LA RIBELLIONE

a Isabella da Nicolò – sabato 27 febbraio 2010 – h. 03,00

Che tristezza Amore mio!
Sempre vivo è il mio desio.
Desio di cosa? … forse di oblio.
Dimenticare? … dimenticare cosa.
Forse il tuo amore?
La tua dolce compagnia?
Tu riempivi la mia casa,
tu riempivi la vita mia.
Io ti parlo … e tu non mi rispondi.
Solo se scrivo avverto
che mi accompagni ancora,
per aspettare insieme
che giunga alfin l’aurora:
quella di un nuovo giorno
che possa cancellare
questa realtà sì triste
che non mi fa dormire.
E quest’attesa ispira …
ispira la mia penna
a improvvisar poesie,
per fartene una strenna.
La notte scorre rapida,
sale la commozione,
cala il dolore intenso,
sale la depressione.
Eppur devi reagire, trovar la soluzione:
mettersi la corazza della rassegnazione?
o ricercar rifugio nella sopportazione?
NO! … INSORGI … SEGUI LA TUA RAGIONE
UNICA VERA FORZA RESTA LA RIBELLIONE

AD UN AMICO

Ad Arturo Falzone – venerdì 26 febbraio 2010 – h. 03,30

Ciao Arturo!
A te la Buona notte.
Io veglio mio malgrado,
seguono altre lotte.
La lotta dei pensieri …
la lotta dei ricordi …
aspetto sempre il sonno
perché dolor mi scordi.
Il conforto degli amici
mi fa da compagnia.
La lor pietà mi avvolge,
… è questa la mia via?

14 FEBBRAIO 2010 SAN VALENTINO

a Isabella da Nicolò – domenica 14 febbraio 2010 – h. 03,30

Oggi è San Valentino, la Festa dell’Amore.
E’ il primo San Valentino che passo da solo, senza poterlo condividere materialmente con la persona amata.
Però voglio celebrare ugualmente la ricorrenza sublimando l’unione terrena con quella spirituale.
Queste considerazioni mi hanno fatto tornare alla mente reminiscenze artistiche e musicali: il famoso quadro di Tiziano e l’altrettanto famosa (nel suo genere) ballata “Bocca di rosa” di Fabrizio de Andrè.
Infatti, ognuno a suo modo,  entrambi hanno voluto celebrare:

Amor Sacro e Amor Profano

AMOR SACRO E AMOR PROFANO (*)
Lo spirito ed il corpo

Caro Amore, ogni giorno di più sento la tua mancanza.
La nostra unione ha interpretato realmente l’allegoria di “AMOR SACRO E AMOR PROFANO”.
La nostra fu una complicità di spirito e di corpo, che realizzò un incredibile unicum in cui i nostri esseri congiunsero indissolubilmente i propri destini.
Le nostre menti raggiunsero una tale sintonia che, sempre più spesso, ci capitava di concludere un pensiero esprimendoci verbalmente, quasi l’altro l’avesse condiviso sul nascere.
Ed il rapporto fisico si fuse con quello spirituale al punto tale che la consumazione dell’uno suscitava le stesse sensazioni dell’altro.
Ed il dono fisico s’innalzava a gaudio spirituale!
E quando l’avanzare dell’età affievolì le nostre forze, tu sapesti compensare quella carenza con una maggiore dedizione affettiva.
Ma allorché fu evidente l’approssimarsi del tuo trapasso tu volesti darmi l’ultima e suprema prova d’amore: a due settimane dalla tua dipartita volesti che i nostri corpi,  sorretti dallo spirito,  si unissero in un ultimo sublime amplesso, …..  e fu vero “Amor Sacro e Amor Profano”.
Ed ora che sei via mi sento privato del tuo appoggio e devo farmi forza perché il sostegno che continui a darmi dal tuo mondo mi sorregga e mi aiuti a superare questi “OGGI” che diventano sempre più duri.
Ciao Amore, MI MANCHI !
Ma so che mi sei sempre vicina e che mi accompagnerai fino a quando, prendendomi per mano, mi condurrai in quella nuova dimensione dove hai preparato il talamo che ci riunirà per l’eternità.
Ciao Amore ….. a presto.
Il sempre tuo Nicolò.

(*) notizie sull’opera: Tiziano (1513), olio su tela cm. 118 x 279 – Roma, Galleria Borghese
Questo quadro, una delle opere più belle di Tiziano Vecellio giovane, con i suoi colori intensi, le figure femminili sensuali ed un paesaggio ora scosceso ed ora pianeggiante, è uno dei simboli della Galleria Borghese in Roma.
L’interpretazione più accreditata legge quest’opera come un’allegoria che contrappone l’Amor Saeculi (amore pagano) al biblico Amor Dei.
Secondo Cantelupe (1964) sono figure non in conflitto tra di loro, bensì espressione dei due gradi dell’Amore che conducono alla perfezione; la contemplazione della bellezza terrena, specchio di quella celeste, prelude alla perfezione ultraterrena.
Una recente teoria ritiene invece che il quadro sia un dono di nozze, per cui “La Sposa ideale” è il titolo proposto da Guidoni (1999), in quanto le due immagini femminili rappresentano: una la moglie elegantemente abbigliata per la vita ufficiale, l’altra la compagna d’amore per il talamo nuziale.
Fabrizio de Andrè, invece, nella sua canzone “Bocca di Rosa” (1967) inquadra l’allegoria nell’esercizio del meretricio e conclude la vicenda a suo modo
:

BOCCA DI ROSA di Fabrizio de André

Persino il parroco che non disprezza
tra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila

e Bocca di rosa poco lontano

si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano

FILASTROCCA DI UN UOMO A META’

 a Isabella da Nicolò – sabato 6 febbraio 2010 – h. 02,10

Eravamo una … unità !
Ne rimane una metà!
Unità di un grande amore …
sopravvive sol dolore.
Il mio bene se n’è andato
e da solo mi ha lasciato.
Manca mezzo mio sorriso,
ha raggiunto il paradiso.
La metà dei miei pensieri
non son oggi … sono ieri.
La metà della mia vita
scivolò fra le mie dita.
La metà delle carezze
se ne andaron come brezze.
Ma l’occaso dei miei sensi,
che cagiona affanni intensi,
si trasforma in ribellione.
NO … non c’è consolazione!
Dove sei mio dolce Amore?
SI … lo so … sei nel mio cuore!
Però questo non mi basta,
la mia pena è manifesta.
Sono triste … non dovrei …
non ti vedo! Eppur ci sei.
Devo farmene ragione,
lasciar questa mia prigione;
volar con la fantasia
ricorrendo alla poesia.
E’ quel che io sto facendo,
sol così sto rinascendo.
Tu mi guidi dal tuo mondo …
io coi versi ti rispondo.
Riformiamo quest’unione                            
non perdiamo l’occasione!
Siamo nuovamente insieme,
è rinata la mia speme.
Mi sei nuovamente affianco
e il mio eremo io vinco.
Ora avverto il tuo calore …
nuovamente scalda il cuore.
Sento ancora le tue labbra
che mi sfiorano le membra:
forse è un sogno … ma che fa?
non è inganno … è felicità
L’unità si è ricomposta …
SI … l’amore tutto aggiusta.

IL SILENZIO

a Isabella da Nicolò – martedì 2 febbraio 2010 – h. 05,05

Era l’alba, quando all’improvviso
un gran Silenzio cadde nella stanza
ove dormivi al fianco mio che, vigile,
teneramente vegliava sul tuo sonno.
Fu il Silenzio che annunciò la morte
e, prepotente, invase la mia casa;
spenti i rumori, gli echi ed anche il vento,
mute le fronde con gli uccelli in volo.
Questo Silenzio che mi fa compagnia
continuamente, senza interruzione,
nel giorno e nella notte, senza posa,
mi avvolge con la sua malinconia.
Non s’odono rumori, che pur vanno,
né il tramestio del giorno che s’avvia:
solo il Silenzio resta, ormai sovrano.
Ma son diversi assai questi silenzi:
quello del giorno è triste, perché marca
l’indifferenza di colui che ha rinunciato
a recepir gli affanni di chi resta,
per cercare quello che ha perduto.
Più dolce è invece il Silenzio della notte,
quando tutto tace … così, naturalmente
e lo spirto dolente di chi soffre veglia,
sognando la sua compagna assente.
Altro non resta agli infelici amanti
che il dolce sollievo di comunicare,
soli, nel silenzio della notte,
quando il molle abbraccio di Morfeo
s’insinua fra le spire del dolore,
e lo addolcisce, rendendolo più blando.

LA VOCE DEL SILENZIO

Scritto da Mogol e Paolo Limiti (testo) ed Elio Isola (musica)

Massimo-Ranier-con-Jenny-B.


Volevo stare un po’ da solo

per pensare e tu lo sai …

Ed ho sentito nel silenzio

una voce dentro me …

E tornan vive troppe cose

che credevo morte ormai …

E chi ho tanto amato

dal mare del silenzio

ritorna come un’onda nei miei occhi.

E quello che mi manca

nel mare del silenzio

mi manca sai, molto di più.

Ci sono cose in un silenzio

che non m’aspettavo mai.

Vorrei una voce …

ed improvvisamente

ti accorgi che il silenzio

ha il volto delle cose che hai perduto.

Ed io ti sento amore,

ti sento nel mio cuore,

stai riprendendo il posto che …

tu non avevi perso mai …

che non avevi perso mai …,

che non avevi perso mai … !

che credevo morte ormai …

E chi ho tanto amato

dal mare del silenzio

ritorna come un’onda nei miei occhi.

E quello che mi manca

nel mare del silenzio

mi manca sai, molto di più.

Ci sono cose in un silenzio

che non m’aspettavo mai.

Vorrei una voce …

ed improvvisamente

ti accorgi che il silenzio

ha il volto delle cose che hai perduto.

Ed io ti sento amore,

ti sento nel mio cuore,

stai riprendendo il posto che …

tu non avevi perso mai …

che non avevi perso mai …,

che non avevi perso mai … !

Per ascoltare il brano cliccare di sinistro sul nome del cantante in azzurr

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