L’ATTESA

a Isabella da Nicolò
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L'ATTESA pag. 1

L'ATTESA pag. 2

L'ATTESA pag. 2

L'ATTESA pag. 3

L'ATTESA pag. 3

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L'ATTESA pag. 4

L’ATTESA
a Isabella da Nicolò

In questo mondo che ci faccio ancora?
Io giro a vuoto e la vita va in malora.
Cerco distrazioni , di tenermi occupato
ma  alla fine resto solo … abbandonato.
L’unica cosa che ancor mi dà conforto,
che mi fa accettare di non esser morto,
è l’impegno che ormai mi sono assunto:
diffondere l’Arte tua con il mio canto.
Le liriche che io continuo a dedicarti
sono il segno che io seguito ad amarti
e che quanto resterà della mia vita
per Te io la vivrò … come eremita.
Ciò ch’é attorno inutile mi appare,
svaghi, relazioni … tutto scompare,
il mio pensiero fissa la tua figura …
di moglie, di amante … d’alma pura.
La fine dei giorni attenderò paziente,
continuerò a vivere pur se sofferente,
la tua immagine mi è sempre accanto:
per questo io la celebro … e la canto.

in Roma, venerdì 16 di novembre del 2012 alle ore 14,15

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COMMENTO DELL’AUTORE
L’Autore continua a soffrire per la perdita della sua amata sposa.
Al compimento dei tre anni dalla sua scomparsa, ancora non si dà pace e, nei momenti di maggior sconforto, la invoca nelle sue liriche, in attesa che le loro anime possano finalmente ricongiungersi.
L’Amore, in tutte le sue componenti è stato rappresentato compiutamente nel quadro del Tiziano:AMOR SACRO E AMOR PROFANO“.
https://www.youtube.com/watch?v=2EKTF3cQwGk (video esplicativo)
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RICERCHE (tratte da Internet)
L’Autore vuole completare questa sua lirica, che inneggia al’Amore per la sua donna, con due componimenti musicali:
il primo è una struggente canzone del nostro Sergio ENDRIGO (scomparso, e purtroppo già dimenticato, nel 2005), “UNA STORIA”, in cui ravvede i sentimenti che attualmente prova;
UNA STORIA: San Remo 1971 (Sergio Endrigo – New Trolls)
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=RVUTLE_ra18
Canta Sergio Endrigo
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UNA STORIA


Una storia che credevo senza fine
e oggi mi sento solo, in compagnia.
Torni a casa e sembra lunga la strada
dove ieri felice tu correvi, incontro a lei.
Felicità che non torna più con la poesia,
guardi il mare, vuoi andar via,
nostalgia di libertà.

Come un uccello vola e va,
al primo freddo se va,
nessuno sa se un giorno tornerà
Intanto vola, intanto va
intanto vola e se ne va.
Intanto vola, intanto va
intanto vola e se ne va.

Una storia che ritorna come prima
e oggi tu credi ancora nella poesia.
Prati verdi e fiori gialli
nei sogni e nei pensieri
ti svegli e già sorridi,
pensando a lei.
Con te ritorna la gioventù e l’allegria
per i tuoi occhi amica mia,
vedo ancora la libertà.

Come un uccello vola e va
lascia il suo nido e se va
nessuno sa se amore troverà
Intanto vola, intanto va
intanto vola e se ne va
Intanto vola, intanto va
intanto vola e se ne va
Intanto vola, intanto va
intanto vola e se ne va
Intanto vola … e se ne va.

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il secondo è un inno all’Amore “silente” nella sua  espressione più pura: “KALI NIFTA”, composta dal poeta salentino Vito Domenico PALUMBO in lingua “GRIKO”, antico linguaggio locale oggi quasi scomparso e messo in musica al ritmo della “PIZZICA”, ballo tradizionale del Salento, ancora vivo in quella terra.
https://www.youtube.com/watch?v=6S14XCFaRHI Kalinifta (con testo e traduzione)
https://www.youtube.com/watch?v=ABZNvWNxbJg Kalinifta – Pizzica – Zimbaria
https://www.youtube.com/watch?v=IFiiSEuwB0U KALINIFTA (Griko immagini)

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KALI NIFTA (Buona notte)

(Griko)

Ti en glicèa tusi nifta, ti en orria
c’evò e’ pplonno pensèonta s’esena
c’ettumpi’ sti ffenestrassu, agapimu,
tis kardi’ammu su nifto ti ppena.

Evo’ panta s’esena penseo,
jatì sena, fsichìmmu, gapò
ce pu pao, pu sirno, pu steo
sti kkardìa panta sena vastò.

C’esù mai de’ m’agàpise, òria-mu,
‘e ssu pònise mai puss’ emèna;
mai cìtt’oria chili-su ‘en ènifse
na mu pì loja agapi vloimèna!

T’asteràcia pu panu me vlepune
ce m’o fengo krifi’zzun nomèna
ce jelù ce mu lèune: ston ànemo
ta traùdia pelìs, ì chchamèna.

Kalinìfta! Se finno ce feo,
plàja esù ti ‘vò pirta prikò,
ma pu pao, pu sirno, pu steo
sti kkardìa panta sena vastò

(Italiano)

Com’è dolce questa notte, com’è bella,
e io non dormo pensando a te
e qui dietro alla tua finestra, amore mio,
del mio cuore ti apro le pene.
Io sempre a te penso,
perchè te, anima mia, io amo
e ovunque io andrò, vagherò, starò,
nel cuore sempre te porterò.
Eppure tu non mi hai mai amato, bella,
né mai avesti pietà di me;
mai apristi le tue belle labbra
per dirmi dolci parole d’amore!
Le stelle da lassù mi guardano,
e con la luna bisbigliano di nascosto
e ridono e mi dicono: al vento
butti le canzoni, sono perdute.
Buonanotte! Ti lascio e fuggo via,
dormi tu che io sono partito triste
ma ovunque io andrò, vagherò, starò,
nel cuore sempre te io porterò.

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La composizione poetica del poeta salentino Vito Domenico Palumbo (Calimera* 1854 -1918)  descrive uno struggente sentimento amoroso di un giovane amante che non ha il coraggio di dichiararsi e soffre per la lontananza della donna amata.
Questo Autore, nel comporre questa sua lirica (L’ATTESA), opera una trasposizione e nella “separazione“ del giovane amante ravvede la propria dalla sua sposa; però, da una lettura più attenta dell’opera del Palumbo, realizza che la sofferenza del giovane è causata da  un amore senza futuro, perché la donna che ama  ignora il suo sentimento,  mentre la propria, seppure insopportabile,  è attenuata da un sentimento corrisposto, interrotto solo temporaneamente, fino a quando la comunione dei corpi non si perfezionerà nella comunione delle anime, destinate a ricongiungersi nel mondo ultraterreno.
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Vito Domenico Palumbo
http://www.stornellisalentini.com/tag/vito-domenico-palumbo/
nacque a Calimera(*) nel 1854. Riconosciuto come uno dei più importanti umanisti è stato autore (poeta e traduttore) e linguista di fondamentale importanza nell’ambito della lingua greca-salentina (grika). Fra le sue liriche più famose ricordiamo la “Marsigliese di Calimera”, scritta nel 1906 in occasione di una rivolta, e “Buona Notte” (Kalinifta),qui riportata, che sicuramente é la più popolare e diffusa. Oltre che studioso e scrittore, il Palumbo è stato un agitatore culturale, diede vita, infatti, a numerose riviste e pubblicazioni.
(*) Calimera è un comune italiano di 7.310 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Sorge nel Salento centrale e dista 16 km dal capoluogo provinciale. Appartiene alla storica regione della Salentina, un’isola linguistica di nove comuni in cui si parla un antico idioma di origine greca, il “griko”.

ISABELLA AMORE MIO

a Isabella da Nicolò

pag. 1

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pag. 2

pag. 2

a Isabella da Nicolò

ISABELLA AMORE MIO


T’involasti or son tre anni,
il mio cuore t’ha seguìto
ed io resto coi miei danni:
danni di mondo avvizzito,
danni di un Amor solingo,
danni d’un animo inasprito.
Nel mio Oggi vo’ ramingo,
più non c’è la tua presenza
solo l’anima tua io stringo.
Resta in me la tua essenza
ed il “pianto”(1) autunnale:
aspetto solo la scadenza,
quella di vita mortale,
e raggiungere il “trapasso”
verso il  mondo “celestiale”,
ove il mio cuore percosso
troverà legame duraturo
e il dolore sarà rimosso.
Questo è il nostro Futuro:
ricongiungerci nel cielo,
nell’Amore imperituro
ove l’anime hanno asilo.
E nel Mondo Iperuranio
rivedrò il tuo bel profilo:
e l’asilo sarà l”Amnio”(2)
in cui resteremo insieme
in un tempo “millenario”.
Questa è la sola “speme”
perché Amore Universale
possa fecondare il seme
nato dall’amor “carnale”;
accresciuto  dagli affanni,
muterà in “spirituale”(3)
con lo scorrere degli anni.
per raggiungere l’Infinito
occupandone gli “scranni”.

in Lecce nel dì 11 di novembre del 2012 alle ore 05,00

COMMENTO:
l’Autore, in questa lirica, vuol conseguire la chiusura del cerchio, sia poetico, sia affettivo: la coincidenza fra l’Amore terreno, che lo ha legato alla sua sposa Isabella, con la Poetica con cui esprime i suoi sentimenti.
Così, per illustrare al meglio il divenire del processo metafisico legato alla sfera dei suoi sentimenti, adotta la forma poetica della “rima incatenata” (ossia: A-B-A/B-C-B etc …), arricchendola con un piccolo artifizio, consistente nell’utilizzare le stesse rime nella prima e nell’ultima terzina della poesia.

(1) PIANTO ANTICO: di Giosuè Carducci
L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta,
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

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METRO: breve ode in “quartine” di “settenari”, secondo lo schema ABBC (il quarto verso sempre C, e sempre tronco).
In questa breve ed intensa poesia, scritta nel 1871, Carducci esprime il dolore per la morte del figlioletto Dante, avvenuta l’anno precedente.
L’aggettivo “antico” del titolo sta a significare che lo strazio del poeta è lo stesso provato dagli uomini d’ogni tempo di fronte alla morte.
Nonostante il coinvolgimento emotivo, e senza tuttavia sottrarvisi, il poeta riflette sul rapporto antitetico fra la vita e la morte, associando la prima ad immagini chiare e luminose (“luce”, “calor”) e connotando la seconda con motivi oscuri e dolorosi (“pianta… inaridita”, “terra fredda”, “terra negra”).
Nelle prime due strofe prevale l’aspetto vitale, rappresentato dalla “pargoletta mano” e da colori primaverili e solari; ma già l’espressione “muto orto solingo” fa presentire lo sviluppo negativo della lirica, come effettivamente avviene nelle due strofe successive, dove l’immagine della terra “fredda e negra” evidenzia una concezione decisamente materialistica della morte.
L’andamento ritmico è quello di una nenia struggente e malinconica, in linea col contenuto.
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(2) AMNIO:
Nei vertebrati superiori, involucro a forma di sacco contenente il liquido nel quale è immerso l’embrione.

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(3.1) AMOR PROFANO E AMOR DIVINO:di Tiziano (titolo attribuito nel 1693 in luogo del successivo, più   noto,”Amor sacro ed Amor profano”)
Un fiorente filone interpretativo è legato alle dottrine dell’Accademia  di Marsilio Ficino, soprattutto riguardo alla contrapposizione tra la Venere terrena e la Venere celeste.
La figura della donna nuda è di solito spiegata come Venere Celeste, cioè immagine della bellezza universale e spirituale, che solleva un braciere acceso, variamente leggibile come simbolo di carità, di conoscenza o di illuminazione spirituale.
La donna vestita invece, per contrapposizione, sarebbe la Venere Terrena, simbolo degli impulsi umani e della forza generatrice della Natura, che è posta su uno sfondo ombroso. La posizione di Cupido, al centro delle due, sarebbe quindi il punto di mediazione tra aspirazioni spirituali e carnali, tra il cielo e la terra.
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(3.2)  AMORE SECONDO L’INDUISMO :
Nell’induismo l’amore ed il piacere sensuale (Kama, personificato dal dio Kamadeva) è desiderio naturale, dono della divinità, e rappresenta uno dei quattro scopi della vita (purushārtha).
Con il termine bhakti si intende invece la devozione amorosa nei confronti di Dio.
Kamadeva è il dio indiano dell’amore carnale: con il suo arco e le sue cinque frecce mira al cuore di giovani innocenti, donne sposate e saggi asceti. Il dio dell’amore si sposta su una carrozza, sempre accompagnato da sua moglie Rati (passione) e suo figlio Vasanta (primavera) che scelgono per lui le frecce da scagliare su ciascuna vittima. Un giorno Kamadeva colpì il cuore di Shiva, facendolo innamorare di Parvati. Furioso per essere stato disturbato mentre meditava, Shiva aprì il suo terzo occhio e ridusse Kamadeva in cenere. Implorato da Rati, Shiva perdonò Kamadeva, ma lo fece diventare un’immagine mentale, senza corpo, rappresentante il vero amore. Poich&ecute; Kamadeva non aveva più un corpo, fu chiamato Ananga (il senza corpo). Con Kamadeva fisicamente morto l’amore sparì dalla terra, ma alla fine Shiva lo fece rinascere come figlio di Krishna.
Nel “link” sottostante alcune immagini tratte dalla tradizione artistica e religiosa induista.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=RXp3NJLpGnQ#t=8s

APOLOGIA DELL’ARTE

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a Isabella da Nicolò
poesia esistenziale

APOLOGIA DELL’ARTE


Ciao Amore mio … è l’alba! Assorto contemplo il mare:
la spiaggia, il cielo, il sole, quello che attorno appare.
Poi guardo alle mie spalle dove domina la montagna
che, ora ripida, ora dolce, si unisce alla campagna.
I suoni e i colori, insieme, si fondono con armonia,
un’opera impareggiabile mi fa dolce compagnia.
Frange l’onda sulla sabbia e l’erba si dibatte al vento,
le fronde che stormiscono, mandano suoni d’argento.
Le nuvole alte nel cielo ed il volo dei gabbiani
fra loro si rincorrono … inseguono il domani.
Sembrano opere d’Arte che i musici e i pittori
han saputo realizzare con note e con colori.
Le opere che composero, se non furono banali,
rimasero patrimonio a noi poveri mortali.
Tutti quei capolavori, immutabili nel tempo,
sono messaggi eterni, inviati dall’Olimpo,
dove artisti senza età in un novel Parnaso
riunitisi in congrega sconfissero l’Occaso.
Così la conoscenza ogni barbarie vinse
e nacque la cultura, che dall’Arte attinse.
Ormai spazio e tempo non sono limitazione
la fantasia ora spazia, é un’altra dimensione.
L’ispirazione coniuga l’Arte con la Scienza
e insieme costruiscono una nuova conoscenza.
Ed ora anche tu Amor mio sei giunta nel consesso
dove ognuno da parte sua ispirerà la via al progresso:
dipingere nuovi quadri, comporre nuove melodie,
scoprire nuove invenzioni e rivalutare le filosofie.
Urgono ora questi doni  rari, se ce li vorrete destinare,
potranno migliore il mondo, purché ne sappia profittare.

in San Vito lo Capo il 10 di ottobre alle ore 05,00

COMMENTO DELL’AUTORE


L’Autore in questa sua lirica prende spunto dall’Arte della sua amata sposa Isabella per comporre una “APOLOGIA DELL’ARTE”, intesa come molla che, di pari passo con la “Scienza”, produce quegli strumenti atti a favorire il “Progresso” umano.
Nella sua speculazione filosofica l’Autore sottolinea l’influenza dell’Arte sia nelle Discipline Umanistiche, sia in quelle Scientifiche e celebra gli Artisti di ogni tempo i quali, con le loro opere immortali, hanno saputo sollecitare la fame di “Conoscenza”, unica vera molla che ha sospinto l’Umanità verso il Futuro.
Esempio immortale del matrimonio dell”ARTE” e della “Scienza” rimane il grande italiano LEONARDO DA VINCI che ne fece una straordinaria sintesi visiva nella rappresentazione de “L’uomo di Vitruvio”, simbolo della “Sezione Aurea” di greca memoria.


In definitiva il “rapporto aureo” lega indissolubilmente il mondo dell’”ARTE” con quello della “Scienza”, infatti sembra dare alla visione dello spettatore una sensazione di geometrica armonia. Ciò avviene perché chi guarda é condizionato da canoni estetici e da modelli culturali o c’è qualcosa di più profondo nell’inconscio che ci porta inevitabilmente a preferire certi rapporti?


In proposito si può osservare che il rapporto aureo si ritrova anche in civiltà lontane, certamente non condizionate dai modelli culturali occidentali, come per esempio la piramide di Teotiuacan in Messico.


Ricerche effettuate sul sito: http://www.liceoberchet.it

IO VAGABONDO

52_SEMPRE DI PIU pag.1

pag. 1

pag. 2pag. 2

IO VAGABONDO


poesia esistenziale

Vaga la mente esausta
nel suo peregrinare,
segue fantasmi antichi
che non sa dimenticare.
Scorre il passato tutto
in un cinema vuoto,
io sono solo al mondo
che sempre più è remoto.
Io vedo affollarsi ombre,
ognuno ha la sua storia,
di giorno sono fantasmi,
di notte la mia memoria.
Il mondo imperturbabile
prosegue il suo cammino
e il duolo delle creature
è bagaglio del destino.
Tutta la sofferenza umana
è ingrediente del Creato,
ogni uomo ha la propria;
pur se non ha demeritato.
E quando la stanchezza
di noi prende il possesso
una sola è la ribellione:
allontanarsi dall”Adesso”.
La confusione aumenta,
più non so qual’è la via,
sono nave senza bussola
nel cupo mare d’abulia.
Solo la tua immagine
mi sprona a proseguire,
mi dà una nuova forza,
nuovi stimoli da seguire.
Più dura si fa la lotta
per la sopravvivenza,
ed erto è il cammino
senza la tua presenza.

in San Vito lo Capo martedì 9 di ottobre del 2012 alle ore 03,1

COMMENTO

Nella mente dell’Autore l’immagine dell’amata sposa si materializza sotto le spoglie della “Primavera” del Botticelli, a cui Isabella s’ispirò per la confezione del suo abito di matrimonio; appare evidente la sua vocazione artistica che l’ha sempre accompagnata nella sua esistenza, fino a quando, finalmente in pensione, riuscì a coronare il suo sogno di bambina: dedicarsi all’Arte.
L’Autore continua il suo viaggio nella mente: il mezzo di trasporto è la memoria, il carburante è l’Amore per Isabella.
La strada è impervia: mille difficoltà gli ostruiscono il cammino quali il dolore della scomparsa e l’incapacità della rassegnazione, con le inevitabili conseguenze: l’Apatia, l’Abulia, l’Agorafobia ed infine la più pericolosa, la Depressione.
Finora l’Autore è riuscito a respingere quest’ultima, ma é costretto a soggiacere agli attacchi delle altre che si alternano nel dominio del suo animo.

SEMPRE DI PIU’

pag. 1

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COMMENTO DELL’AUTORE

pag. 2

pag. 2

a Isabella da Nicolò

SEMPRE DI PIU’

Sempre di più mi manchi, sempre di più ti cerco.
Sempre di più ti amo e di questo ne sono certo.
Il mondo mi appare vuoto e la sua gente
vaga senza vedersi … é trasparente.
e nella mia mente s’aggirano fantasmi
che ostili assediano  il mio cuore ardente:
un cuore colmo d’amore, di un Amore tolto,
che nel suo pianto trova sollievo solamente.
Lacrime calde oggi versano i miei occhi
e piange il cuore  lacrime d’amante:
la tua immagine ora m’accompagna,
ti sogno … mi sveglio … sei distante !
Ma nel sogno avverto una carezza,
e palpitando cerco la tua mano,
la sfioro e mi resta solo l’amarezza
che il mio mondo è dal tuo lontano.
La forza vitale è dall’alma mia partita
per cercare colei che gli riempì la vita,
ha lasciato solo un deserto silenzioso
che cerco invano di rendere armonioso.
Così io cerco rifugio nella mia poesia
che mi dà forza per proseguir la via
e mentre vergo pensieri sulla carta
ti sento più vicina …
! NON SEI MORTA !
E tutte queste sensazioni
che sembrano privazioni
pian piano van scemando:
il vuoto si va riempiendo.
Più va passando il tempo,
più seguo i miei pensieri
che trasfigurati in versi
veleggiano nello “IERI”.
Tu ,che nel ciel mi aspetti,
che ascolti il mio lamento,
inviami ancor quei segni
che leniscono il tormento.
Ma il tempo mi dà forza
e accetto il mio destino
perché tu dall’alto vegli
e guidi il mio cammino:
Pur in diverse dimensioni
noi siam sempre congiunti
fino a quando giungerà
… il Trionfo dei Defunti.
E tutto il Mondo infine risorgerà da Morte
SE CADUCA É LA CARNE
LO SPIRITO È PIÙ FORTE


in San Vito lo Calo domenica 7 di ottobre del 2012
COMMENTO DELL’AUTORE

L’Autore  ancora una volta, in un  turbinio di suoi sentimenti, costringe i suoi versi in una grafica di curve che sembra seguano l’andamento ondeggiante dei suoi pensieri, ignorando così alcuni canoni della poetica per affidarsi principalmente alle sonorità della metrica latina.
La sue liriche tendono solamente a non tradire il proprio sentimento, facendo propria la concezione poetica dantesca espressa  nella “Divina Commedia” (canto XXIV del Purgatorio):
“ E io a lui: “I’ mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch’e’ ditta dentro vo significando.”



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