IL NAUFRAGIO

agli Amici ed ai Visitatori

IL NAUFRAGIO

IL NAUFRAGIO

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IL NAUFRAGIO

agli Amici ed ai Visitatori

Per errori di condotta, naufragò Nave Concordia:
trascurata fu la sostanza in favor dell’apparenza.
Che sia una premonizione che dar vuol avvisaglia
ai piloti di Nave Italia perché usino più prudenza?
Par che abbiano le due navi un destino parallelo:
persa fu Nave Concordia per i Comandanti ignavi,
di conserva Nave Italia naviga verso lo sfacelo
al comando, incautamente, di politicanti pravi.
Così come sul naviglio, nel momento più cruciale,
nessun seppe dar consiglio che evitasse quel finale,
parimenti in Parlamento fu decisa l’ abdicazione
e poi solo per codardia fu abbandonata la tenzone.
Due greggi, nel periglio, son rimaste senza comando
e nel cercare la salvezza esse andarono allo sbando;
solo pochi volenterosi, nel rischiare personalmente,
potran infine sostituire l’immobile classe dirigente.
I naufraghi impotenti affrontarono la loro sorte
aiutandosi a vicenda per sfuggire alla ria morte;
egualmente gli italiani devono stringersi a coorte
intonando insieme il canto che mutò la loro sorte.
Fratelli, è duro l’avvenire, su facciamoci coraggio:
tornerà a sorgere il sole, a scaldarci col suo raggio.
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in Roma, lunedì 20 febbraio 2012 alle ore 05,00
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COMMENTO dell’Autore: L’Autore, all’indomani del naufragio di Nave Concordia, accaduto subito dopo quello che possiamo definire “il naufragio della politica italiana”, mette a raffronto i due avvenimenti, rilevando fra loro sconcertanti analogie.

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AGONIA DI NAVE CONCORDIA 1
agonia di nave CONCORDIA 1
AGONIA DI NAVE CONCORDIA 2
agonia di nave CONCORDIA 2

GLI UFFICIALI  DI NAVE CONCORDIA
gli ufficiali di nave CONCORDIA
I POLITICANTI
Parlamentari di nave ITALIA
I PASSEGGERI DI NAVE CONCORDIA
i passeggeri di nave CONCORDIA
LAVORI IN PARLAMENTO

TUTTO IL DOLORE DEL MONDO

La commozione aumenta, diventa sofferenza.
A me d’attorno vedo crescere le tribolazioni,
che sempre più s’accrescono nell’indifferenza
dei nostri governanti, comparabili ai lenoni.
Sto perdendo le difese e s’indurisce il cuore,
il dolor domina il Mondo che vive nell’errore.
Credevo esser immune quando, d’improvviso,
il dolore vero giunse … e ne conobbi il viso;
ora mi scava l’anima e la scorza ch’era dura
si fa sempre più tenera e mi assale la paura.
Io oggi l’avverto a pelle e mi penetra dentro
mi sta a quella di tutti:  io ne sono il centro.
Dal cuor la sofferenza mi sale fino agli occhi,
lente sgorgano lacrime, e tremano i ginocchi.
Grave ora è il fardello d’angosce e di dolore,
troviam solo conforto nella forza dell’Amore.

in Roma, sabato 18 febbraio 2012 alle ore 04,30

L’Autore col passar del tempo e con ò’impossibilità di ritrovare l’equilibrio perduto con la scomparsa della sua sposa, continua il processo d’introspezione che lo avvicina sempre più ad uno dei suoi poeti preferiti, Giacomo Leopardi (l’altro è Ugo Foscolo), nonché al filosofo tedesco  Arthur Schopenhauer, acui lo stesso Leopardi si ispirò. L’attuale condizione psicologica dell’Autore lo accosta alla concezione filosofica del grande filosofo tedesco, a cui, da studente,contestava l’estremo “pessimismo”, ritenendo le sue teorie parzialmente sterili.


NOTE SU SCHOPENHAUER FILOSOFO
Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1861) filosofoTedesco, figlio di Heinrich Floris, banchiere, e Johanna Henriette Trosiener, scrittrice. Alla morte del padre avvenuta nel 1805 si stabilisce a Weimar con la madre. Viaggia in Francia, Inghilterra, studia a Göttingen con Schulze e a Berlino con Fichte. La vera affermazione di questo pensatore si avrà dal 1851, con la pubblicazione del volume “Parerga e paralipomena”, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa de “Il mondo come volontà e rappresentazione”, ma che verrà accolto come un’opera a sé stante, uno scritto forse più facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, avrà quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti di Schopenhauer.

Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer

Come in Schopenhauer, anche  nel nostro grande poeta Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837) i “Paralipomeni” sono presenti nel titolo di un’opera. Leopardi scrisse, tra il 1831 e l’anno della sua morte, il poemetto satirico Paralipomeni” della “Batracomiomachia”, pubblicato postumo.

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi

da “PARERGA E PARALIPOMENI”

    L’insensatezza e il dolore del mondo

La conseguenza della assenza di finalità e dell’irrazionalità della volontà è l’insensatezza del mondo stesso e della vita di tutti gli esseri viventi in esso. È la volontà di vita – che in ogni cosa vuole realizzarsi nel suo grado, nella sua idea – a creare il mondo così come ci si presenta, come continua lotta di tutte le forze naturali tra loro per conquistarsi la materia necessaria alla loro estrinsecazione; è la volontà di vita a generare infine, per questa sua lotta, il dolore, la miseria e la morte in tutti gli esseri conoscenti e senzienti. La volontà di vivere infatti produce dolore ma non per se stessa, per una sua connotazione maligna: il dolore infatti nasce quando la volontà di vivere si oggettiva nei corpi che volendo vivere esprimono una continua tensione, sempre insoddisfatta, verso quella vita che appare loro come sempre mancante di quanto essi vorrebbero. Quanto più si ha brama di vivere tanto più si soffre. Quanto più si accresce la propria vita arricchendola tanto più si soffre

    Il pessimismo

La volontà di vivere è causa di sofferenza per tutti gli esseri conoscenti (in quanto essendo volontà, pretende in continuazione, senza essere mai soddisfatta), e in special modo per l’uomo, la cui maggiore razionalità rende infinitamente più consapevole di sé e quindi più dolorosa la sua vita rispetto a quella degli altri animali (infatti a differenza di essi l’uomo sa di dover morire, e si rappresenta anche dolori passati ed ansie future). Pur richiamandosi a fonti del misticismo occidentale cristiano, Schopenhauer rimase un mistico senza Dio, la cui fondamentale aspirazione non era l’unione con il “pieno” della divinità, ma con il “vuoto” del Nirvana, il nulla ed il vuoto della tradizione buddhista. Cessato il dolore della vita, dopo la morte si raggiunge, anche per Schopenhauer, uno stato di luce e serenità perfetta, ed il sommo piacere sta nell’essere completamente slegati e dissolti dalle catene della Volontà.

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La concezione dell’amore

L’Amore rappresenta nella filosofia di schopenhauer lo stimolo più forte dell’esistenza: dietro a Cupido si cela il Genio della specie che desidera la perpetuazione della vita affinché la volontà di vivere possa espandersi: questa è la vera “astuzia della Ragione” di hegeliana memoria: l’amore è un potente mezzo usato dalla Natura ai fini dell’accoppiamento. L’incanto e il lato romantico sono maschere costruite dall’uomo per celare questa dura e triste verità: il desiderio sessuale è il motore dell’innamoramento, nient’altro.

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CONCLUSIONE

L’Autore, nel concludere questo suo lavoro, vuole mostrare il dipinto “Monaco in riva al mare”, nato nello stesso contesto storico-sociale di Schopenhauer, per opera del pittore Caspar David Fredrich che, pur appartenendo al “movimento romantico”, ha (forse) inconsciamente rappresentato la limitatezza dell’uomo di fronte alla vastità del mondo che lo circonda. A causa dello sviluppo scientifico e della rivoluzione industriale, la speculazione filosofica era passata dal  “Romanticismo” tedesco, attraverso l”Illuminismo” francese, al “Positivismo” inglese. Tali correnti filosofiche, però; non erano in antitesi fra loro perché molte concezioni comun vi si incrociavano trasversalmente. Schopenhauer, dal canto suo, non può essere incasellato in nessuno di questi movimenti a causa dell’originalità del suo pensiero, e lo stesso Fredrich doveva pur aver assorbito alcuni principi delle teorie positiviste. Pertanto possiamo ben dire che fra il “romantico” pittore e l”eretico” filosofo ci fossero più punti in comune di quanto ci si possa immaginare.


800px-Caspar_David_Friedrich_029Monaco sulla riva del mare (1808-1810)

MONACO IN RIVA AL MARE (in tedesco:Der Mönch am Meer) fu dipinto tra il 1809 e il 1810. È un dipinto ad olio su tela,del pittore tedesco Caspar David Fredrich, (Greifswald, 5 settembre 1774 – Dresda, 7 maggio 1840) esponente principale della corrente artistica del Romanticismo È uno dei dipinti più famosi di Fiedrich e raffigura una singola figura, di solito identificata come un monaco, voltata di lato, vestita con un lungo abito scuro, che si erge su una bassa duna di sabbia cosparsa d’erba, quasi completamente estraniato dal mondo che lo circonda. L’orizzonte non è delineabile e l’essere umano non può che perdersi in tale immensità, solo e ridotto ad una figura infinitesimale, L’idea è quella tipicamente romantica dell’uomo di fronte alla natura, schiacciato dalla sua intatta immensità, prostrato di fronte alla sua divina imperscrutabilità, che si traduce solo nell’esausto rapimento e nel cedere delle forze al cospetto di un tale spettacolo. L’assoluto, il senso mistico dell’infinito, sono qui esposti in un mirabile affresco-emblema della tipica classica romantica.

(da ricerche su INTERNET)

SAN VALENTINO 2012

a Isabella da Nicolò

Ciao Isabella,
oggi è San Valentino, la Festa degli Innamorati, ed io voglio celebrare con te, in dolce solitudine.
Volevo dedicarti una lirica ma, durante una delle mie passegiate in Internet,  mi sono imbattuto casualmente (???) in una poesia di un poeta spagnolo del ‘500 che mi ha toccato il cuore: mi sembrava un tuo messaggio, per cui ho deciso di pubblicarla sul tuo sito, che ormai rappresenta il nostro “Nido d’Amore; non avrei potuto trovare espressioni migliori per descrivere il mio stato ds’animo.
Mi manchi Amore e m’interrogo spesso sul perché sono stato condannato a subire questa insopportabile mutilazione.
Per mia fortuna è solo fisica perché le nostre anime rimangono e rimarranno indissolubilmente unite …  per l’Eternita.

TI AMO DA MORIRE

in Roma, 14 febbraio 2012 alle ore 03.45


UNA POESIA D’AMORE PER ” EL DIA DE SAN VALENTIN”

In tutto il mondo, compreso il mondo de “habla hispana”, San Valentino è un giorno dedicato all’amore ed agli innamorati, In questa ricorrenza, ho voluto dedicare a te ed a tutti gli amanti della buona poesia un vero gioiello, non troppo recente, ma proveniente da quel fondamentale momento storico che è stato per la Spagna e più in generale per il mondo letterario “El Siglo de oro”: una stupenda poesia di Francisco De Quevedo

Francisco de Quevedo.  España (1580-1645)

Francisco de Quevedo - España (1580-1645)

SI HIJA DE MI  AMOR …
Si hija de mi amor mi muerte fuese,
¡qué parto tan dichoso que sería
el de mi amor contra la vida mía!
¡Qué gloria, que el morir de amar naciese!
Llevara yo en el alma adonde fuese
el fuego en que me abraso, y guardaría
su llama fiel con la ceniza fría
en el mismo sepulcro en que durmiese.
De esotra parte de la muerte dura,
vivirán en mi sobra mis cuidados,
y más allá del Lethe mi memoria.
Triunfará del olvido tu hermosura
mi pura fe y ardiente, de los hados;
y el no ser, por amar, será mi gloria.


SE  FIGLIA  DEL MIO AMOR …
Se  figlia del mio Amor fosse  mia morte,
! quanto felice allor sarebbe  quel parto
che scambia il mio Amor con la mia vita !
! Che Gloria se dal morir nascesse Amore !
Io porterei nell’anima, ovunque fosse,
il fuoco in cui io brucio, e invocherei
della cenere fredda il mistico richiamo
verso la stessa tomba in cui ora giace.
Dall’altra parte della morte dura,
vivranno in me, al di là del Lete (*).
la devozione mia e la memoria.
Trionferà sul Destino e sull’Oblio
la mia fede pura ed il tuo incanto:
non-esister per amar sarà mia Gloria.

(*) Uno dei cinque fiumi dell’ Ade: era anche il nome dello spirito greco della dimenticanza e dell’oblio, con cui il fiume è stato spesso identificato.

Libera traduzione a cura di Nicolò Mazzaccara
La versione italiana della poesia ha incontrato non poche difficoltà nel rendere correttamente il pensiero del poeta a causa, sia  del linguaggio arcaico dell’epoca, sia dell’uso puntuale della “consecutio temporum”, sia dell’uso del “congiuntivo” che il “castigliano”per esprimere dubbio, possibilità, un evento futuro, a seconda dell’affiancamento ai modi “indicativo” e “condizionale”.
Ovviamente i’interpretazione dei sentimenti del poeta sono stati filtrati alla luce del profondo sconforto che il traduttore ancora prova per la dipartita della sua amata sposa.



L’ILLUSIONE

A Isabella da Nicolò

Stasera ero tranquillo e sono andato a letto,
un poco di televisione per favorire il sonno,
poi sono rimasto accucciato sotto le lenzuola
ignaro del sopraggiunger d’un amoroso inganno.
Prima di cadere fra le braccia di Morfeo
il pensiero va ancora all’adorata sposa,
ma avverto d’improvviso un profumo noto
che nella stanza avvolge subito ogni cosa.
Mi siedo e ti vedo, tu riposi al mio fianco,
confuso io ti guardo con animo fremente,
tu pure ti svegli e, nel vedermi sì smarrito,
se qualcosa mi turba domandi dolcemente.
Chiedo con voce rotta <è realtà o è sogno?>,
e ancora io mi chiedo < sono io cosciente?>.
ma tu mi tranquillizzi con la tua dolcezza:
< forse ti senti solo, coraggio, non è niente,
ti son sempre vicino, dimentica l’amarezza,
io non ti abbandono, sarò sempre presente >
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E poi mi ha regalato un’amorevole carezza,
ora tutto è passato, ormai il dolore è assente.
Ancora un po’ confuso ti sfioro con un bacio,
mi faccio più vicino, poi cado addormentato.
Sereno è stato il sonno ed al mattino, infine,
ancora incredulo e stupito mi sono ridestato.
La tua dolce figura non era più al mio fianco,
vuoto era il giaciglio ed io soltanto l’abitavo,
la triste solitudine nuovamente era riapparsa,
ciò che nella notte vissi era sol ciò che sognavo.
Ha avuto un po’ d’ossigeno un cuore esacerbato,
ma torna vivo il dolore che ora l’accompagna:
fu dolce l’ILLUSIONE che mi hai voluto regalare
e questa dolce parentesi non fu solo menzogna.
Ora questa é la tua forma di farmi compagnia
ed anche, se solo in spirito, tu sei ancora mia,
ed io, con tutto me stesso, a te dedico la vita
pur continuando a vivere sempre più a fatica.
Grazie mio caro Amore, grazie per l’ILLUSIONE
che oggi mi dispensi per vincer DISPERAZIONE.

In Roma, domenica 21 gennaio 2012 alle ore 02,30
ILLUSIONE
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