SEMPRE DI PIU’

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COMMENTO DELL’AUTORE

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a Isabella da Nicolò

SEMPRE DI PIU’

Sempre di più mi manchi, sempre di più ti cerco.
Sempre di più ti amo e di questo ne sono certo.
Il mondo mi appare vuoto e la sua gente
vaga senza vedersi … é trasparente.
e nella mia mente s’aggirano fantasmi
che ostili assediano  il mio cuore ardente:
un cuore colmo d’amore, di un Amore tolto,
che nel suo pianto trova sollievo solamente.
Lacrime calde oggi versano i miei occhi
e piange il cuore  lacrime d’amante:
la tua immagine ora m’accompagna,
ti sogno … mi sveglio … sei distante !
Ma nel sogno avverto una carezza,
e palpitando cerco la tua mano,
la sfioro e mi resta solo l’amarezza
che il mio mondo è dal tuo lontano.
La forza vitale è dall’alma mia partita
per cercare colei che gli riempì la vita,
ha lasciato solo un deserto silenzioso
che cerco invano di rendere armonioso.
Così io cerco rifugio nella mia poesia
che mi dà forza per proseguir la via
e mentre vergo pensieri sulla carta
ti sento più vicina …
! NON SEI MORTA !
E tutte queste sensazioni
che sembrano privazioni
pian piano van scemando:
il vuoto si va riempiendo.
Più va passando il tempo,
più seguo i miei pensieri
che trasfigurati in versi
veleggiano nello “IERI”.
Tu ,che nel ciel mi aspetti,
che ascolti il mio lamento,
inviami ancor quei segni
che leniscono il tormento.
Ma il tempo mi dà forza
e accetto il mio destino
perché tu dall’alto vegli
e guidi il mio cammino:
Pur in diverse dimensioni
noi siam sempre congiunti
fino a quando giungerà
… il Trionfo dei Defunti.
E tutto il Mondo infine risorgerà da Morte
SE CADUCA É LA CARNE
LO SPIRITO È PIÙ FORTE


in San Vito lo Calo domenica 7 di ottobre del 2012
COMMENTO DELL’AUTORE

L’Autore  ancora una volta, in un  turbinio di suoi sentimenti, costringe i suoi versi in una grafica di curve che sembra seguano l’andamento ondeggiante dei suoi pensieri, ignorando così alcuni canoni della poetica per affidarsi principalmente alle sonorità della metrica latina.
La sue liriche tendono solamente a non tradire il proprio sentimento, facendo propria la concezione poetica dantesca espressa  nella “Divina Commedia” (canto XXIV del Purgatorio):
“ E io a lui: “I’ mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’e’ ditta dentro vo significando.”



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