SENSIBILITA’

a Isabella da Nicolò

Il mio Amore se n’è andato

però m’accompagna ancora,

qualche cosa mi ha lasciato

e il mio cuore non lo ignora;

questo è un lascito pesante,

mi trasmise la SENSIBILITA’

che fu la dote preminente

della sua viva personalità.

A volte gliela rimproveravo,

le suggerivo metter corazza

perché il mondo, spiegavo,

ha malvagi d’ogni razza.

Ma ciò non l’intimoriva

pur se l’offese della sorte

che il suo prossimo subiva

su di lei venivano ritorte;

e quel peso assai gravoso

però seppe trasformarlo

in un dono più prezioso

e poi nell’Arte riversarlo.

Rimirando l’opera sua

io vi leggo il suo Sentire

che conduce l’alma mia

verso un nuovo divenire.

Ora colgo il suo valore

oggi io ne son pervaso

e ragiono con il cuore,

il rigore or è all’occaso.

SENSIBILITA però produce

fatalmente Commozione

che in seguito conduce

fin alla Partecipazione,

alla Solidarietà coerente

con la vera Beneficenza,

in un percorso dolente

che comporta Sofferenza.

E del prossimo tutti i dolori

sembrano diventati nostri,

non possiamo restarne fuori.

son fratelli, non fratellastri.

Il tuo Amore m’ha cambiato:

ero severo, duro e pervicace,

il tuo ESSERE io ho sposato,

e pur se soffro vivo in Pace.

in Roma, mercoledì 28 dicembre 2011 alle ore 03,40

LA SENSIBILITÀ DELLE DONNE

Cliccare il link: http://www.youtube.com/watch?v=Pqgj8tFx07s
Un video che rappresenta la fragilità ma anche la forza di rialzarsi delle donne.

La sensibilità è la mano soave di una donna che orna con un vaso di fiori una stanza nuda e spoglia, portandovi una nota di colore e di calore.
La sensibilità è, anche, la parola giusta pronunciata al momento giusto, così come il silenzio affettuoso e partecipe, quando non vi sono parole adeguate alla situazione.
La sensibilità è saper godere delle piccole cose, delle piccole gioie, e trasmetterne il segreto anche agli altri, addolcendone le asprezze e medicandone le ferite.
La sensibilità è l’atteggiamento di delicatezza e di profondo rispetto con cui l’io si rapporta al tu, vedendo sempre in esso un soggetto di pari dignità e mai un semplice mezzo.
La persona dotata di sensibilità possiede una ricchezza in più, che la mette in grado di cogliere aspetti del reale i quali sfuggono ad altri, alimentando così incessantemente la propria profonda umanità.
È la sensibilità che permette agli esseri umani di vedere e apprezzare sino in fondo le meraviglie del mondo in cui vivono; è la sensibilità che consente loro di fondere le impressioni del presente con i giochi della fantasia e con i dolci ricordi del passato, dipingendo un affresco incantato con vivaci pennellate cariche di poesia.
Sia lode a quella benevola forza creatrice che ci ha dato, insieme all’incanto del mondo, la possibilità di esserne coscienti e, perciò, di diventarne partecipi.

FURORE

Scoppia dentro di me il FURORE,

dilaga e mi tormenta il cuore,.

sono sue ancelle la melanconia,

la tristezza, il dolore e la follia.

La vita scorre lenta, esasperante,

tu partisti e a me rimase niente

Opprimente mi circonda il vuoto,

ed io nel mare dei ricordi affogo,

un mare dove forte frange l’onda,

e nei flutti la mia mente affonda

L’onda dei ricordi, dl un tempo felice,

di una florida pianta or senza radice,

ed oggi la irrigo con lacrime d’amore

che erompono dalla fonte del Dolore.

Ma un arboscello ritornerà a fiorire

quando le anime si potran riunire.

in Roma, venerdì 23 dicembre 2011 alle ore 05,00
 
Fonte: Università degli Studi di Padova
Il vocabolo “FURORE” (termine greco “ενθουσιασμός- enthousiasmòs” viene reso in latino con “furor” ) può riferirsi alla passione amorosa, specie nella sua forma più frenetica. 
 
Gaio Plinio Secondo
Gaio Plinio Secondo
GAIO PLINIO SECONDO detto “il Vecchio” (Como 23 D.C.– Stabia 79 D.C.: eruzione del Vesuvio) afferma che «ai poeti è lecito abbandonarsi al furore».
PLINIO, «poetis furere concessum est» “ Epistolae VII, 4, 10
Marsilio Ficino

Marsilio Ficino

MARSILIO FICINO (Figline Valdarno, 19/10/1435 – Careggi, 1º/10/1499) dopo aver proclamato, sulla scorta di Democrito e Platone, la primazia della poesia ispirata sulla poesia frutto del solo studio, mette in relazione il furore poetico con la contemplazione delle Idee.
FICINO, «Id vero non arti modo ac studio, sed, et multo magis, divino illi furori, sine quo quenquam magnum unquam fuisse virum Democritus ac Plato negant, ascribo […]»,Epistolarumfamiliarum liber I, 6 (De divino furore), rr. 12-15 De divino furore, rr. 69-84. composta nel 1457

IL MARE DEL RICORDO

a Isabella da Nicolò

SI! questo è il mio giorno della memoria

e mi torna in mente l’inizio della storia

nel ritornare ad Anzio,  dopo vari anni,

dove un dì terminarono i miei affanni.

C’incontrammo un quindici d’agosto …

e fu un colpo di fulmine mai supposto;

era il luogo prediletto delle nostre gite

che cementò poco a poco le nostre vite

e quattr’anni dopo, vinti dalla passione,

costì la Prima Notte perfezionò l’unione.

Oggi ad Anzio si celebrava l’auto antica

così decisi di andarci, ancorché a fatica,

e quella che fu la culla del nostro amore,

oggi accoglie la mia pena e il mio dolore …

Anche se quel luogo è il MARE DEL RICORDO,

che mi opprime l’anima e che non scordo,

mi son fatto coraggio ed vi ho partecipato

con la Cinquecento che tu mi hai lasciato

e mentre io percorrevo quelle strade note

cocenti lacrime solcavano le mie gote.

E’ stato doloroso … e pure dolce insieme …

e poi, sulla medesima strada del ritorno,

che noi percorrevamo sul finir del giorno,

dimentico di quello che mi circondava,

con te io conversavo e ciò pace mi dava.

Era notte quando a casa son tornato

e il mio cuore solo di te era  pervaso,

e per tardare il momento dell’entrata,

a piedi, lento, ho effettuato la scalata,

e salendo mi si è appesantito il braccio,

quasi fosse prigioniero di un abbraccio.

Così acuta ho avvertito la tua presenza

che mi pareva respirare la tua essenza,

ed ho portato a letto questa sensazione …

m’ha rapito il sonno e son caduto prone.

E’ l’alba, sono desto, mi ritorna in mente

quella dolce sensazione, vivida e lucente

ho preso carta e penna e così ho vergato

ciò che il giorno avanti io avea provato.

in Roma, domenica 18 dicembre 2011 alle ore 05,00

73_ la FIAT 500 di ISABELLA

la FIAT 500 di ISABELLA
L’Autore, durante una riunione di auto storiche, vi prende parte con la vettura prediletta della sua amata sposa e, nel corso della giornata rivive la sua storia d’Amore che ancora gli riempie la vita.
ANGELITA di ANZIO
ANGELITA di ANZIO
Narra la storia di una bambina dell’età di circa cinque anni che fu trovata sola ed in lacrime su una spiaggia della costa laziale all’altezza di Anzio al momento dello sbarco alleato nell’ambito dell’ Operazione Shingle nel gennaio del 1944, quando la seconda guerra mondiale entrava nella fase culminante.
Secondo la versione più conosciuta della vicenda, il soldato scozzese del Royal Scots Fusiliers, Christopher S. Hayes, ed alcuni suoi commilitoni, o forse alcuni soldati brasiliani, raccolsero la bimba e, poiché non riuscirono a trovare la sua famiglia né alcuna altra informazione su di lei, la adottarono dandole il nome di Angelita.
Alcuni giorni dopo, quando la tardiva reazione tedesca si era ormai fatta concreta e decisa, la bambina sarebbe morta durante un bombardamento insieme ad una crocerossina alla quale era stata affidata.
ANGELITA di ANZIO
Canzone
Cliccare il link: http://www.youtube.com/watch?v=j58JU1GckK0
Tributo ai bambini vittime di tutte le guerre)

Angelita,
ti saresti chiamata Angelita,
Angelita Angelita.
volevamo chiamarti Angelita,
Angelita Angelita.
Sbarcammo ad Anzio una notte,
oh oh oh oh
c’era soltanto la luna
ed un pianto di bimba,
in fondo al suo sguardo di mare
c’erano ancora le favole,
e quattro conchiglie
ripiene di sabbia
stringeva una piccola mano.
Angelita,
ti saresti chiamata Angelita,
Angelita.
Entrammo in Anzio
e fu l’alba,
oh oh oh oh
con il fucile sul braccio
e la bimba con noi:
aveva i capelli di grano
ed una voce di passero,
le quattro conchiglie
ripiene di sabbia
stringeva la piccola mano.
Angelita,
volevamo chiamarti Angelita,
Angelita.
Che alba grigia
su Anzio,
oh oh oh oh
scese improvviso fra noi
un silenzio di bimba:
da quel suo sguardo di mare
eran fuggite le favole,
ma quattro conchiglie
ripiene di sabbia
restavano nella sua mano
Angelita
ti saresti chiamata Angelita,
Angelita, Angelita,
volevamo chiamarti Angelita,
Angelita, Angelita.

IO SOGNO

A Isabella da Nicolò

Sento che t’avvicini,
so che vuoi darmi pace,
so che tu ……………
alimenti la mia brace.
La brace che mi brucia,
nata da un grande Amore,
tu hai saputo accendere …
m’ha infiammato il cuore.
So che la tua presenza
frequenta i sogni miei,
sogni che per consolarci
a noi dispensano gli dei.
Qualcuno ne ricordo,
altri restano nascosti,
lasciano la loro traccia
nei pensieri più riposti.
Continua Amore mio …
continua a visitarmi,
io so che tu mi vegli …
posso addormentarmi.

.
in San Vito lo Capo, martedì 03 dicembre 2011 alle ore 03,40

I SOGNI

I SOGNI SONO COME STELLE IRRAGIUNGIBILI …
MA E’ BELLO ALZARE GL OCCHI E VEDERE CHE SONO SEMPRE LI’

LA MORTE … LA VITA

Sono due anni che mi danzi attorno

aspettando il momento del “trastorno”; (*)

tu sei paziente, sai sempre aspettare.

che sia maturo il frutto del dolore.

Se la tua preda accusa un cedimento.

tu subito approfitti del fatal momento;

se invece, con fatica, ella si rincuora

tu scaltramente sai aspettare ancora.

E nel silenzio che adesso mi circonda

tu hai avvertito il refluir dell’onda,

l’onda dell’Amor che ancor mi nutre

e verso la salvezza adesso mi conduce.

E come un capro votato all’espiazione

s’aggira per il bosco senza protezione,

così la Morte la sua vittima sorprende,

facile preda che senza lottar s’arrende

Ma io ho scoperto questa bestia infame:

chi muore è cibo che sazia la sua fame:

non quello che muore solo nella carne

ma chi della vita non sa più che farne.

Però non ti darò questa soddisfazione,

ti giuro che stai per perder la tenzone.

Risorgo a nuova vita, … torna la voce,

ispira la mia penna, ora più non tace.

in San Vito lo Capo, martedì 01dicembre 2011 alle ore 23,00

(*) TRASTORNO:
sconvolgiménto profondo, grave perturbamento, agitazione, scompiglio, scombussolamento.
VITA E MORTE  (di Gustav Klimt)
VITA E MORTE
(di Gustav Klimt)

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