L’APATIA

Arriva un altro mostro … arriva L’APATIA …

che con i suoi complici farà da compagnia.

Dolore e disillusione, …rinuncia e resa …

fiaccano l’esistenza … erodono la mente:

i colpi del destino proseguono impietosi

con fiero accanimento sull’anima dolente.

Inutile è resistere … cercare una difesa …

tentare di respingere l’onnipresente Male:

c’è solo una certezza da non dimenticare …

il Male ci circonda con crudeltà ferale.

L’Apatia raccoglie queste schiere distruttive …

e a capo della marcia, subdolamente avanza:

degli aggressor l’esercito é sempre più potente,

è vano ancor combattere se perdi la Speranza.

E quando, infine domo, abbandoni la tua lotta

tu solamente attendi che si compia la tua sorte:

disillusione ha vinto, è ormai giunta la resa,

e, sorda al pianto tuo, ti ghermirà la Morte.

Eppur dobbiam resistere, rifiutare la rinuncia,

smentire il falso mito di porger l’altra guancia.

Orsù, scuotiti uomo … devi rifiutar la frode

del pomo che ti offre una divinità ferale:

se l’animo tuo s’arrende, è resa senza onore,

così perdi le forze … la depression ti assale.

Dolore, disillusione, resa, rinuncia …

dell’Apocalisse sono i quattro cavalieri:

seguono obbedienti il loro condottiero …

cavalcano minacciosi lugubri destrieri.

E se al fin della lotta l’uomo è sconfitto,

la triste “APATIA” resta il solo vincitore;

chi si abbatte inerme perde la Speranza:

la virtù divina che sublima nell’AMORE.

Lottiamo insieme per contrastar la Morte,

non della parte umana che ci toccò per sorte

ma della Divinità, che a noi dentro fu infusa,

unica vera forza a cui la via non fu preclusa …

la VIA che ci conduce verso la congiunzione

fra l’Anima sell’uomo e la Divin Creazione.

Roma, venerdì 17 marzo 2011 alle ore 02,30

L’indagine introspettiva del’Autore continua, acuita dalla recente perdita di un’altra persona cara.

In questa nuova lirica si confrontano il tema di una religiosità latente, percepita nelle precedenti opere, con quello di un’indagine rigorosa sul significato della Rassegnazione, della Ribellione, della Speranza, della Depressione, della Morte.

Tutto ciò tende ad una speculazione più profonda, che cerca di dare una risposta all’eterno quesito sul significato del “SENSO DELLA VITA”.

L’autore ritiene che c’è un’unica forza che può governare l’umanità: la “FORZA DELL’AMORE”, inteso in tutte le sue accezioni: per i propri simili, per la natura, per l’universo intero .

E’ un AMORE universale che comprende tutto il Creato, identificandosi nel “DIVINO CREATORE”, che lo ha posto come obiettivo finale di tutta l’umanità.

Certamente sono concetti utopici, che devono ancora conquistare l’animo dell’uomo, facendogli soffocare quelle pulsioni negative che gli provengono dalle “FORZE DEL MALE”, sempre in agguato per impedire la vittoria finale che solo “AMORE” può conseguire.

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