ecco quello …
quello che da domani mi accadrà
Io vivrò senza te,
anche se ancora non so
come io vivrò.
Senza te, io senza te
solo continuerò e dormirò,
mi sveglierò, camminerò,
lavorerò, qualche cosa farò,
qualche cosa farò,
si qualche cosa farò,
qualche cosa di sicuro io farò:
piangerò,  sì io piangerò.
E se ritorni nella mente
basta pensare che non ci sei,
che sto soffrendo inutilmente
perché so, io lo so,
io so che non tornerai.
Senza te, io senza te,
solo continuerò,
e dormirò,  mi sveglierò,
camminerò, lavorerò,
qualche cosa farò, qualche cosa farò,
sì qualche cosa di sicuro io farò,
piangerò, sì io piangerò.
Sì piangerò, io piangerò.

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COMMENTO DELL’AUTORE:
L’Autore trova consolazione negli omaggi floreali alla sua sposa, deponendoli nelle sue dimore terrene: la sua tomba ed il suo comodino al lato del talamo nuziale.
Due settimane orsono accade un fatto anomalo che lo turba: una rosa recisa, posta in un piccolo vaso sul comodino, modificando il suo calendario biologico comincia ad appassire e, contemporaneamente, a germogliare.
Nicolò decide allora d’intervenire e, dopo aver reciso l’infiorescenza apicale (ormai disseccata) trasferisce il vaso con lo stelo germogliato sul balcone, dove il processo di fioritura sta continuando.
L’Autore ravvede in questo strano fenomeno un segnale con cui la sua amata Isabella gli vuole confermare la validità della loro indissolubile Comunione.
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NOTIZIE DI BOTANICA
Ciclo vegetativo – In linea di massima, nelle zone a clima temperato, avviene nei mesi di marzo/aprile.
La gemma è un abbozzo di  nuovi organi (fusto, ramo e fiore) costituito da un gruppo di cellule merismatiche che hanno la funzione di proteggere le parti interne dai freddi invernali; sono ricoperte da foglioline esterne (perule) a forma di squame, che secernono sostanze resinose impermeabili e spesso sono provviste di peli, la loro funzione è quella di proteggere dalle avversità climatiche i tessuti interni della gemma. La gemma dà origine al germoglio in cui le cellule merismatiche si sono già differenziate per dar vita all’organo a cui sono destinate. Questo processo, denominato ciclo vegetativo, si evolve a seconda della specie del vegetale. Successivamente inizia la “fioritura”.

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