LA MORTE

Il mistero della Morte

chi lo potrà svelare ?

Tutti vi siam soggetti :

non la si può evitare.

E’ un evento questo

che non conosce età :

c’è chi va via subito,

chi tarda in ansietà.

Chi dice che il destino

dalla nascita è segnato

crede d’esser nel vero …

ma non ha significato.

E questo gran mistero …

ha una sola spiegazione:

a tutti è dato un compito

che richiede abnegazione.

E, quando infin si compie,

COLUI che ci governa

decide quando è tempo

di spegner la lucerna.

Noi passiam su questa terra

per giungere a questo scopo:

qualsiasi altra soluzione

del mistero stringe il nodo

Roma, giovedì 16 marzo 2011 alle ore 03,50

La continua perdita delle persone più care inducono l’Autore a porsi delle domanda sul senso della vita, in generale, e sulla Morte, in particolare.

Le sue conclusioni riecheggiano una visione leopardiana della vita, ma rimangono pervase da un sentimento latente di religiosità, retaggio inalienabile della sua educazione cattolica.

IN MORTE DEL FRATELLO WALTER

a Walter da Nicolò

Walter ciao… ciao fratello …

giunto é anche il tuo treno !

Sconsolati ci hai lasciato

per un mondo ultraterreno.

Già una lirica ti porsi

esortandoti all’azione,

per tentar di ribellarti …

rifiutar RASSEGNAZIONE.

Affrontasti questa lotta

pur con scarsa convinzione:

spirto e corpo erano stanchi …

fallì infin … la RIBELLIONE.

Hai raggiunto i nostri cari

che lassù ci han preceduto:

hanno fatto l’adunata

per offrirti il BENVENUTO.

Dalla vostra dimensione

ora, insieme, tutti quanti

da lassù ci proteggete

alleviandoci i rimpianti.

Noi, scampati, rimembriamo

la tua essenza dirompente,

ricca di virtù e difetti:

estro tuo sempre presente.

La tua dote principale

sempre fu …“generòsità” :

alle volte esasperata

dall’eccesso di bontà.

Sapevi pur essere duro …

e talora un po’ testardo,

però amàbile era il tratto …

sempre dolce era lo sguardo.

Noi che siam sopravvissuti

abbiam questi sentimenti

e in attesa di riunirci

rimaniamo qui dolenti.

Roma, domenica 13 marzo 2011 alle ore 23,50

Il dolore sembra perseguitare l’autore che, solo dopo tre settimane, torna a colloquiare con il fratello Walter.

Purtroppo le sue esortazioni, presenti nella precedente lirica sono rimaste sterili: Walter si è arreso, prostrato nello spirito ed estenuato nel corpo.

Unica consolazione, nella dimensione in cui ora si trova, sarà quella del rimpianto di tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato, ricordando di lui solo le doti positive di cui era ricco il suo animo.

! WALTER ! Un “ciao” da tutti noi e …”ARRIVEDERCI” .

IL VUOTO

a Isabella da Nicolò

Il VUOTO mi circonda …

mi guardo in giro … il nulla.

Lo spazio a me d’intorno

é VUOTO … come ampolla.

Riempimmo nostra vita

di tante cose belle,

ma il fuoco dell’Amore

si mutò in fioche faville.

Adesso mi ritrovo

solo con me stesso,

é questo ora  il mio asilo …

SI … te lo confesso.

Ed il mio mondo, ormai,

sempre di più dolente

tende ad unirsi al tuo,

dove tu sei presente.

La vita che mi resta

in questo mondo attuale

é solo un’illusione …

continua a farmi male.

La mia sola speranza

é che verrà un domani

quando noi riuniremo

le mani nelle mani.

Roma, mercoledì 9 marzo  2011 alle ore 01,20

REGRESSIONE

a Isabella da Nicolò

Con l’aumentar del tempo della separazione

al crescer della rabbia, … torna disperazione.

Il Fato ci ha diviso, ma sol materialmente:

non posso dimenticare … tu sei nella mia mente !

Noi siamo ancora insieme anche se  sei defunta,

l’Amore è una gran forza, con lui nessun la spunta.

Cara Isabella, é dolce quello che ancora sento …

di giorno fra le gente,  poi … quando m’addormento.

Sovente il sonno tarda, e a me pesa l’assenza,

non del contatto fisico, bensì della sua essenza.

Un bacio per saluto, e poi … provo a dormire ,

dovrò pure rassegnarmi, la pena dovrà finire.

Di certo finirà quando ci ricongiungeremo:

giungerà quel giorno … nel mondo ultraterreno.

Roma, lunedì 7  marzo 2011 alle ore 02,20

“MELANCHONIA”

Buia è la notte … e cupa,

come l’animo mio dolente

che vaga in quelle tenebre,

muta … in un aere silente.

E lentamente la Melanconia,

travestita da tenero languore,

mi assale … quasi di soppiatto,

quasi volesse consolare il cuore.

Ma la notte incombe tutto attorno,

ormai sembra che ne  faccia parte;

è tetro il cuore che pure si rifiuta

ad un abbraccio … anticipo di morte.

Non la paura che il corpo si dissolva !

L’anima mia pian piano sta morendo,

sta cedendo alla fatal Melanconia …

forse questa battaglia sto perdendo !

Con impazienza aspetto !… Sorga il giorno

perché tutti i fantasmi metta in fuga:

sono forti e … cavalcano il dolore

per vincere una resistenza già caduca.

Di notte son fantasmi evanescenti

che affollano impietosi la mia mente;

di giorno, invece, sono ben nascosti,

mescolati a tradimento fra la gente.

E infine giunge l’agognato giorno:

la tregua della notte è ormai finita,

cede il passo alla vita che riprende

con il lavoro … gli affanni e la fatica..

Come il cane che insegue la sua coda

nel tentativo vano di fermarla ,

così l’umanità rincorre l’illusione

di coglier felicità … per catturarla.

L’uomo sempre insegue i propri sogni

e quando crede che siano appagati

una beffarda realtà gli si presenta …

i suoi obiettivi furono falsati.

Ciechi sono i colpi della sorte:

li suddivide in egual misura

sia al giusto sia al malvagio,

brutalmente,

senza tener dei meriti la cura.

Solo soccorso che rimane all’uomo

é la “fata Morgana” della “dipartita”

che, la fede religiosa ci assicura,

i meriti premierà nell’altra vita.

Crede solo chi ha il dono della Fede ,

ma per coloro che la morte afferra

il vero Paradiso che lo aspetta

è la memoria di chi rimane in terra.

Sono pensieri che Melanconia detta

e che di sé ha colmato la mia mente:

che la forza dei ricordi mi sostenga

per contrastarli sempre fermamente.

Chi crede nell’uomo è sempre vincitore,

perché la sua anima è parte del Divino:

solo chi alla ria malvagità fa “abiura”

arbitro rimane del suo proprio destino.

Roma, 5 marzo 2011 alle ore 04,00

Melencolia

Incisione di Albrecht Dürer (1514), chiamata Melencolia I (The British Museum).

Origine del termine Melanchonia
La parola deriva dal latino melancholia, che    a  sua volta trae origine dal greco melancholía, composto di mélas, mélanos (nero), e cholé (bile),  uindi bile nera[1], uno dei   quattro       umori dalle cui combinazioni dipendono, secondo la medicina greca e romana, il carattere e gli stati d’animo delle persone.
Gli antichi Greci, da Ippocrate in poi, ritenevano infatti che i caratteri umani e, di conseguenza, i loro comportamenti, fossero frutto della varia combinazione dei quattro umori base, ovvero: bile nera, bile gialla, flegma ed infine il sangue (umore rosso).
Questi “umori”, ovvero liquidi (dal greco ygrós, “umido, bagnato”), proprio in conseguenza delle credenze antiche, significano “stati d’animo” e da essi derivano etimologicamente il carattere “melanconico”, quello “flegmatico” (flemmatico), quello “sanguigno” ed infine il “collerico”. Di per sé quindi ciascuno dei quattro umori non costituiva una malattia ma un loro squilibrio poteva però esserne la causa fino a degenerare nella morte.
Il significato di “umore nero” non era da ricollegare al senso moderno di rabbia o stizza, ma piuttosto al “dolce oblio”, una leggera venatura di tristezza che pervadeva il carattere, rendendolo profondo ed orientato alla pace ed all’introspezione.
Ancora oggi riconosciamo agli artisti un carattere prevalentemente melanconico, proprio per questo capace di cogliere gli aspetti della vita che sfuggono agli individui più audaci ed irruenti.

Tratto da “Wikipedia

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