? LA MORTE E’ VITA ?

Il bimbo che nasce già firma un contratto …
non lo può leggere … non sa chi l’ha fatto.
Gli si offre la Vita … opulenta o di stenti,
lui non può scegliere … accetta gli eventi.
Il doman che l’aspetta è solo incertezza,
non sa se gli tocca un pugno o carezza;
nel migliore dei casi pensa esser felice
solamente perché qualcun glielo dice.
Poi si vive e si soffre, senza aver colpa,
sperando che un dì il cielo ci accolga.
Si teme la Morte che ci strappa alla terra,
dimentichi che in vita il dolore ci afferra,
e quando pensi chè il Destino hai piegato
è proprio il momento in cui ti ha beffato.
Se vivi nel bozzolo con la tua sposa amata
credi aver raggiunto la vittoria agognata,
ma poi questa si sgretola, senza ragione,
tu resti da solo, chiuso in una prigione.
É  VITA la MORTE? o … è MORTE la VITA?
occorre che infine qualcun ce lo dica.
Noi proseguiamo con questo dilemma:
c’è chi lo affronta usando la flemma,
ma chi si ribella a questa impotenza
a viver continua con gran sofferenza,
E allora che venga. che venga la MORTE!
ci offrirà certamente una miglior sorte:
i desideri che in vita ci furon compagni,
alla fin capiremo che non eran bisogni.
E lì dove andremo, chissà in quale mondo,
troveremo coloro che ci amarono tanto,
ma forse fu poco l’amor che gli demmo,
solo oggi sappiamo quel che perdemmo.
Ed alla fine, il “ TRIONFO DELLA MORTE”
é il solo mezzo per aver miglior sorte?
Il sommo vate Petrarca ce la descrive
quale premio dovuto a chi sopravvive.

in Roma, Venerdì 13 gennaio 2012 alle ore 03,00
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Francesco Petrarca

L’Autore recupera dalle sue reminiscenze scolastiche l’opera “ I TRIONFI” che Francesco Petrarca compose in “italiano volgare” in età senile per celebrare “Laura”: il poema, dal contenuto allegorico, espone la sua personale visione della VITA e della MORTE, alla luce del suo amore perduto.
L’Autore, nel rimpianto della perdita dell’amata sposa, attua una rilettura dell’opera e, pur condividendo le teorie del Sommo Vate, sostituisce la sua visione Cristiana dell”Al di là”con la propria concezione, ugualmente soprannaturale, ma scevra dagli orpelli che la religione dominante nel XIII secolo condizionò il Petrarca.
Trionfo della Morte
Trionfo della Morte

Il Trionfo della Morte è un affresco (600×642 cm) staccato da Palazzo Sclafani di Palermo e  conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis della stessa città.. Oltre ad essere uno dei migliori dipinti su questo tema, è l’opera più rappresentativa della stagione “internazionale” in Sicilia, culminata durante i regni di Ferdinando I (1412) e di Alfonso d’Aragona (che nel 1416 fece di Palermo la sua base per la conquista del Regno di Napoli). Non si conosce il nome dell’autore (indicato come un generico Maestro del Trionfo della Morte) e viene datato al 1446 circa.

Commento a “I TRIONFI” di “Coccinella” tratto da “YAHOO Answers”
I Trionfi sono un poema in terzine di endecasillabi a rima incatenata, a contenuto in parte allegorico e in parte autobiografico, iniziato da Francesco Petrarca in Provenza, a Valchiusa, nella primavera del 1351 e terminato ad Arquà nel 1374. Divisa in sei parti latinamente denominate Triumphus Cupidinis, Triumphus Pudicitiae, Triumphus Mortis, Triumphus Famae, Triumphus Temporis e Triumphus Eternitatis, l’opera, infarcita di riferimenti e di personaggi storici, allegorici, biblici, mitologici e letterari, narra una visione avuta da Petrarca un 6 aprile, giorno anniversario del suo primo incontro con Laura. In una specie di galleria composta da sei quadri allegorici, il poeta descrive, in successione, il trionfo di Amore-Cupido (ai cui prigionieri a un certo punto viene ad aggiungersi lo stesso Petrarca, “catturato” dall’amore per Laura), il trionfo della Pudicizia (impersonata dalla stessa Laura, refrattaria alle lusinghe di Amore), il trionfo della Morte su Laura (che nel secondo dei due capitoli di cui si compone Triumphus Mortis compare in sogno al poeta ed intreccia con lui un lungo dialogo), la vittoria della Fama sulla Morte (che si svolge attraverso una ricca rassegna di illustri uomini d’azione, la vittoria del Tempo sulla Fama (che contiene una serie di considerazioni sulla caducità della gloria) e il trionfo dell’Eternità sul Tempo (che in una dimensione profetica post-apocalittica descrive la fine dei tempi e della Storia). Sensibile, sia a livello ideologico sia a livello linguistico, l’influenza della Commedia di Dante sul poema petrarchesco.
Il Triumphus Mortis propone la narrazione della morte di Laura, donna che suscitò in Petrarca grande passione, ma sulla cui identità storica non vi è certezza. L’episodio rappresenta il momento di più grande dolore nella vita del poeta stesso e viene rappresentato in quest’opera attraverso un’allegoria che solo nel singolo momento del decesso diventa la precisa e drammatica descrizione della tragedia di Laura. Quest’ultima sta tornando in Provenza, seguita dal corteo della vergini, con l’aiuto delle quali aveva sostenuto vittoriosamente la battaglia contro Amore nel Triumphus Pudicitiae (un’altra parte dei Trionfi); la Morte l’affronta minacciosa annunciandole la sua fine imminente. Laura rimane però serena e la sua risposta è dettata dalla sicurezza di poter ricongiungere la propria anima con il Creatore dopo la morte del corpo e contemporaneamente la campagna lì intorno appare invasa dalla processione lugubre dei vinti della Morte.
Tema centrale del componimento è la dolorosa consapevolezza della caducità delle cose terrene: tutto ciò che è materiale è destinato ineluttabilmente a finire è per questo anche l’uomo non può sottrarsi al destino della morte che pende come una condanna sulla sua esistenza. Questa concezione, già tipicamente umanistica, è evidenziata ad esempio nel verso “tutti tornate alla gran madre antica” , intesa come la terra alla quale il corpo materiale è destinato ad essere ricondotto dopo la morte, e soprattutto dal ripetuto ricorso all’aggettivo “vano” riferito ai pensieri e ai progetti dell’uomo perchè su di essi pende continuamente la minaccia della morte. Petrarca dice “O ciechi, e ‘l tanto affaticar che giova?”, “O umane speranze cieche e false”, “Pur delle mille è un’inutile fatica, Che non sian tutte vanità palesi?”: egli sottolinea quindi come l’esistenza umana sia caratterizzata da un grande senso di inutilità dovuto proprio al fatto che tutto sia destinato inesorabilmente a finire insieme alla vita stessa.
Negli ultimi versi dello stesso capitolo del Triumphus Mortis, tuttavia, l’autore intravede la possibilità di trovar rimedio alla fragilità umana nella speranza in Dio, che emerge particolarmente proprio dalla figura di Laura e dalla sua serenità nell’affrontare la morte: si tenta quindi di esorcizzare l’eterna paura dell’uomo con la promessa di una vita nuova e più vera, quella celeste. Anche in questo proposito posiamo citare dei versi dell’opera e in particolare la suggestiva similitudine con la fiamma “non come fiamma che per forza è spenta, ma che per se medesima si consume” o l’espressione “morte bella”, attraverso cui possiamo dedurre come il dolore per la fine della vita terrena sia quasi sopraffatto dalla speranza della vita eterna.


LA 25^ ORA

a Isabella da Nicolò

Caro Amore, ti auguro il Buon Anno.

Nella mia mente echeggia il tuo Augurio … dilaga … si diffonde per il corpo … ha raggiunto le membra e, passando per il cuore, ha colmato l’animo mio.

Mentre fuori rimbombano i “botti” io sono qui … da solo, con una musica in sottofondo, ma sempre in tua compagnia che, col trascorrere del tempo, si fa ancora più tangibile..

A volte volte mi sorprendo a tendere la mano per sfiorarti con una carezza ma … poi la ritraggo, rendendomi conto della mia follia, e … poi la lascio andare. e … avverto un fremito … un fremito che riconosco … SEI TU!

Nel frattempo è giunta mezzanotte, la nostra pendola ha iniziato a scoccare le ore trascorse per segnalare il trapasso del Vecchio al Nuovo Anno.

Inconsciamente conto: 1 … 2 … 3 … e così via …

e contando vedo scorrere i mesi della mia solitudine,

4 … 5 … 6 … e pian piano scorre il primo anno,

13 … 14 … 15 … scorre lentamente il secondo anno,22 … 23 … 24 ! la pendola ora tace ! Eppure …

Cresce un mese all’appello

dal dì della tua partenza

adesso l’orologio è muto,

ignora la mia sofferenza.

La 25^ ora non scocca

ed invano io l’attendo,

l’invoca la mia bocca,

la bramo e la pretendo.

Quest’ora è un tempo aperto,

non comincia e non ha fine,

mi sembra un gran concerto

con millanta e più ballerine

Sono i pensier che ballano,

ché da quel giorno funesto

s’involano e poi ritornano,

ma io … sogno o son desto?

Quest’ora misteriosa

m’aveva fatto paura,

sono stato frettoloso,

forse è un’apertura.

Quest’ora senza tempo

non soffre limitazioni,

e pur se solo frammento

vola su con gli aquiloni

e, memore dello IERI,

si proietta nel DOMANI:

serba i buoni pensieri,

scaccia quelli malsani.

La venticinquesima ora

é un’ancora di salvezza

che verso una vita nuova

mi spinge come … brezza.

E’ questo il tuo bel regalo

che il Nuovo Anno porta

io cerco un novello scalo

e quest’ORA mi fa scorta.

In questo tempo virtuale

trovar posso la mia Pace:

la sposa mia è il fanale

che caccia il buio ferace.

Finalmente ci ritroveremo

in una nuova dimensione,

e l’Unità riconquisteremo,

per avviar nuova Stagione.

HO VISSUTO CON TE … OGGI VIVO PER TE … SEMPRE VIVRO’ IN TE

ISA e NICOLO' 1999

ISA e NICOLO' 1999

in Roma, sabato 31 dicembre 2011 alle ore  24,00

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