LA RABBIA

a Isabella da Nicolò

Giorno dopo giorno

la rabbia mi divora,

cerco di rassegnarmi …

è stato inutile finora.

Mi sforzo per rifugiarmi

in qualche occupazione

ma il vuoto della casa

mi dice che é illusione.

Sembra che la giornata

diventi sempre più lunga,

che m’opprima poi la notte

e che altre pene aggiunga.

Il tempo scorre lento,

i minuti paiono ore

e le passioni antiche

sono ora senza sapore.

Rincorro nuovi interessi

inseguo affinità sociali,

ma cresce la mia abulia,

si nutre dei miei mali.

Quel che ora mi affligge

forse è l’autolesionismo

nato da un complesso

di fatale masochismo.

Più duro però risulta

proseguire questa vita,

più nulla or mi ristora,

tutto scivola fra le dita.

Continuo ad invocare

l’aiuto dei miei cari,

di quelli che anzitempo

raggiunsero i sacri Lari.

Tu, faro della mia vita,

cara e dolce Isabella

che ora brilli nel cielo

quasi novella stella,

proteggi ora l’amante

privo del tuo sostegno,

aiutalo a proseguire

la vita nel tuo segno.

Cancella questa RABBIA

che sempre va crescendo,

che gli avvelena l’anima

e che non dà più scampo.

I giorni passan tristi,

il mondo mi é alieno,

io vedo solo fantasmi,

la memoria è un veleno.

Ma la legge naturale

impone andare avanti

del singolo la sofferenza

è comune a tutti quanti.

Ciascuno ha un fardello

che un duro Fato impose,

tutti persero i propri cari:

parenti … amici … spose.

Il Dio di misericordia

ci appare quasi assente,

abita una torre eburnea,

non si cura del presente.

Persegue fini misteriosi

oltre la comprensione

di noi poveri mortali

soggetti alla Ragione.

La Religion c’insegna

che si deve avere Fede,

che a tutto c’è rimedio,

che Dio vede e provvede.

Ma questa è la filosofia

di una Fata Morgana

che le attese disillude

della natura umana.

L’Amore è l’unico rifugio

che ci può dare conforto,

solo l’Amore Universale

può reprimere ogni torto.

E’Lui l’unico equilibrio

che ci libera dal Male,

che evita l’oppressione

dell’interesse personale.

L’Eden è un miraggio

inventato per consolare

tutti color che in vita

non han saputo amare.

Rendiamolo possibile

in questo nostro Mondo !

Ne sia foriero l’Amore

che nasce dal profondo !

Questa visione utopica,

la sola che l’uomo abbia,

può render Pace al Mondo,

può sconfiggere la RABBIA.

San Vito lo Capo, sabato 25 giugno 2011 alle ore 13,00

L’ANDROGINO

a Isabella da Nicolò

Lo dipingesti Tu … or sono lustri!

Figura misteriosa, spalle allo specchio,

la ponesti allora Tu, di fianco al letto

che fu rifugio del sonno e dell’amplesso.

Da quando t’involasti la rimiro

perché qualcosa che non so mi turba;

la scruto … so che vuol comunicare

un messaggio che non so afferrare.

Oggi, finalmente, a decifrar comincio

quel che finora mi rimaneva ascoso:

la figura allo specchio volge le spalle,

quasi non voglia volersi rimirare;

di fronte pare donna … non è chiaro …

maschile appare l’immagine riflessa .

Insieme sembrano voler rappresentare

di due esseri l’union trascendentale.

Per anni con noi han convissuto,

con un riserbo quasi innaturale,

così, in disparte, per non farsi notare;

vegliano sul nostro grande Amore.

Ma da quel dì fatal che ci ha diviso

sempre più io ne avverto la presenza

e pian piano mi riempiono la mente.

L’unità fisica di quelle due figure

riflette la nostra unione similmente

e pur se siam vicini … siam distanti,

in diverse dimensioni contrastanti.

Io vedo lui che si rispecchia in lei …

Io vedo lei che si rispecchia in lui …

E’ forse questo il tuo messaggio astrale

che giunge da un dipinto che, presago,

perpetua nella materia il sentir nostro

che fu vittima di un Fato così tristo?

Questa è l’idea che si va formando

oggi nell’alma mia cupa e dolente.

E’ un messaggio d’amore confortante!

Grazie Amor mio … ti sento più vicina,

ora mi è chiara la tua testimonianza

che torna, postuma, a ristorare un misero

che il mondo vive ormai con riluttanza.

Continua ancora a farmi compagnia!

Con tue invenzioni antiche mi sorreggi:

queste immagini rimiro e mi consola

l’idea che son le nostre alme desiose

che si scambian di posto e di persona.

San Vito lo Capo, venerdì 24 giugno 2011 alle ore 03,00

 Riflessi Androgini

       RIFLESSI ANDROGINI (olio crudo su terracotta) 

LA VISITA DI ISABELLINA

a Isabellina da Nicolò

Ciao Isabella e ciao Nello,

una sposa ed un fratello.

Oggi è giunta ISABELLINA

che noi tutti riavvicina.

Mamma Laura , il dolce Remo,

nonna Titti … ed io che tremo;

tremo al contemplar la bimba

che del tuo nome s’agghinda.

Mamma Laura, bimba innocente,

fra di noi sempre presente,

finalmente giunta sposa

preparò questa gran cosa:

in ricordo del passato,

con il complice innamorato,

staccò un angelo dal cielo

e dette vita ad un pensiero.

Dei maggiori l’amicizia

fu sepolta da mestizia:

Isabella ci aveva lasciato …

anche Nello poi era andato:

eran soli i lor consorti,

i compagni erano morti.

Ed allora Laura soccorse

chi fu orbato dalla Morte,

dando loro una nipotina:

l’Angiol colto … ISABELLINA;

l’ha condotta al nostro nido

… nella casa di San Vito.

A noi qui, or tutti insieme,

non rimane che una speme:

verrà il dì che, finalmente,

il Parnaso onnipotente

riunirà quelle persone

a cui Fato, ognor crudele,

dispensò l’amar suo fiele.

Ma non colse la vittoria

perché vinse la Memoria:

Paradiso degli ASSENTI

é il Ricordo dei PRESENTI.

San Vito lo Capo, lunedì 20 giugno 2011 alle ore 24,00

CALAMPISO 2011

a Isabella da Nicolò

Son tornato a Calampiso!

Era il nostro Paradiso …

il primo nido siciliano

dove, felici, ci amavamo.

Rifuggivo questo ritorno …

lo temevo … che “trastorno” !

Sono qui nella Piazzetta

con la musica che diletta

tutti quanti i villeggianti

che partecipano con canti.

Giro il guardo nel villaggio

in ricerca di un messaggio:

scorre lenta la memoria

che s’incrocia con la storia …

qui venimmo a riposare

dopo lungo peregrinare.

SI! Fu questo il nostro nido

che ci regalò il sorriso:

finalmente, senza affanni,

ricordammo i nostri anni

di lavoro e traversie,

sofferenze e peripezie.

Fu coronamento dell’Amore
che colmava il nostro cuore,
finalmente affrancato
dalle ansie del passato.

Ma non c’erano rimpianti,

più sereni andammo avanti,

alle spalle ci lasciammo

tutto ciò che fece danno:

terrorismo e poi guerriglia,

corruzione e parapiglia.

Era forte il nostro Amore,

pur con qualche batticuore.

E poi infine … la Sicilia!

Fu per noi nuova famiglia:

ci ospitò fra le sue braccia,

palesò la sua vera faccia,

poi si offerse con calore …

l’accoglienza fu di cuore.

Ci arrivammo pellegrini,

per restare più vicini,

e fu alimentato Amore

che represse ogni dolore.

Però il Fato fu crudele …

preparava la sua stele:

di repente mi fu rapita

la compagna della vita.

Ma l’Amore non fu vinto

da un destino così “tinto” (*).

Vero Amore mai non muore

quando lo comanda il cuore:

sempre vive … oltre la Vita

e la coppia resta unita.

San Vito lo Capo, giovedì 16 giugno 2011 alle ore 24,00

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona (**)

mi prese di costei (***) piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.”

Dante (Inferno, canto V-103-105)

(*) l’Autore, affranto, con questo termine vuol rendere omaggio alla “Scuola poetica Siciliana”, utilizzando un aggettivo dialettale che qualifica la massima negatività di un evento.

(**) la versione originale è:
Amor, che a nullo amato amar perdona
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Paolo e Francesca

Inferno, Canto V, versi 103-105, della “DIVINA COMMEDIA”di Dante Alighieri, in gran parte dedicato alle figure di Paolo e Francesca, forse gli amanti più noti nella storiografia e nella letteratura.
L’esegesi (significato) corrente, per interpretare questi versi, pone la sua attenzione alle parole “a nullo”, quale derivazione dalla lingua latina…
- “a nullo” in latino significa “da nessuno”,
- se si considera solo “nullo” preso dal latino, la traduzione diventa “a nessuno”.
Pertanto, l’interpretazione corrente (Wikypedia), dà ai versi le seguenti spiegazioni:
- “L’amore, che a nessuno perdona, se amato, di riamare”.
- “L’Amore, che obbliga chi è amato ad amare a sua volta”.
L’Autore della presente lirica, condividendo l’ipotesi 2, ritiene che il significato vero di questi versi sia:
- “L’Amore (quale entità suprema che governa il mondo) non perdonerà mai coloro che  nel corso della loro vita non abbiano mai amato”.
Così viene enfatizzata la forza travolgente dell’Amore che non consente ad una persona che sia davvero amata  di non ricambiare, anche al di là della morte

(***)  versione originale:  “mi prese del costui”
disambiguazione:   mi prese di costei” (inversione di questo Autore)

10 GIUGNO 2011

a Isabella da Nicolò

Un altro compleanno … il mio giorno Natale!

Soffro della tua assenza … ancora mi fa male.

Otto lustri abbiam passato sempre innamorati,

furono giorni speciali, eran giorni fortunati.

Nel tempo questa data ebbe un sol significato:

era il dì che separava il futuro dal passato.

Era ogni giorno festa … di “non compleanno”,

tutti li abbiam vissuti, felici e senza affanno.

La saga s’è interrotta, senza la tua presenza

solo il passato resta, nel poi non c’è speranza.

Pare che il futuro viva solo nei miei ricordi

perché possa rivivere i dolci e soavi accordi

che scrissero una musica, dettata dall’AMORE,

che ci guidò il cammino, che ci riempì il cuore.

Questa ricorrenza è un giorno che scompare …

più numerosi gli altri, lenti nel loro andare.

Il tempo scorre lento su quest’anima ferita

ed impietoso affonda nella piaga le sue dita.

Ma l’affetto degli amici soccorre e dà conforto

a quest’alma naufraga … la riconduce in porto:

é la sola e sicura guida in questa nera procella

e mi vuol convincere che ancor “LA VITA E’ BELLA”,

quasi fosse una nave che ci ha portati a bordo,

cullando il nostro amore che resta nel ricordo.

Oggi nel ricordo celebro questa mia ricorrenza,

non mi hai lasciato solo … sento la tua presenza.

Con gli amici abbiam brindato, in dolce armonia:

tu eri in mezzo a noi … tu ci hai fatto compagnia !

San Vito lo Capo, 10 giugno 2011 alle ore 24,00

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